Aumento dell’IVA per l’esercito, per il Ticino non è la via giusta

Anche il Ticino si unisce al coro dei contrari all’aumento dell’IVA per finanziare l’esercito. Rispondendo alla consultazione, il Consiglio di Stato appare infatti piuttosto dubbioso di fronte all’idea avanzata dal consigliere federale Martin Pfister di aumentare l’IVA di 0,8 punti percentuali per i prossimi dieci anni, a partire dal 2028. Le entrate supplementari sarebbero a destinazione vincolata. Il maggior onere a carico dei consumatori ammonterebbe a circa 3 miliardi di franchi annui.
«Serve una difesa moderna»
«La situazione della politica di sicurezza in Europa, e quindi in Svizzera, si è notevolmente deteriorata dall’annessione da parte della Russia della Crimea e di alcune parti del Donbass a partire dal 2014, nonché dall’attacco contro l’intera Ucraina iniziato nel febbraio 2022», premette il Governo, rievocando anche la guerra a Gaza e il più recente conflitto in Medio Oriente contro l’Iran. A tutto ciò si aggiungono anche «gli attacchi informatici, la disinformazione, così come i tentativi di influenza strategica nell’ambito della guerra ibrida». Insomma, considerata la situazione, il Governo è del parere che la Svizzera abbia «il dovere di dotarsi di capacità di difesa moderne e credibili», in modo «da essere pronta ad affrontare un numero sempre crescente di possibili minacce». Anche perché, fa presente l’Esecutivo, «l’esercito svizzero attualmente non versa in buone condizioni, soprattutto a causa di importanti lacune logistiche, numerosi sistemi d’armamento che risultano obsoleti e necessitano di aggiornamenti e/o sostituzioni così come ingenti ritardi nell’acquisizione di sistemi di cui la difesa del nostro Paese necessita in modo urgente».
Tuttavia, per trovare i fondi necessari da destinare alle forze armate, il Consiglio di Stato ritiene ci siano altre vie da battere. E quindi, piuttosto che ritoccare verso l’alto l’IVA, il finanziamento potrebbe passare dall’imposta federale diretta. «L’imposta federale diretta nasce principalmente quale misura eccezionale e temporanea per far fronte alle esigenze finanziarie della Confederazione durante le guerre mondiali», ricorda il Governo. Spiegando che «anche in questo contesto vi è un nesso causale diretto tra il prelievo fiscale e le accresciute necessità di garantire una difesa efficace». Per questo motivo, il Consiglio di Stato ritiene che «la Confederazione debba riallocare le proprie risorse all’interno del proprio bilancio al fine di finanziare i fabbisogni dell’attuale politica di sicurezza». In sostanza, il suggerimento a Berna è di attingere all’imposta federale diretta (che un tempo, non a caso, era chiamata imposta per la difesa nazionale) per sostenere le spese militari.
Creare un fondo ad hoc
Trova invece l’accordo del Consiglio di Stato la possibilità di contrarre debiti limitati fino a 6 miliardi di franchi. Questo, infatti, «permetterebbe di reagire con flessibilità agli sviluppi del mercato degli armamenti». Un aspetto giudicato «centrale», soprattutto se si considera che «i contratti risultano vieppiù onerosi, e parallelamente i tempi di consegna continuano a dilazionarsi». Ben venga, quindi, la possibilità di avere una «disponibilità finanziaria flessibile per gli investimenti in ambito di armamenti». Allo stesso modo, l’Esecutivo considera «opportuno» creare un fondo destinato a finanziare le spese e gli investimenti nel settore dell’armamento, pur ricordando che «l’assegnazione dei fondi e il volume complessivo debbano essere oggetto di un esame critico».

