AIL Arena, «oggi nasce un bambino che dovrà crescere»

A un certo punto, venerdì sera, l’FC Lugano ha dovuto chiudere la possibilità di prenotare un giro gratuito nella nuova AIL Arena. Questo perché le iscrizioni avevano già toccato quota 10 mila, il limite massimo che poteva essere raggiunto. Un numero incredibile, ma anche un numero che ben testimonia il successo delle due giornate di inaugurazione del nuovo stadio andate in scena questo weekend. «Venerdì, verso mezzogiorno – confida il CEO dell’FC Lugano, Martin Blaser, prendendosi un secondo di tempo dallo stringere mani e ricevere complimenti - mi sono seduto da solo nella tribuna della nuova AIL Arena. Sono rimasto 20 minuti lì a pensare a cosa avrei detto oggi e domani per queste due giornate di inaugurazione e mi è venuto in mente che questo weekend per me è come vedere nascere un bambino, che d’ora in avanti dovrà imparare a stare in piedi e a camminare da solo». Guardare al futuro per il CEO della squadra non significa però smettere di guardare anche al passato, o meglio, a come si è arrivati all’inaugurazione. «Non mi considero il papà del nuovo stadio – precisa Blaser – piuttosto il capo di uno splendido gruppo di persone che ha remato nella stessa direzione, avendo ognuno il proprio bagaglio di esperienze umana e professionale».
A rivelarsi vincente è stato insomma il gioco di squadra, quello stesso gioco portato in campo dai giocatori (che permetterà alla squadra di giocare in Europa), ma anche da quei tifosi che si sono abbonati (fino a oggi circa 2.400), da quelli che andranno allo stadio e da quelli hanno partecipato sabato e domenica all’inaugurazione: un popolo bianconero enorme, soddisfatto e anche estasiato. C’è stato chi, dopo il tour all’interno e sul campo dell’AIL Arena, è rimasto colpito dagli spogliatoi dell’FC Lugano, chi dalla zona mista, chi dal terreno, chi dalle “lounge” e chi dal risultato complessivo raggiunto. Un gioiello. Bellissimo. Stupendo. Sabato e domenica il popolo bianconero non ha risparmiato sugli aggettivi, anzi. Tutti sono rimasti colpiti. Tutti hanno gioito. Tutti non aspettano altro di assistere alla prima partita.
Anche il sindaco di Lugano, Michele Foletti ha fatto fatica a nascondere l’emozione, aprendo i discorsi ufficiali. «Questo stadio è un sogno che si realizza – ha detto, prima di emozionarsi nell’aggiungere -. C’è però anche un grande rammarico perché oggi al mio posto avrebbe dovuto esserci Marco Borradori che non solo ha portato avanti questo progetto, ma è stato colui che ci ha creduto di più. Mi dispiace che non ci sia qui a festeggiare con noi». Il pensiero del sindaco è poi tornato al 28 novembre 2021, il giorno in cui si è votato sul Polo sportivo e degli eventi (PSE). «Quella giornata me la ricorderò per sempre. Lo spoglio delle schede era al Padiglione Conza e i primi risultati erano tutti negativi. Poi però sono arrivati i risultati del voto per corrispondenza e a poco a poco abbiamo superato il 50% dei consensi. Per la gioia abbiamo festeggiato anche in piazza».
Le parole emozionate del sindaco hanno fatto il paio con l’atmosfera vibrante che ha pervaso il villaggio allestito all’esterno dallo stadio dall’FC Lugano. Giochi per bambini, giochi per adulti, tendine dove mangiare e bere, intrattenimento musicale e tante tante persone. Questo e altro è stata l’inaugurazione della nuova casa bianconera. Una casa che non sarà una cattedrale nel deserto, ma un tassello di un nuovo quartiere destinato a cambiare il volto di Cornaredo. «Cornaredo diventerà un quartiere importante per la città di Lugano – ha annotato Foletti - in futuro ci saranno un albergo, degli uffici, infrastrutture e un parco. Diventerà insomma un quartiere vivo e pulsante che diventerà un punto di riferimento per il tempo libero dei luganesi. Un punto di riferimento che oggi non abbiamo ancora». Sempre guardando indietro, il sindaco si è poi soffermato sulle tempistiche e se si poteva fare meglio o più alla svelta. «Facendo autocritica, posso dire che non abbiamo fatto grandi errori. Questo anche perché siamo partiti con le idee in chiaro e soprattutto con un’ottima collaborazione con l’FC Lugano, il quale ha fatto un grande sforzo anche per introdurre tutta una serie di migliorie. Forse una critica che si può fare riguarda la tempistica, forse abbiamo avuto un po' di difficoltà nella consegna dello stadio. Però il risultato finale è eccezionale, quindi speriamo che vada così anche con tutto il PSE».
«Una partecipazione incredibile, come per il LAC»
A prendere la parola dopo il sindaco di Lugano è stato il vicesindaco e capodicastero Sport della Città, Roberto Badaracco. Anche lui molto emozionato. Anche perché è stato il municipale che ha seguito più direttamente il progetto del nuovo stadio. «Oggi festeggiamo l’inaugurazione di uno stadio boutique eccezionale – ha detto -. Dobbiamo essere fieri di avere una società come l’FC Lugano che sta lavorando tantissimo e sta facendo il massimo per raggiungere obiettivi che per noi cittadini di Lugano e istituzioni sono una grande fortuna. Non è così scontato. Poteva andare in un altro modo, mentre oggi siamo qui a festeggiare».
A Badaracco è poi venuto in mente un parallelo con il LAC. «Nel 2015 all’inaugurazione del LAC, dopo tutte le polemiche c’erano state, c’era stata un'invasione di pubblico che aveva lasciato tutti basiti. Nessuno ci avrebbe creduto. Eppure, tutte quelle persone erano lì perché forse avevano capito che il LAC sarebbe diventato il centro della cultura luganese. Vedendo tutta questa gente oggi mi viene da dire che questo luogo diventerà veramente la casa dello sport dei prossimi anni».
Il microfono è poi passato ad Angelo Bernasconi, presidente della direzione di AIL, azienda che ha dato il nome alla nuova casa bianconera. «In questa occasione mi piacerebbe parlarvi dell’acqua del lago di Lugano. Sì, perché tutto nasce anche da lì. L’acqua del lago viene condotta fino al Centro svizzero di calcolo scientifico (CSCS) dove raffredda i computer del CSCS e poi viene recuperata attraverso un sistema particolare e usata per l’AIL Arena per riscaldare gli spazi e far crescere l’erba del campo di calcio. Per noi questo stadio rappresenta dunque la possibilità di vedere cosa c’è dietro al lavoro di un’azienda, l’AIL. Lo dico sempre. Quando accendiamo l’interruttore della luce a casa nostra non sappiamo che dietro a quell’interruttore c’è un mondo incredibile. Per noi l’AIL Arena è dunque anche una splendida vetrina per raccontare quello che facciamo tutti i giorni per Lugano e i suoi abitanti».
