Chiesa in Consiglio federale? Tra chi ritiene abbia «qualche chance» e chi pensa sia «improbabile»

«La Svizzera è la nostra casa e sarebbe un onore poter contribuire a prendersene cura». Così, il consigliere agli Stati ticinese Marco Chiesa (UDC), questa sera ai microfoni di Ticinonews, ha sciolto le riserve, dando la sua disponibilità ufficiale a figurare nel ticket per la successione di Guy Parmelin in Consiglio federale. Disponibilità che, va detto, ancora non fa rima con candidatura: chi figurerà effettivamente nel ticket sarà selezionato dal gruppo parlamentare democentrista il 20 novembre. E questo sarà già un primo scoglio. A cui, eventualmente, ne seguirebbe un secondo, ben più importante: il voto dell’Assemblea federale, agendato il 9 dicembre. Insomma, la strada è in salita, ma il politico luganese, già presidente del partito nazionale, ha deciso di giocarsi tutte le sue carte.
Le reazioni
Ma che cosa ne pensano i colleghi nella Deputazione ticinese? Per una reazione abbiamo raggiunto l’altro «senatore», Fabio Regazzi (Centro). Secondo cui, seppur la strada sia in salita per Chiesa, «qualche chance c’è»: «Il primo ostacolo è essere presenti sul ticket del partito. E da questo punto di vista penso che qualche possibilità ce l’abbia perché il contesto, all’interno dell’UDC, è parecchio ingarbugliato: Amaudruz si è detta disponibile, ma i vertici del partito non la vogliono. E, personalmente, non vedo altri candidati romandi che potrebbero effettivamente ambire a un posto in Governo». In questo senso, secondo Regazzi è plausibile uno scenario in cui «quella di Chiesa venga sdoganata come una candidatura latina». Una candidatura, inoltre, non da poco, poiché Chiesa è già stato presidente del partito.
Detto ciò, il secondo ostacolo sarebbe quello del voto nell’Assemblea federale. Dove a giocare un ruolo, inevitabilmente, sarebbe il fatto che un ticinese, Ignazio Cassis, è già presente in Governo. «Già solo averne uno – rileva Regazzi – è un’impresa non facile. Averne due non dico sia fantascienza, ma sarebbe perlomeno un’anomalia». Ma in questo contesto, aggiunge il «senatore», va comunque tenuto conto «che la presenza di due ticinesi sarebbe transitoria» visto che l’uscita di scena di Cassis è verosimile nel giro di uno o due anni. Sia come sia, chiosa Regazzi, dovesse essere poi proposto dal partito, a quel punto «molto dipenderà da chi sarà presente con Chiesa nel ticket a due o tre persone. Dovesse essere presente solo un rappresentante svizzero tedesco dell’ala più radicale del partito, come potrebbe essere Thomas Aeschi, allora Chiesa potrebbe avere buone chance. Perché, alla luce di come sono andate le elezioni in Consiglio federale negli ultimi anni, sappiamo che i favoriti fanno un po’ più fatica». Più in generale, osserva infine Regazzi, «l’UDC si trova nella condizione di dover fare scelte non facili, che potrebbero lasciare delle scorie negli equilibri interni. Comunque faccio i miei migliori auguri a Marco perché ci vuole coraggio a buttarsi nella mischia».
Ed è proprio l’eventuale esclusione di un candidato romando, secondo il consigliere nazionale del PLR Alex Farinelli, a rappresentare il principale ostacolo per Chiesa. «Il fatto che un ticinese sia già presente in Governo non penso sia così determinante, anche perché molto probabilmente la sovrapposizione sarebbe per un breve periodo», spiega Farinelli. «Il principale nodo sarà la sua presenza, o meno, sul ticket ufficiale. Ovvero capire se il partito vorrà effettivamente proporlo come scelta all’Assemblea federale. In particolare perché la Romandia anche nell’UDC ha fatto capire che vorrebbe continuare a essere rappresentata». Come dire: escludere un romando per un ticinese sarebbe in ogni caso problematico.
Molto scettica sulle reali possibilità di Chiesa è invece la capogruppo dei Verdi, Greta Gysin. «Non è mai successo nella storia che ci fossero contemporaneamente due ticinesi in Consiglio federale», osserva la consigliera nazionale. «Perciò fatico un po’ a credere che possa succedere adesso. Al di là dell’esperienza che Chiesa porta con sé, non penso che la sua elezione sia molto probabile. Anzi, se dovessi scommettere punterei su altre candidature».
Anche perché, sottolinea Gysin, «la presenza di due ticinesi ridurrebbe la rappresentanza della Romandia a una sola consigliera federale. La nostra Costituzione ci dà pochi paletti, ma chiede di rappresentare in maniera equa le regioni e le lingue del Paese. E non credo che rispetteremmo la Costituzione con una sola rappresentante romanda». Inoltre, anche far passare la candidatura di Chiesa come «latina», chiosa la deputata dei Verdi, «per il Ticino potrebbe rivelarsi un boomerang: in futuro potrebbero dire a noi che siamo già rappresentati dai romandi».

