Delitto di viganello

Alloggi e disagio sociale: «Il rischio ghettizzazione esiste»

Oltre alla pensione La Santa a Lugano ci sono altre 4 strutture per i collocamenti di persone in difficoltà - Parla Roberto Rippa, del centro di prima accoglienza Casa Astra a Mendrisio
© CdT/ Chiara Zocchetti
Chiara Nacaroglu
21.12.2019 06:00

Non solo La Santa. A Lugano, ci conferma il capodicastero Socialità della Città di Lugano Lorenzo Quadri, ci sono altre quattro strutture dove avvengono collocamenti temporanei. A Besso, Breganzona, Cassarate e Viganello hotel, pensioni e complessi di appartamenti collaborano con l’assistenza per fornire temporaneamente alloggio a chi ne ha bisogno. Si tratta di situazioni ben diverse, però, da quella di profondo disagio sociale emersa nella Pensione La Santa, balzata agli onori delle cronache per l’omicidio di Matteo Cantoreggi, il 35.enne di Pregassona morto in seguito a un violento pestaggio martedì sera in una stanza al secondo piano. I due presunti autori, un 34.enne austriaco e un 43.enne del Mendrisiotto (che si professa innocente), sono in arresto con l’accusa di assassinio o, subordinatamente, omicidio intenzionale. Oggi dovrebbe arrivare la decisione del giudice dei provvedimenti coercitivi sulla carcerazione preventiva richiesta dalla procuratrice pubblica Valentina Tuoni.

Per fare chiarezza sul sistema di collocamento da parte dall’assistenza abbiamo provato a rivolgere alcune domande al direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa. Tramite la sua portavoce ci ha fatto sapere di non voler esprimersi dato che «l’inchiesta penale sul delitto di Viganello è in corso». Inoltre, dato che le nostre domande erano «simili a quelle contenute nell’interrogazione inoltrata da Raoul Ghisletta (PS) al Consiglio di Stato», ci ha invitato ad attendere la risposta del Governo. Risposta che arriverà, non si sa esattamente quando, nel corso dell’anno prossimo.

Dato che a disposizione dei luganesi c’è anche Casa Astra a Mendrisio, abbiamo approfondito la questione con il presidente dell’Associazione movimento dei senza voce, nonché uno dei padri della struttura, Roberto Rippa. «Siamo l’unico centro di prima accoglienza in Ticino, - spiega - accogliamo persone che hanno problemi d’alloggio o di disagio sociale (la casistica è molto varia) provenienti da tutto il territorio cantonale. Cerchiamo di accompagnare le persone a una soluzione del problema che le ha portate da noi». Generalmente sono i servizi sociali, la polizia o l’ente ospedaliero a prendere contatto con questa e le altre strutture che forniscono alloggio temporaneo.

A Casa Astra la presenza degli operatori è costante. Ma perché - chiediamo al nostro interlocutore - c’è chi trova spazio lì e chi, invece, in una stanza della Pensione La Santa? «La persona può scegliere dove andare, quindi se uno ha necessità di rimanere vicino a determinati giri gli può far comodo restare in una pensione così».

Tra i messaggi di cordoglio pubblicati sui social per la scomparsa di Matteo Cantoreggi, ne spiccano alcuni che puntano il dito contro La Santa. «Non doveva entrare lì, gli ha fatto solo male la vicinanza con gli altri ospiti», ha scritto una sua amica. «Il discorso che si è fatto in questi giorni sul rischio ghettizzazione - spiega Rippa - mi sembra pertinente: è comodo avere una stanza in una pensione, ma il rischio è l’abbandono, il non essere seguiti. Essere marginalizzati - continua - porta a una automarginalizzazione: se si è considerati solo per il problema che si ha, la persona si perde. Un tossicodipendente non è solo un tossicodipendente: è una persona che ha il problema della tossicodipendenza». Ed è quello che si cerca di fare a Casa Astra: «Da noi si crea una situazione di mutuo soccorso, l’ascolto è fondamentale per dare una dignità a una persona».