Dipendenze

Aumento delle rendite d'invalidità: «Serve un direttore d'orchestra»

Recenti mutamenti legislativi hanno reso più facile e desiderabile ottenere il beneficio, che in effetti è in crescita - Il direttore di Villa Argentina: «Sistema disincentivante e rete di sostegno sfilacciata: auspico un primus inter pares che coordini le cure del paziente»
La sede di Viglio del Centro terapeutico Villa Argentina. ©Chiara Zocchetti
Federico Storni
27.05.2026 17:15

In una sentenza storica del 2019, il Tribunale federale ha riconosciuto la sindrome da dipendenza come una malattia. Un passo atteso e auspicato da molti anni, che però starebbe avendo anche conseguenze indesiderate, ovvero un significativo aumento delle richieste di rendita AI, che prima era più complesso ottenere. In due anni, al Centro terapeutico Villa Argentina, la percentuale di utenti con tale beneficio, anche giovanissimi, è passata dal 33 al 44%. E secondo il suo direttore, Mirko Steiner, si tratta di un «trend preoccupante»: «Seguendo la teoria del pendolo, si è andati dall’altra parte. Oggi vi è una certa facilità nell’accordare questo tipo di prestazioni col risultato che passivizzano le persone, le quali risultano poi più difficili da reinserire. In alcuni casi è un sistema disincentivante». Steiner, dal suo osservatorio privilegiato - Villa Argentina è una struttura residenziale per tossicodipendenti, l’ultima del suo tipo rimasta in Ticino - afferma di vedere ospiti cercare attivamente di ottenere la rendita AI (Steiner ha parlato di «nullafacenti» e «fannulloni», aggiungendo che non dovrebbe più essere un tabù nel settore usare questi termini). E spesso riuscendoci. Una delle ragioni è che la rete multidisciplinare a cui fanno capo è ancora un po’ sfilacciata. Mancherebbe il «direttore d’orchestra», ovvero un primus inter pares che coordini le cure del paziente. Perché, sottolinea Steiner, i risultati di una rete sfilacciata possono essere - e sono stati - anche tragici, oltre a creare costi accresciuti per le assicurazioni sociali.

Preoccupano crack e oppiacei

Tutto questo, appunto, emerge dai dati annuali di Villa Argentina, presentati oggi in conferenza stampa nella sede di Viglio. A livello di prese a carico (52 pazienti, di cui 15 collocati in seguito a decisione penale) è stato un anno normale, caratterizzato da un aumento delle donne (storicamente il 20% dei pazienti, ora il 30%). La maggior parte dei pazienti presentava una doppia diagnosi. Preoccupano in particolare l’aumento di uso del crack e quello, più sottovalutato, dei farmaci a base di oppiacei la cui dipendenza, se sviluppata, è persino peggiore di quella da eroina.

Anni di importanti cambiamenti

Se dal punto di vista operativo il 2025 è stato un anno nella norma, dal punto di vista amministrativo il Centro terapeutico sta attraversando un periodo di importanti mutamenti. Innanzitutto, proprio oggi sono divenute effettive le dimissioni del membro fondatore e presidente dell’Associazione L’Ancora Fulvio Pelli. Come ricordato da un altro dei membri della prima ora, Gianrico Corti, Pelli fu «ingaggiato» dal compianto municipale di Lugano Benedetto Bonaglia allo scopo di affrontare la piaga del consumo di droga al parco Ciani negli anni Ottanta. Pelli riunì quindi alcune persone «nel salotto di casa sua» e da lì si sviluppò l’Associazione, la prima di questo tipo in Ticino, che negli anni trovò spazio in corso Elvezia (in quella villa Argentina che è poi diventata il suo nome) e poi anche a Viglio. «Lascio una struttura sana che resta indispensabile in questo fragile cantone», ha lasciato scritto Pelli, che non ha potuto essere presente alla conferenza stampa (le sue parole sono state lette da Corti).

Nuova presidente, nominata oggi, sarà Ivana Petraglio, che si è detta «onorata e impaurita, perché sostituire Fulvio Pelli non sarà facile. Umilmente, cercherò di fare ciò che posso». Petraglio è stata per molti anni responsabile dell’Area di gestione sanitaria del Canton Ticino, nonché presidente dell’Associazione Spazio Aperto di Bellinzona. È diventata membro de L’Ancora due anni fa, dopo quello che Corti ha descritto come un corteggiamento serrato, e in questo periodo ha già avuto modo di rivedere profondamente la struttura amministrativa («Eravamo fermi a vent’anni fa»), ammodernandola, unendola e trasferendola da Lugano a Viglio.

Un altro importante cambiamento è inoltre all’orizzonte. Steiner ha annunciato che, dopo 35 anni, intende smettere la prossima estate. In questo senso negli scorsi mesi sono già stati pubblicati, senza successo, due concorsi per la sua posizione. Il problema, afferma il direttore, è la concorrenza con il settore privato, che in questa fase storica risulta più remunerativo per psichiatri e psicoterapeuti. Tant’è che la spesa pro-capite per la salute mentale in Ticino è cresciuta del 12,5%, al punto che il Consiglio di Stato sta pensando a una moratoria sull’apertura di nuovi studi.

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