Aiuto alle vittime di violenza, De Rosa: «Il 142 è una porta d'accesso immediata»

Uno. Quattro. Due. Centoquarantadue, anzi 142. Eccolo, il nuovo numero di aiuto alle vittime di violenza. Atteso dal 2018, è diventato realtà in tutta la Svizzera. Il Dipartimento della sanità e della socialità ne ha spiegato il funzionamento in una conferenza stampa convocata alla Centrale comune d’allarme di Bellinzona. Il 142, ha spiegato al Corriere del Ticino Raffaele De Rosa, consigliere di Stato e direttore del Dipartimento, è una porta d’accesso diretta, semplice e immediata per le persone che hanno subito violenze fisiche, psichiche, sessuali e in tutte le forme in cui si manifesta, nello spazio pubblico o privato, così come per le persone a loro vicine. Una porta d’accesso gratuita, confidenziale e, soprattutto, raggiungibile sette giorni su sette, giorno e notte. Sempre. Per ottenere ascolto, consulenza e orientamento da parte di personale qualificato. E, se necessario, essere accompagnati verso i servizi competenti sul territorio. Attenzione: non si tratta di un numero di emergenza, ci arriveremo, ma di un servizio che si inserisce in modo complementare rispetto alle offerte già esistenti, rafforzando la rete di sostegno senza sostituirla.
Quante chiamate in più?
D’accordo, ma quante chiamate è lecito attendersi? E quali saranno, concretamente, gli indicatori per stabilire, un domani, se il 142 ha davvero fatto la differenza come promesso? Domande, queste, che il Corriere del Ticino ha girato a De Rosa a margine della conferenza: «Per la definizione del dispositivo abbiamo fatto riferimento a uno studio federale elaborato dall’istituto di ricerca e consulenza INFRAS, allestito nel 2022, che stimava per il Ticino un incremento da 1,8 fino a 3,5 chiamate giornaliere rispetto alle chiamate registrate dal Servizio LAV». Ovvero, il Servizio per l’aiuto alle vittime di reati sin qui raggiungibile componendo lo 0800 866 866 che gestisce circa 600 segnalazioni all’anno. «Trattandosi di una nuova offerta – ha ribadito De Rosa – sarà fondamentale monitorare la situazione e verificare se le previsioni troveranno conferma nella realtà».
L’ipotesi, ha chiarito il direttore, è che le chiamate supplementari «possano arrivare al di fuori degli orari di ufficio». Anche per questo il progetto è stato concepito, nella sua fase pilota, su due anni. Un lasso di tempo che «ci permetterà di adattare e modulare risorse in caso di necessità».
De Rosa conosce, da vicino, l’esperienza dei Grigioni, cantone di 200 mila abitanti, contro i 358 mila del Ticino, che lo scorso novembre ha attivato i picchetti fuori dagli orari di ufficio. Il dato? «Sull’arco dei primi cinque mesi sono state registrate circa quindici chiamate complessive al mese di cui una sola riconducibile a una situazione di urgenza. Negli ultimi due mesi il numero delle chiamate è progressivamente diminuito. Da un mio punto di vista, è importante monitorare regolarmente la situazione per poi adattare il dispositivo, confermarlo o, se del caso, potenziarlo».
Le critiche e il dispositivo
A proposito degli orari, non poche critiche sono piovute rispetto al personale che verrà utilizzato durante i festivi e, appunto, al di fuori degli orari di ufficio: il mandato è stato affidato al personale della Federazione cantonale ticinese Servizi Autoambulanze (FCTSA). Il messaggio, in ogni caso, è che dall’altra parte del telefono, componendo il 142, ci sarà sempre un operatore formato. «Su questo aspetto – ha proseguito De Rosa – abbiamo risposto in maniera precisa ed esaustiva ad alcuni atti parlamentari. L’impostazione del dispositivo si fonda su linee direttive e orientamenti per la gestione delle chiamate fuori ufficio, definite a livello federale. Linee che prevedono il coinvolgimento di centrali operative, attive 24 ore su 24 e sette giorni su sette, in grado di garantire una presa a carico tempestiva. In questo quadro abbiamo definito varie ipotesi e piste esaminando vantaggi e svantaggi e ponderando il tutto. Alla fine, per più ragioni, il mandato è stato affidato alla Federazione cantonale ticinese Servizi Autoambulanze. È un centro di competenza che raggruppa vari enti di primo intervento, offre un’alta qualità di servizio, vanta un personale qualificato e già presente fuori orari e durante i festivi e conosce bene sia il territorio sia i principali partner».
