Blocco dei ristorni: «Dal Ticino una decisione paradossale e arbitraria»

Il parziale blocco dei ristorni deciso dal Consiglio di Stato, c'era da aspettarselo, ha generato reazioni e polemiche anche, se non soprattutto, in Italia. Se il senatore del Partito Democratico Alessandro Alfieri ha puntato il dito contro i Governi di Roma e Lombardia, il vicesegretario del Patto per il Nord, Jonny Crosio, ha criticato anche Bellinzona: «Oggi Regione Lombardia e Canton Ticino condividono una cosa in più: un’imbarazzante improvvisazione politica» ha spiegato l'ex senatore, come si legge su Como Zero. «Purtroppo, devo constatare con rammarico che gli amici ticinesi sono riusciti nell’impresa di fare persino peggio della Regione Lombardia».
Crosio si è spinto oltre: «Per il Governo Lombardo, al momento, l’intenzione di imporre ai vecchi frontalieri la tassa della salute resta una velleità sulla carta. Non essendo ancora stata applicata, non si è verificata alcuna violazione della Costituzione né alcuna modifica unilaterale degli accordi internazionali. Al contrario, il Governo ticinese, con il blocco dei ristorni, compie un pericoloso atto arbitrario e concreto, che di fatto fa passare Bellinzona dalla parte del torto, violando patti già sottoscritti».
A detta del vicesegretario, il Governo ticinese non solo ha sbagliato ma, addirittura, sarebbe protagonista di un controsenso politico: «Siamo di fronte a un’azione di Governo che ha contorni a dir poco ironici. La risposta ticinese è infatti paradossale: per contrastare una misura italiana che, se mai entrerà in vigore, andrebbe a ridurre il vantaggio competitivo dei vecchi frontalieri, il Governo ticinese cosa fa? Blocca i ristorni. In sintesi, protestano contro una tassa che potrebbe persino favorire i lavoratori ticinesi residenti, che da anni denunciano la pressione salariale. Un vero e proprio cortocircuito logico e politico».
Di qui la conclusione: «Resta l’amara constatazione che i rapporti transfrontalieri non possono essere gestiti a colpi di ripicche e rappresaglie. I nostri Comuni di confine, che fanno affidamento vitale sui ristorni per erogare servizi ai cittadini, e i lavoratori frontalieri stessi, non possono essere usati come ostaggi o come merce di scambio in una gara a chi la spara più grossa. È imperativo che si torni immediatamente sui binari del diritto internazionale e del buonsenso: la politica degli annunci e dei dispetti danneggia solo ed esclusivamente i territori».
