Carceri ticinesi, servono «risposte politiche a criticità strutturali»

Tra maggio 2025 e maggio 2026, la Commissione parlamentare di sorveglianza delle condizioni di detenzione ha «constatato con crescente preoccupazione il perdurare e l’aggravarsi del fenomeno del sovraffollamento all’interno delle strutture detentive ticinesi». Così, l’organo granconsigliare – nel rapporto annuale che stila all’indirizzo del Parlamento e che sarà discusso tra una settimana in aula – ha descritto l’attuale situazione nelle carceri del nostro cantone.
Una situazione, quella legata al sovraffollamento, non certo nuova. Ma che, come afferma la Commissione nel rapporto, non rappresenta più un’eccezione, bensì (quasi) la regola. «Dalle visite effettuate e dagli incontri svolti – si legge nelle conclusioni del rapporto – emerge come le criticità riscontrate non abbiano più carattere episodico o contingente, bensì strutturale». Motivo per cui, secondo la Commissione tale situazione richiede ora «risposte politiche, organizzative e infrastrutturali adeguate». Soluzioni, viene indicato, che dovrebbero anch’esse affrontare in maniera strutturale la problematica. Poiché il rischio, ritenuto dalla Commissione «particolarmente preoccupante», è che «condizioni eccezionali e misure emergenziali finiscano progressivamente per essere considerate ordinarie». E, in questo senso, la Commissione «ritiene che il sistema carcerario ticinese si trovi di fronte a una sfida strutturale che necessita di risposte tempestive e adeguate».
Il personale e la sezione
L’accento, nel rapporto, viene messo anche sui riflessi che questa situazione ha in termini di «conseguenze umane e professionali vissute quotidianamente dal personale». Con il «principale problema» che riguarda «la cronica carenza di personale, aggravata nel tempo da pensionamenti non compensati e dalla difficoltà nel reperire nuovi candidati ritenuti idonei», con un’attrattiva della professione «percepita come insufficiente, anche dal profilo salariale e delle condizioni di lavoro». Particolare preoccupazione viene infatti espressa dalla Commissione pure per le «crescenti difficoltà nel garantire un adeguato ricambio del personale di custodia e nel mantenere un organico proporzionato all’evoluzione della popolazione detenuta».
Un accenno, poi, viene fatto anche in merito a un altro cantiere importante e di cui si discute da tempo: la creazione della sezione femminile. La Commissione rileva infatti «come il perdurare del sovraffollamento stia ostacolando anche l’attuazione della sezione femminile presso la Stampa». E questo perché «l’impossibilità di liberare gli spazi attualmente occupati dalla popolazione detenuta maschile continua a ritardare l’entrata in funzione del comparto». Un ritardo che la Commissione ritiene «particolarmente problematico poiché la sezione femminile costituisce da tempo un intervento atteso volto a garantire condizioni detentive e trattamentali più adeguate alle donne chiamate a scontare pene di lunga durata».
Alla luce di tutto ciò, in conclusione la Commissione invita il Consiglio di Stato «a prendere piena consapevolezza della gravità della situazione», per la quale «si impone una riflessione strategica complessiva che comprenda almeno il potenziamento delle infrastrutture detentive e trattamentali attuali, il miglioramento della presa a carico sanitaria e psichiatrica e lo sviluppo di misure alternative alla detenzione laddove giuridicamente possibile e infine una nuova strategia volta ad assicurare il ricambio generazionale del personale togliendo come minimo meccanismi penalizzanti nella sostituzione di personale partente».



