Turismo

Airbnb, gli albergatori chiedono garanzie

La proposta di estendere il limite degli affitti di breve durata da 90 a 180 giorni fa discutere il settore che assiste da anni a un aumento costante dell’offerta su piattaforme come Airbnb – La presidente di Hotellerie Suisse Ticino, Sonja Frey: «Ammetto che non siamo molto contenti»
©Gabriele Putzu
Francesco Pellegrinelli
25.03.2026 06:00

«Eravamo al corrente delle discussioni e sapevamo che la proposta sarebbe arrivata a breve». Sonja Frey, presidente di Hotellerie Suisse Ticino, non nasconde il suo disappunto. La sua contrarietà. A inizio settimana – a quasi un anno dal suo annuncio – è stata infatti depositata la mozione parlamentare per estendere il limite degli affitti di breve durata da 90 a 180 giorni. «Ammetto che non siamo molto contenti. Non perché siamo contro gli Airbnb, ma perché gli affitti di breve durata non devono sottostare alle stesse norme che invece noi albergatori dobbiamo rispettare».

Qualche esempio? «Chi opera nel settore degli affitti brevi non deve rispettare nessun contratto collettivo di lavoro. Non ci sono norme igieniche né requisiti di sicurezza da rispettare. Questi vincoli invece gravano sul nostro settore, sia in termini burocratici, sia in termini di investimenti». Senza contare, prosegue Frey, che questi soggiorni brevi, «per quanto si cerchi di negarlo», di fatto, entrano in concorrenza con l’offerta alberghiera: «È indiscutibile che hanno un effetto sul numero di pernottamenti alberghieri. Del resto, se non ci fossero soluzioni come Airbnb, questi clienti sceglierebbero le strutture alberghiere, magari a due o tre stelle». Nel 2025, secondo i dati di Ticino Turismo, i pernottamenti in questo segmento turistico sono stati circa 1,2 milioni. Un numero considerevole che il settore alberghiero, a fronte delle quasi 5.300 strutture per affitti di corta durata registrate sulla piattaforma cantonale (per un totale di 15.681 letti), guarda con attenzione. Per questo motivo, conclude Frey, la categoria chiederà alla politica alcune garanzie precise: «Che tutte le strutture di questo tipo siano sottoposte alle medesime regole degli alberghi».

«Concorrenza diretta»

Fare turismo richiede conoscenze professionali precise, le fa eco Lorenzo Pianezzi, titolare dell’Hotel Zurigo Downtown di Lugano e rappresentante degli albergatori nel gruppo di lavoro istituito dal Consiglio di Stato per la revisione della LEAR, la legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione. «Il numero di appartamenti destinati al soggiorno breve è in forte crescita. Questo fenomeno ormai costituisce una forma di concorrenza diretta al settore alberghiero». Se a ciò si aggiungono anche le imminenti chiusure di alcune strutture alberghiere, una riflessione, secondo Pianezzi, s’impone: «All’interno del gruppo LEAR , come albergatori, non ci siamo opposti alla proposta di estendere il limite degli affitti di breve durata da 90 a 180 giorni. «Abbiamo però formulato una condizione chiara: chi svolge la stessa attività deve sottostare alle medesime regole». Quindi: requisiti antincendio, disposizioni della Polizia del fuoco, norme igienico-sanitarie, standard di accessibilità per persone con disabilità e, più in generale, tutte le condizioni necessarie per ottenere l’autorizzazione a operare.

Il compromesso?

«Questa posizione è stata accolta dal gruppo di lavoro», anticipa Pianezzi. «In particolare, è stato stabilito che gli appartamenti affittati per più di 90 giorni all’anno e con una capacità superiore a sei posti letto dovranno adeguarsi alle stesse normative previste per le strutture alberghiere».

La proposta ha trovato il consenso anche dell’Associazione delle case di vacanza, aggiunge l’albergatore. Per il quale, l’obiettivo della revisione della legge non è punitivo: «Ospitare turisti non è un’attività improvvisata: richiede competenze professionali». Quando l’attività assume un carattere professionale, superando determinate soglie di durata e capacità, è necessario garantire gli stessi standard di qualità e sicurezza. Ciò che si osserva oggi, secondo Pianezzi, è una crescente «professionalizzazione» del settore degli affitti brevi. «Non si tratta più semplicemente della stanza libera messa occasionalmente a disposizione, ma sempre più spesso di interi edifici trasformati in appartamenti turistici, soprattutto nei centri urbani. Questo implica un interesse economico ben più rilevante e strutturato». Secondo Pianezzi occorre infatti distinguere la piccola offerta occasionale – la cameretta in più da mettere in affitto magari nel fine settimana – dalle attività su scala più ampia e organizzata, che operano di fatto come strutture ricettive senza essere soggette alle stesse regole.

«Seguiamo il dibattito»

E Ticino Turismo come giudica questa situazione? «Le strutture alberghiere restano un pilastro fondamentale, ma è importante che il Ticino disponga di un’offerta di alloggio ampia e diversificata», commenta il direttore Angelo Trotta. «Le strutture paralberghiere (che includono appartamenti ma anche campeggi, capanne, ecc.) rispondono a esigenze e target differenti e che nel complesso contribuiscono a rendere attrattivo il nostro cantone. È il turista a scegliere la tipologia di soggiorno che ritiene più adatta». Secondo Trotta è però importante che lo sviluppo dell’offerta avvenga all’interno di un quadro legislativo chiaro, che permetta di monitorare il fenomeno e garantire condizioni eque per tutti. E sulla proposta di estendere il limite a 180 giorni? «Seguiamo con attenzione l’evoluzione del dibattito, consapevoli dell’importanza di trovare un equilibrio tra le diverse forme di ospitalità ma anche tra le esigenze dei residenti e dei turisti».

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