Nulla, par di capire, è stato e verrà lasciato al caso. Il riferimento è anche al lavoro capillare di «formazione e informazione pure presso altri enti partner come le case protette». O ancora alla partecipazione a campagne nazionali.
Numero di ascolto, non di emergenza
Il 142, come detto, non è un numero di emergenza. In caso di pericolo imminente, è necessario contattare la polizia (117) o l’ambulanza (144). «Ed è un aspetto importante che abbiamo ribadito anche in conferenza stampa» ha detto De Rosa. La differenza fra 142 e altri numeri viene spiegata altresì nel nuovo materiale informativo e nel volantino. «Chiamando il 142, in ogni caso, prima di arrivare a un operatore c’è un messaggio automatico che precisa che si tratta del numero per l’aiuto alle vittime e che, in caso di pericolo imminente, occorre chiamare la polizia. E lo stesso operatore, in entrata, rispiega a chi sta chiamando come agire e come comportarsi».
Chiarire la differenza fra 142 e numeri di emergenza è vitale, anche perché il 142 garantisce l’anonimato e non geolocalizza le chiamate come, invece, può fare la polizia.
La violenza in Ticino
Altre domande: qual è, oggi, la fotografia della violenza in Ticino? Girando la questione, quali categorie di vittime il 142 dovrebbe, finalmente, riuscire a raggiungere? «Purtroppo – ha detto il nostro interlocutore – la violenza è una piaga ancora molto presente. I dati ticinesi riflettono quello che osserviamo a livello nazionale. Limitandomi al Servizio per l’aiuto alle vittime, su 660 situazioni la metà riguardano casi di violenza domestica. È un problema che riguarda tutta la nostra società e che rientra nel campo della salute pubblica. Il Consiglio di Stato ha ribadito a più riprese che è un tema prioritario e che la violenza, in tutte le sue forme, va contrastata a tutti i livelli. Il 142 crea un ponte, è complementare rispetto a ciò che già facciamo e dà continuità. È uno spazio di ascolto in qualsiasi momento». Nel dettaglio, il 142 vuole raggiungere tutte le vittime. O, meglio, tutte le persone «lese nella loro integrità fisica, psichica o sessuale». Possono rivolgersi al 142 anche persone vicine alle vittime, come famigliari o anche testimoni. Sempre con la garanzia di anonimato e discrezione.
I prossimi passi
Detto del 142, quali saranno i prossimi passi? «Giova ricordare – ha chiosato De Rosa – che una volta all’anno è prevista la restituzione dei risultati del Piano d’azione cantonale ed è previsto il suo aggiornamento. Abbiamo detto del monitoraggio del nuovo numero, mentre stiamo aggiornando e rinnovando il sito web del Servizio LAV». E ancora, il Consiglio federale recentemente ha adottato un messaggio per la revisione della Legge concernente l’aiuto alle vittime di reati. «Il messaggio attualmente è all’esame delle Camere. Stiamo seguendo i lavori per capire se saranno necessari adeguamenti cantonali». Prossimamente, inoltre, verrà posta in consultazione la nuova Legge cantonale sulla violenza domestica, il cui principio è stato approvato dal Gran Consiglio. «In Ticino non siamo in ritardo sulla road map federale. Tant’è che ci siamo attivati con interventi a livello cantonale, laddove la Confederazione era, di suo, in ritardo. Cito anche due proposte messe in campo in questi anni: il Programma cantonale di promozione dei diritti, di prevenzione della violenza e di protezione di bambini e giovani, nonché il progetto per formare il personale di farmacia nell’ambito della lotta alla violenza domestica promosso dalla Divisione Giustizia. Un progetto che consente di avere una presenza capillare e che fa delle farmacie delle antenne sul territorio in grado di cogliere segnali e indirizzare le persone verso i servizi competenti. Un ulteriore segnale della volontà del Consiglio di Stato di agire tempestivamente».
