Tre cifre contro la violenza: ecco il 142

Era atteso dal 2018. Sono trascorsi otto anni e il 1. maggio 2026 sarà realtà. Stiamo parlando del 142, il nuovo numero di aiuto alle vittime di violenza. Sarà attivato in Ticino e in tutta la Svizzera quale «porta d’accesso diretta e immediata per le persone che si trovano in una situazione di vulnerabilità o che hanno bisogno di protezione e aiuto». Un passo necessario, perché la violenza contro le donne è «una piaga della società», ha ribadito in conferenza stampa il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità (DSS), Raffaele De Rosa.
Una piaga sociale
In Svizzera, dall’inizio dell’anno, sono già cinque le vittime di femminicidio, secondo l’associazione Stop Femizid. Due di loro sono state uccise in Ticino, a Bellinzona e a Gnosca. «Due nomi, due madri, due vittime, due vite spezzate, due famiglie travolte dal dolore», ha esordito De Rosa, chiedendo ai giornalisti presenti in sala un momento di raccoglimento. «Due storie di vita brutalmente interrotte».
Le vittime di violenza entrano ogni anno nelle statistiche. «Ma non sono solo numeri. Dietro ci sono nomi, storie, volti. Persone ferite nel corpo e nell’anima, bambini segnati dalla paura». È con questo spirito che è stato presentato, anche nel nostro cantone, «un altro tipo di numero – ha voluto precisare il direttore del DSS –. Uno, quattro, due. Tre cifre soltanto. Semplici, chiare, facili da ricordare». Il 142 è un numero breve nazionale al quale, a partire dal 1. maggio, le vittime di violenza potranno rivolgersi 24 ore su 24 per ricevere consulenza e assistenza. Il servizio è rivolto a tutte le persone che hanno subito violenza fisica, psicologica o sessuale nella sfera privata o pubblica e a coloro che sostengono le vittime. L’obiettivo, in tal senso, è «assicurare un ascolto tramite un accesso semplice, chiaro e gratuito».
Il mandato alla FCTSA
Nonostante sia composto da tre cifre, il 142 non è un numero di emergenza: la geolocalizzazione delle chiamate non è prevista e non consente l’invio diretto di servizi di pronto intervento. È dunque importante ricordare che, in caso di bisogno immediato, polizia e ambulanza devono essere allertate direttamente tramite i numeri di contatto specifici. Il nuovo numero di aiuto – uguale in tutta la Svizzera – in Ticino sostituisce l’attuale 0800 866 866 del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati (LAV) e consente alle vittime e alle altre persone a conoscenza di situazioni di violenza di entrare rapidamente in contatto con professionisti pronti a offrire ascolto, accoglienza e un sostegno qualificato.
Durante gli orari di ufficio – dalle 8.30 alle 17.00 nei giorni feriali – risponderanno alle chiamate le operatrici LAV, le quali «forniranno consulenza specializzata garantendo la confidenzialità dei dati». Kim Savoy, operatrice LAV, in conferenza stampa ha posto l’accento su questo aspetto: le vittime possono mantenere l’anonimato e eventuali altri servizi (come la polizia o il ministero pubblico) «vengono attivati solo su richiesta e con il consenso». Al di fuori degli orari d’ufficio e nei giorni festivi, la risposta sarà assicurata dal personale della Federazione cantonale ticinese Servizi Autoambulanze (FCTSA) sulla base di un mandato specifico per assumere questo nuovo compito. «Sono previsti un potenziamento del personale e una formazione specifica degli operatori che dovranno rispondere al telefono con il mandato del 142». Il Cantone dei Grigioni si è rivolto al Ticino per la copertura delle chiamate in lingua italiana nelle fasce fuori orario e nei giorni festivi, instaurando una collaborazione intercantonale.
In ritardo
La Svizzera ha deciso di aderire alla Convenzione di Istanbul per proteggere le donne dalla violenza nel 2018. Nella roadmap nazionale presentata da Confederazione e Cantoni nel 2021 era già presente il progetto sul numero unico. «Il Ticino ha subito reagito con riflessioni fra i Dipartimenti, riorganizzazioni e potenziamenti», ha sottolineato Myriam Proce, coordinatrice istituzionale in ambito di violenza domestica della Divisione della giustizia (DI). «E ha lanciato già nel 2021 un Piano d’azione cantonale, composto da ottanta misure, basato su quattro assi: politiche coordinate, prevenzione, protezione e perseguimento».
L’approvazione del numero unico risale al 2021: ne aveva parlato la consigliera federale Karin Keller-Sutter in piena pandemia. L’orizzonte avrebbe dovuto essere il 1. novembre 2025. Dopo un (ulteriore) ritardo legato a «basi legali e complessità tecnica», sarà finalmente possibile salvare in rubrica il 142 il 1. maggio 2026. De Rosa ha utilizzato il termine «finalmente» per ben cinque volte in conferenza stampa. «Ieri era l’8 marzo. Più che la data di una ricorrenza deve diventare un impegno quotidiano – ha concluso il direttore del DSS –. Non basta ricordare le donne un giorno all’anno. Il nostro obiettivo è chiaro: far diminuire i numeri delle vittime mentre aumentano le chiamate di chi ha scelto di non restare in silenzio. Ogni chiamata è un atto di fiducia e noi dobbiamo rispondere pronti».


