Migrazione

Centro d’asilo di Chiasso: la riapertura si allontana

Cambio di strategia della SEM: la struttura rimane chiusa temporaneamente, ma non riaprirà prima dell’estate – Un altro CfA sarà invece riattivato – Annunciata altresì la possibilità di aumentare la capienza di alcune strutture esistenti
©Ti-Press/Elia Bianchi
Lidia Travaini
15.10.2026 21:33

«Sì, il Centro federale d’asilo di via Motta a Chiasso riaprirà sicuramente». Lo spiegava e sottolineava, su nostra richiesta, la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) lo scorso luglio. E ancora: «La SEM monitora costantemente la situazione. Il centro può essere rimesso in funzione in qualsiasi momento». Questo accadrà però solo quando il numero delle domande d’asilo aumenterà, rendendo necessario un rinforzo della capacità d’accoglienza. Queste parole sono ancora attuali? Solo in parte, come vedremo tra poco.

In settembre la pressione migratoria ai confini svizzeri è tornata a calare (dopo un solo mese di aumento, ndr). Lo confermano le cifre relative ai soggiorni illegali diffuse nelle scorse ore dall’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC). Numeri che attestano, in ogni caso, come i confini ticinesi rimangano quelli più sollecitati. Tradotto in cifre: in settembre i soggiorni illegali registrati in Svizzera sono stati 623 (in agosto erano stati 902). Di questi, 252 sono stati rilevati ai confini ticinesi (in agosto 475). Le cifre, va detto, sono nettamente più basse di quelle degli scorsi anni (nel settembre 2025 i casi a livello svizzero erano stati 1.223, nel 2024 3.755).

«D’intesa con i Comuni»

Alla luce di queste cifre abbiamo chiesto alla SEM se le intenzioni con il Centro di via Motta siano tuttora quelle comunicate in luglio. «Il CfA ad oggi rimane chiuso – ci è stato risposto nel pomeriggio di oggi – e la situazione rimarrà tale a meno che le domande d’asilo non aumentino più del previsto smentendo le nostre previsioni». Sul tema «diffonderemo però un ulteriore comunicato ancora in giornata», ha aggiunto la SEM.

Cosa dice questa ulteriore nota? «I CfA chiusi in giugno restano inoperativi fino ad almeno l’estate del 2027, sempre che il numero delle nuove domande d’asilo evolva come previsto». Ma non tutti quelli chiusi lo scorso giugno (insieme alla struttura di Chiasso erano stati «disattivati» anche altri 5 CfA). Un Centro infatti sta per riaprire: «Visto il leggero aumento, per motivi stagionali, del numero di nuove domande di asilo e la conseguente necessità di ulteriori capacità ricettive, la SEM ha deciso di riaprire a metà novembre la struttura della protezione civile di Niederscherli nel Comune di Köniz (BE)», si aggiunge. Inoltre: «All’occorrenza è possibile predisporre ulteriori posti letto densificando gli spazi in altri CfA. La SEM procede alla riapertura della struttura di Niederscherli e a eventuali misure di densificazione d’intesa con le autorità dei Comuni interessati». Queste parole dimostrano che una pressione migratoria bassa non è necessariamente sinonimo di bassa occupazione dei CfA. In effetti, oggi, a Pasture erano presenti 320 richiedenti l’asilo (i posti sono 350). 

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