Aperture domenicali dei negozi, più flessibilità in Ticino

La gestione delle aperture domenicali per i negozi ticinesi sarà resa più flessibile. O, meglio, sarà possibile differenziare le aperture straordinarie già oggi concesse nelle quattro differenti regioni del nostro cantone: Mendrisiotto e Basso Ceresio, Luganese, Lago Maggiore e Valli, Bellinzona e Valli. A Lugano, ad esempio, si potrebbe decidere di aprire in una domenica di inizio dicembre, mentre a Mendrisio durante il mese di ottobre. Ma non solo. Pure all’interno di queste quattro regioni sarà possibile individuare «specifiche località o comparti territoriali caratterizzati da una particolare rilevanza commerciale» che potranno aprire le serrande in momenti separati rispetto alla regione di riferimento. Il Gran Consiglio ha infatti accolto oggi il controprogetto della Commissione economia e lavoro all’iniziativa del deputato Gianluca Padlina (Centro). Una proposta depositata nel settembre dello scorso anno.
L’iniziativa originale, in sintesi, chiedeva flessibilità per le quattro domeniche di apertura su base regionale e locale. Poi, con un controprogetto il Governo aveva proposto di mantenere unicamente il riferimento alle quattro regioni (eliminando dunque il temine «locale»), smussando la proposta per evitare aperture troppo «a macchia di leopardo». Poi, infine, il compromesso trovato in Commissione ha permesso di mantenere sì la suddivisione su base regionale, ma aggiungendo pure «la possibilità di individuare specifiche località o comparti territoriali caratterizzati da una particolare rilevanza commerciale». In sostanza, dunque, alcuni comparti commerciali all’interno di ogni singola regione potranno gestire le aperture straordinarie regionalizzate in maniera separata.
Una soluzione che anche l’iniziativista Padlina ha definito equilibrata, introducendo «una flessibilità ragionevole». Anche perché, ha ricordato, l’obiettivo dell’iniziativa era quello di rendere «più intelligente l’utilizzo delle quattro domeniche di apertura già oggi previste». E questo anche per aiutare un settore, quello del commercio, «che vive una fase difficile», a causa degli acquisti fatti online oppure oltre confine. Si trattava dunque non di concedere un «privilegio», bensì «uno strumento in più» ai negozi ticinesi.
La relatrice del rapporto, Sara Demir (Centro), ha invece messo l’accento sul processo partecipativo con cui in Commissione si è giunti a questa soluzione, ossia «attraverso un confronto serio e costruttivo» con tutti gli attori interessati. E ha poi ricordato un altro elemento di novità, ossia il fatto che in futuro il piano delle domeniche di apertura dovrà essere presentato 60 giorni prima della prima apertura, e non più entro l’ottobre dell’anno prima, come inizialmente proposto dal Governo. Un altro elemento di flessibilità.
A parlare di una soluzione «equilibrata» è poi stato anche il direttore del DFE, Christian Vitta, che ha invitato il plenum a sostenere la proposta.
Diverse critiche, invece, sono giunte dalla parte sinistra dell’aula. Critiche, come quelle della deputata Tamara Merlo, legate in particolare al peggioramento della qualità di vita «di chi lavora in questi settori, in particolare delle donne». Oppure, come quelle di Matteo Pronzini (MpS), legate al mancato coinvolgimento delle associazioni del personale. Oppure ancora come quelle del co-presidente del PS, Fabrizio Sirica, contro «la società h24» e «la tattica del salame» con cui si ritocca la Legge sull’apertura dei negozi.
Critiche respinte dal centro-destra, con diversi deputati – fra cui Tiziano Galeazzi (UDC), Stefano Tonini (Lega) o Andrea Censi (Lega) – a ribadire che con questa modifica non vengono aggiunte ulteriori domeniche di apertura (ma semplicemente si permette più flessibilità) e a sottolineare l’importanza di aiutare i commerci ticinesi nel creare posti di lavoro, nell’interesse di tutti, dipendenti compresi.
Al netto del breve dibattito sulla questione, il voto del plenum è stato senza appello: 57 favorevoli e 18 contrari.

