Alla sbarra in due per lo schianto

Processo alle Criminali per l'incidente che nel marzo 2013 a Cadenazzo costò la vita ad un 19.enne - Era in corso una gara?
L'auto guidata da un giovane finì la sua corsa contro un albero a lato della strada cantonale.
Alan Del Don
01.10.2016 07:15

BELLINZONA - Non uno, bensì due sono gli imputati che compariranno presto alla sbarra per l'incidente che il 3 marzo 2013 a Cadenazzo costò la vita ad un 19.enne di Arbedo. Di fronte alla Corte delle Assise criminali, presieduta dal giudice Mauro Ermani, un 22.enne del Bellinzonese e un suo coetaneo dovranno rispondere di reati ben distinti, come appreso negli scorsi giorni dal Corriere del Ticino. La posizione più delicata è quella del primo, il quale era alla guida dell'automobile schiantatasi contro un albero a lato della strada cantonale. Il giovane è prevenuto colpevole di omicidio intenzionale per dolo eventuale e non più di omicidio colposo, ipotesi inizialmente formulata dalla procuratrice pubblica Margherita Lanzillo. È altresì accusato di guida in stato di inattitudine visto che era ubriaco. Rischia fino a 5 anni di carcere. L'altro ragazzo dovrà per contro difendersi dall'accusa di infrazione aggravata alla Legge federale sulla circolazione stradale, subordinatamente infrazione grave o semplice. Il sospetto è che i due, diretti nel Locarnese, stessero facendo una gara contraddistinta da sorpassi.

Omicidio intenzionale per uno e infrazione aggravata l'altro

A dire il vero la tragedia era già giunta in un'aula penale il 6 febbraio 2015 alle Assise correzionali. Allora la procuratrice pubblica Margherita Lanzillo aveva chiesto per il 22.enne una pena di 20 mesi sospesi con la condizionale per un periodo di tre anni. La difesa non si era opposta. Tuttavia il giudice Mauro Ermani, in Camera di consiglio, aveva deciso di fare chiarezza su alcuni dubbi che gli erano sorti, primo fra tutti capire se quella maledetta domenica mattina (erano le 3) i due giovani si stavano o no sfidando. Per il presidente della Corte la risposta è sì, e pertanto ha deferito il dibattimento a un'altra Corte, quella delle Criminali. Il nuovo reato principale è dunque quello di omicidio intenzionale (per dolo eventuale), subordinatamente omicidio colposo e infrazione aggravata alla Legge federale sulla circolazione stradale. Si è insomma optato per il principio in dubio pro duriore, in parole povere significa che una condanna è più verosimile di un'assoluzione. Il 22.enne d'altronde ha sempre ammesso le proprie colpe. Nel suo sangue fu riscontrato un tasso alcolemico compreso tra lo 0,59 e lo 0,98 per mille. Nonostante ciò, salì in auto con a fianco l'amico poi morto e si rese protagonista di un sorpasso alla velocità di 114 chilometri orari dove il limite è di 60. La vettura si schiantò contro un albero dopo aver abbattuto parte della recinzione metallica. Per il 19.enne non ci fu nulla da fare.

«Ci siamo sorpassati più volte, del resto non ricordo nulla»

Il nodo da sciogliere resta accertare se fosse in corso una gara non autorizzata. Prove non ve ne sarebbero. Nel dibattimento celebrato alle Correzionali il 22.enne aveva semplicemente puntualizzato che «da quello che mi ha detto l'amico al volante dell'altra auto, ci siamo sorpassati più volte. Io non ricordo». Proprio l'altro giovane, come visto in precedenza, che seguiva con la sua vettura l'imputato principale, deve ora rispondere di infrazione aggravata alla Legge federale sulla circolazione stradale (in via subordinata grave o semplice), reato per il quale è prevista una pena detentiva da uno a quattro anni.