Brusino è talmente oltre i limiti che «congela» tutti i cantieri

L’asticella è posta a quota 120%. Chi è oltre deve reagire, altrimenti detto, deve attuare misure atte ad allineare la prospettiva di crescita del Comune con il proprio Piano regolatore (PR). Nel caso di Brusino Arsizio il verbo «reagire» non sembra però il più adeguato. Più rappresentativa della situazione appare l’espressione «correre ai ripari». Sì perché la verifica del dimensionamento del PR imposta dal Cantone nell’ambito della scheda R6, ha sortito per Brusino un sovradimensionamento del 776%. «Ben maggiore – ammette anche il Municipio stesso – del 120%». Altrimenti detto: «Vi è un eccesso di zona edificabile». Tradotto in numeri: «La riserva di superfici edificabili mobilizzabile a 15 anni del PR in vigore permetterebbe l’insediamento di ulteriori 198 abitanti e 97 posti di lavoro per un totale di 295 unità insediative (UI); questo a fronte di una crescita ipotizzabile di 33 abitanti e 5 posti di lavoro per un totale di 38 UI nei prossimi 15 anni». L’Esecutivo brusinese lo spiega nella scheda descrittiva della Zona di pianificazione in pubblicazione da ieri nella località sul Ceresio.
La Zona di pianificazione è una delle possibilità che ha un Comune per reagire al sovradimensionamento e salvaguardare quindi la propria pianificazione. Questa è quindi la via scelta dal Municipio per porre rimedio alla situazione. O meglio, per avere il tempo per studiare una strategia per porre rimedio alla situazione. La Zona di pianificazione blocca di fatto le nuove costruzioni: per un periodo di 5 anni non sarà possibile costruire nuovi edifici o intervenire in modo importante su quelli esistenti (è invece ammessa la manutenzione). In questo lasso di tempo a Brusino si lavorerà all’elaborazione del Programma di azione comunale (PAC), lo strumento strategico e operativo che definisce gli assi d’intervento e gli obiettivi prioritari per lo sviluppo futuro del Comune. Le future modifiche del Piano regolatore si baseranno su questo documento.
Poche eccezioni
Brusino, diversamente da molti altri Comuni, non ha individuato dei comparti in cui attuare la Zona di pianificazione. Ad essere coinvolto in questo blocco edilizio sarà quasi tutto il territorio comunale, si rende noto nell’incarto. Spiegato con le parole del Municipio: «Visto l’alto grado di sovradimensionamento del PR non è possibile individuare preventivamente i terreni oggetto della riduzione delle potenzialità edificatorie da sottoporre alla Zona di pianificazione senza pregiudicare i lavori di pianificazione in divenire. Di conseguenza la Zona di pianificazione è estesa a tutte le zone residenziali e alla zona mista al fine di valutare un possibile ridimensionamento e una riduzione degli indici». Sono escluse solo aree puntuali: due comparti soggetti a Piano particolareggiato, la località Serpiano – il suo assoggettamento alla Zona di pianificazione è stato ritenuto «controproducente» – e le zone per scopi pubblici.
Basta case secondarie
La Zona di pianificazione consentirà al Comune di raggiungere un secondo obiettivo, che riguarda le case di vacanza (o case secondarie). Anche in questo ambito la località supera infatti i limiti imposti. Le abitazioni secondarie non dovrebbero rappresentare più del 20% del totale, a Brusino sono però pari al 57,7%. Malgrado la costruzione di nuove case secondarie sia già proibita, si spiega, non vale lo stesso per la trasformazione da casa primaria in secondaria (almeno di quelle costruite prima del 2012). «Dopo l’entrata in vigore della LASec (nel 2016, ndr), il Comune di Brusino Arsizio ha rilevato una tendenza significativa di trasformazioni di abitazioni primarie realizzate in virtù del diritto antecedente in abitazioni secondarie. Per tale motivo ritiene opportuno utilizzare la Zona di pianificazione per “congelare” la possibilità di cambiamento di destinazione da primaria a secondaria». In questo modo avrà «il tempo opportuno per riflettere se sia necessario intervenire» modificando il PR. Il Municipio non nega che quella in corso sia una tendenza preoccupante, «con possibili ripercussioni, tra cui: aumento dei prezzi delle abitazioni e dei terreni con problematiche per i residenti; trasformazione delle strutture alberghiere caratterizzate da bassa redditività in residenze secondarie con perdita di attrattività turistica; sottoutilizzo delle abitazioni secondarie con aumento dei “letti freddi” e compromissione dell’attrattività e redditività dell’offerta turistica».
Anche questa è una conseguenza della scheda R6, che richiede ai Comuni turistici attorno al Verbano e al Ceresio di introdurre norme per regolare e limitare la trasformazione di abitazioni primarie in secondarie.

