Circolazione

Alcol al volante: «In Ticino c’è una cultura dell’indipendenza»

Il 34% degli elvetici dice di bere prima di guidare – Simone Cotti: «Facciamo molto a livello di prevenzione» – Per Dipendenze Svizzera i controlli sono «troppo pochi»
© CdT/Archivio

I numeri messi in evidenza dal Barometro della sicurezza 2020 dell’UPI, secondo cui il 34% degli svizzeri ammette di essersi messo al volante in stato di ebbrezza sono allarmanti e la statistica non risparmia neppure il Ticino. In particolare, ci spiega il responsabile del settore ROAD dell’iQ Center di Ingrado Simone Cotti, «è soprattutto a Natale e a fine febbraio, in concomitanza con i carnevali, che assistiamo a un aumento delle persone che si rivolgono a noi per poter svolgere un percorso di riammissione alla guida».

Le motivazioni che spingono un conducente a mettersi alla guida dopo aver alzato un po’ troppo il gomito «possono essere ricercate in fattori culturali o ambientali». In Ticino, prosegue il nostro interlocutore, è molto presente la cultura dell’indipendenza, del «cascasse il mondo ma voglio avere la mia automobile a disposizione quando esco la sera». Questa cultura «è radicata alle nostre latitudini in quanto un cantone con la conformazione morfologica come il Ticino non permette di avere una rete capillare di trasporti pubblici come ad esempio a Zurigo». Tuttavia, ricorda Cotti, «le alternative ci sono. Molti si lamentano delle tariffe dei taxi, ma causare un grave incidente della circolazione ha conseguenze finanziarie, penali e soprattutto psicologiche molto più gravi».

Come detto, i numeri pubblicati dall’UPI sono alti ma in Ticino «si lavora e viene fatto molto a livello di prevenzione». Cotti rimarca come UPI, TCS e l’iQ Center si sono da tempo attivati con campagne di sensibilizzazione per scoraggiare una guida in stato psicofisico non idoneo».

Per il responsabile dell’IQ Center di Ingrado «è importante che alla parte punitiva, ovvero la revoca della patente, venga affiancato un percorso riabilitativo». In ogni caso, resta fondamentale l’appello alla responsabilità individuale: «La Svizzera ci punta molto, come ad esempio è stato fatto durante l’emergenza COVID», conclude Cotti. Emerge dal Barometro della sicurezza 2020 dell’Ufficio prevenzione infortuni pubblicato martedì.

Cifre che non stupiscono

Le cifre svizzere sono sì alte, commenta Markus Meury, portavoce di Dipendenze Svizzera, ma non sorprendono. «La tendenza è la stessa dell’anno scorso». Bisogna anche tener presente, aggiunge Meury, «che ammettere di essere stati sotto influsso dell’alcol non vuol dire per forza di cose aver superato i limiti concessi dalla legge». Detto questo, per il portavoce di Dipendenze Svizzera «va anche sottolineato che il nostro è uno dei Paesi europei in cui si eseguono meno controlli del tasso alcolemico. E se le persone sanno di non essere controllate evidentemente tenderanno a bere di più». In questo senso Dipendenze Svizzera auspicherebbe un cambio di marcia.