Ticino

Caso Gobbi, licenziati due agenti di Polizia

Sciolto il rapporto di lavoro con effetto immediato per due dei tre indagati per violazione del segreto d’ufficio
© Chiara Zocchetti
Red. Online
28.10.2026 17:30

Ci sono altre novità in relazione al cosiddetto «caso Gobbi». Due dei tre agenti della Polizia cantonale indagati con l’accusa di fuga di notizie sono stati licenziati con effetto immediato. Lo ha reso noto il Consiglio di Stato.

Nei loro confronti, come detto, il Ministero pubblico ha aperto due procedimenti penali: per il primo, violazione del segreto d’ufficio in relazione alla divulgazione a terzi di informazioni coperte dal segreto d’ufficio e per danneggiamento, impedimento di atti dell’autorità e infrazione della legge federale sulle armi e munizioni; per il secondo, violazione del segreto d’ufficio in relazione alla divulgazione a terzi di informazioni coperte dal segreto d’ufficio, rispettivamente per favoreggiamento.  

A seguito dell’inchiesta amministrativa svolta nel corso degli ultimi mesi, «il Consiglio di Stato ritiene che le violazioni amministrative accertate siano di gravità tale da giustificare la disdetta immediata dei rapporti di lavoro con gli interessati. Gli elementi oggi a disposizione confermano infatti la manifesta incompatibilità degli interessati con le funzioni e le responsabilità di un agente di polizia e il rapporto di fiducia con il datore di lavoro risulta definitivamente e irreparabilmente compromesso». I procedimenti penali del Ministero pubblico sono ancora in corso e le decisioni del Governo non ancora passate in giudicato. 

Dal radar alle notizie riservate

Tutto è partito dal danneggiamento del radar di Monteggio del 22 novembre del 2024. Quella sera, l’apparecchio venne colpito da diversi colpi d’arma da fuoco (presumibilmente esplosi da un fucile di piccolo calibro). Mesi dopo, come aveva anticipato il Corriere del Ticino, era emerso che il principale indiziato era un poliziotto della Cantonale, a cui la Procura aveva sequestrato i dispositivi elettronici personali con l’intento di conoscerne i contenuti quali fotografie, messaggi o spostamenti tracciati. L’obiettivo era accertare se vi potevano essere le prove di un suo possibile coinvolgimento nell’atto vandalico. Il giudice dei provvedimenti coercitivi aveva quindi avallato la richiesta di levare i sigilli e di permettere l’accesso ai dati scambiati dal poliziotto in questione, indagato appunto anche per danneggiamento e infrazione alle Legge federale sulle armi. Dalle analisi dei contenuti del telefonino erano emersi indizi di una possibile violazione del segreto d’ufficio. E non solo per mano del poliziotto finito sotto indagine per i fatti del radar di Monteggio, bensì anche di altri due colleghi, sempre della Cantonale. I tre poliziotti finiti sotto indagine avrebbero in sostanza condiviso informazioni riservate proprio sul «caso Gobbi», ossia l’incidente che ha visto coinvolto il consigliere di Stato – e all’epoca dei fatti responsabile politico della Polizia – in alta Leventina nel mese di novembre del 2023. Dal canto loro gli agenti, nei cui confronti vale la presunzione di innocenza, hanno respinto ogni addebito.

L’inchiesta coordinata dal procuratore generale Andrea Pagani deve stabilire i motivi dietro la presunta diffusione di informazioni riservate, e a chi sono state trasmesse. I sospetti degli inquirenti riguardano quattro persone: un giornalista, un assicuratore e i deputati Matteo Pronzini (MpS) e Fiorenzo Dadò (Centro), che sull’incidente occorso in Leventina al consigliere di Stato inoltrarono, agli inizi del 2024, delle interpellanze. Tutte e quattro le persone sono nel frattempo state sentite come persone informate sui fatti.

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