Elezioni

Chiesa: «Le critiche della Lega sull'accordo sono legittime e utili»

La destra ticinese compie un ulteriore passo – Nonostante alcune frizioni, si è imposta l’idea della collaborazione tra via Monte Boglia e UDC, ma sul progetto politico comune restano ancora molti dubbi e sfumature
©Gabriele Putzu
Francesco Pellegrinelli
17.09.2026 19:58

Due leghisti su tre hanno detto sì all’alleanza con l’UDC. Un terzo, però, ha detto no. È da questa fotografia, tutt’altro che scontata, che la Lega dei ticinesi dovrà ripartire dopo l’Assemblea di Arbedo-Castione che mercoledì sera ha ratificato l’alleanza elettorale per le cantonali e per le federali 2027 con i cugini democentristi.

«Sapevamo che non sarebbe stato un voto bulgaro», commenta al Corriere del Ticino, il coordinatore Daniele Piccaluga. «Ci sono state voci critiche, come è giusto che sia. Fa parte del processo democratico. L’esito però è stato sufficientemente chiaro per andare avanti in modo compatto. Poi, dipende sempre dal punto di vista: se è vero che uno su tre non era d’accordo, è anche vero che lo erano due su tre».

Il bicchiere, insomma, per Piccaluga va visto «mezzo pieno» e, soprattutto, per quello che è: «L’Assemblea ha approvato una lettera d’intenti che accompagnerà un accordo elettorale con l’UDC». Un primo passo, dunque, al quale dovrà seguire un percorso di confronto destinato a gettare le basi per il progetto politico comune.

Ed è soprattutto questo secondo capitolo, con un orizzonte che guarda oltre l’appuntamento elettorale, ad aver alimentato il dibattito e i dubbi in assemblea. Le perplessità maggiori riguardavano infatti il passaggio previsto nella lettera d’intenti, secondo cui la nuova entità politica dovrebbe «rappresentare il Ticino in seno all’UDC Svizzera rispettando gli statuti e il programma nazionale e valorizzando le specificità cantonali». Una richiesta formulata dall’UDC che non è piaciuta a tutti i leghisti.

«Su questo punto abbiamo chiarito in assemblea che la lettera d’intenti rappresenta soltanto un primo passo. Ora verrà costituito un gruppo di lavoro, che dovrà affrontare e definire gli aspetti ancora aperti. Ma una cosa deve essere chiara: con la firma della lettera non abbiamo accettato in via definitiva condizioni che non sono ancora state discusse. L’UDC ha voluto inserire quel passaggio, ma oggi non possiamo sapere come andrà a finire». Insomma, c’è un impegno ad andare in quella direzione, ma che cosa sarà esattamente la nuova entità politica unica resta ancora da vedere.

Ma al di là del passaggio contestato, nell’Assemblea leghista hanno fatto discutere anche i modi con cui l’UDC ha comunicato pubblicamente i termini dell’accordo. «La questione dello statuto è riemersa all’ultimo momento, benché durante le trattative il collegamento con l’UDC Svizzera fosse già stato escluso», precisa il deputato Alessandro Mazzoleni. «Un modo di procedere che non è piaciuto e che ha rischiato di compromettere la fiducia necessaria a una collaborazione. Ha inoltre suscitato malumori l’impressione, veicolata sui media, che fosse l’UDC a condurre le trattative, quando al tavolo sedevano due delegazioni». Per Mazzoleni, «la Lega dei Ticinesi resterà una realtà e le trattative concrete sono rinviate al 2028». Ad ogni modo, la Lega pretenderà un trattamento paritario», ha aggiunto Piccaluga. E in maniera ancora più esplicita: «Non abbiamo firmato nessun accordo di sottomissione». Ad ogni modo, già nella nota stampa diffusa al termine dell’Assemblea, il coordinatore ha voluto ribadire un concetto preciso: «La Lega non rinuncia a sé stessa, né si mette al seguito di nessuno: sceglie di unire le forze attorno a temi e obiettivi condivisi».

Unire le forze sarà certamente necessario per le Federali. Per le Cantonali, invece, il disegno rischia di essere molto meno lineare. La lista unica per il Consiglio di Stato, con Gobbi e Marchesi in prima fila, potrebbe infatti “scontentare” qualcuno. In politica 1 + 1 non fa sempre 2, soprattutto in questa fase di cambiamenti.

«Fatemi indovino che divento milionario», chiosa Piccaluga, il quale aggiunge: «L’obiettivo della lista è confermare due seggi. E per farlo è necessario unire le forze. Credo che un’alleanza possa fare bene all’intera area di destra».

E se qualcuno dovesse restare fuori, la corsa agli Stati si farà ugualmente con un solo candidato? «Sarà un tema che dovremo discutere nell’ambito dell’accordo elettorale», precisa Piccaluga. «Siamo solo alle battute iniziali».

«Un passo importante»

Dal canto suo, sull’eventualità di una corsa allargata a più candidati per il seggio agli Stati, il presidente dell’UDC e «senatore» Marco Chiesa, da noi raggiunto, precisa: «Da parte mia non c’è alcun veto». Al momento, tuttavia, sul tavolo c’è soltanto una lettera d’intenti: «Gli accordi per le Federali non sono ancora stati discussi».

Più in generale, sul rischio che la lista unica per il Consiglio di Stato non sia sufficiente a garantire la conferma dei due seggi, Chiesa in realtà si dice ottimista: «L’unione fa la forza. Lo abbiamo visto a più riprese nel corso degli ultimi anni. La direzione sancita dall’accordo deve essere uno sprone, tanto per le Cantonali quanto per le Federali».

Per Chiesa, comunque, la ratifica da parte della Lega della lettera d’intenti rappresenta un «passo importante di un percorso che comincia oggi».

Come precisa Chiesa, «non si tratta semplicemente di sottoscrivere un accordo elettorale, ma di dare avvio a un percorso che, entro giugno 2028, dovrà portare alla definizione di un progetto politico comune e duraturo». Proprio perché il passo è importante, Chiesa considera «legittime e utili anche le voci critiche». «Vanno ascoltate e prese sul serio. Nessuno oggi firma un assegno in bianco: il progetto definitivo dovrà essere elaborato, discusso e poi sottoposto agli organi decisionali dei due partiti».

Il percorso è chiaro: affrontare insieme le elezioni del 2027 e, nello stesso tempo, dare forma a un progetto politico comune che vada ben oltre la prossima scadenza elettorale.

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