Il fenomeno

Classe media: 2026 fuga dal Ticino

Appartamenti sfitti spesso datati, nuove costruzioni fuori portata e criteri ipotecari severi: sempre più ticinesi cercano casa oltreconfine senza lasciare il lavoro in Svizzera
© CdT/Gabriele Putzu
Stefano Olivari
27.09.2026 06:00

Mentre per la classe media e i suoi figli a Zurigo, Basilea e Ginevra la caccia a un appartamento si è trasformata in un'odissea priva di sbocchi, più a Sud la geografia immobiliare offre risposte di vario tipo e solo parzialmente legate alle statistiche, visto che a una lettura superficiale in Canton Ticino il mercato sembrerebbe teoricamente favorevole a chi cerca un'abitazione, con un tasso di alloggi sfitti che sfiora l'1,92%, toccando vette vicine o superiori al 4-7% in intere aree del Mendrisiotto come Chiasso, Vacallo o Morbio Inferiore. Ma allora perché molti giovani ticinesi, e ormai anche quelli meno giovani, non riescono più a comprare casa nel proprio cantone e vanno a vivere in Italia? Un fenomeno che negli ultimi anni è aumentato in media del 2% all’anno, raggiungendo numeri importanti se rapportati alla popolazione ticinese.

Frontalieri al contrario

Dietro ai numeri dello sfitto, che secondo il mitico ‘mercato’ dovrebbero far calare i prezzi, si nasconde un drammatico cortocircuito economico e sociale che non è certo un’esclusiva svizzera. La combinazione micidiale tra requisiti bancari rigidissimi per l'ottenimento dei ipoteche e salari medi reali penalizzati dal costo della vita (come ad esempio l'esplosione dei premi delle casse malati) ha innescato un fenomeno senza precedenti che si può definire frontalierato al contrario: centinaia di cittadini ticinesi e residenti svizzeri abbandonano ogni anno il cantone per trasferirsi oltreconfine, acquistando casa nelle province di Como, Varese e persino nell'hinterland di Milano, mantenendo però il posto di lavoro in Svizzera. Il paradosso strutturale del mercato immobiliare ticinese è ben noto a qualunque operatore del settore: una quota consistente del parco sfitto ticinese (soprattutto nel Sottoceneri) si compone di stabili costruiti tra gli anni Sessanta e Ottanta. Si tratta di appartamenti energivori, mai rinnovati, con finiture obsolete e spese accessorie altissime. Al contrario, le nuove costruzioni vengono immesse sul mercato a prezzi di vendita o di affitto calibrati su target finanziari elevati o investitori istituzionali. Manca del tutto la fascia media: l'immobile moderno, efficiente sul piano energetico e accessibile a un ceto con redditi standard. Insomma, anche nell’immobiliare un’intera classe sociale sta venendo trascinata verso il basso, con tutte le conseguenze politiche del caso.

Ipoteca

Una delle parole più usate nel 2026 è l’ormai insopportabile ‘sostenibilità’, concetto che se applicato all’immobiliare diventata per i giovani una sorta di incubo. Perché le risorse iniziali richieste dalle banche non sono nemmeno esagerate, se paragonate ai paesi vicini. Il problema sono le garanzie da offrire per dimostrare la capacità di sostenere il mutuo. Facciamo un esempio concreto, ricordando che il capitale minimo richiesto è di almeno il 20% del valore del valore dell’immobile e che le banche alla spesa per interessi sommano l’ammortamento dell’ipoteca di secondo grado e i costi accessori, generando una cifra non può essere superiore al 33% del reddito lordo familiare. Prendiamo un appartamento da 4,5 locali a Lugano dal valore di 750.000 franchi, niente di lussuoso. Servono subito, se va bene, 150.000 franchi. A questo punto si sommano gli interessi sui 600.000 franchi residui (mettiamo 5%, 30.000 franchi all’anno), gli ammortamenti, i costi accessori e si arriva in zona 45.000 franchi all’anno, 3.750 al mese. Questo significa, per rispettare il paletto del 33%, essere obbligati a guadagnare 136.363 franchi lordi all’anno. Non c’è bisogno di troppe statistiche (ne basta solo una, quella del reddito medio lordo familiare in Ticino: nel 2025 circa 115.000 franchi) per intuire che questa asticella esclude automaticamente la maggioranza delle giovani coppie residenti.

Fra Como e Varese

Di fronte all'impossibilità di diventare proprietari in patria, sempre più giovani ticinesi guardano oltre il confine di Stato. Il differenziale del costo della vita e dei prezzi al metro quadro trasforma la fascia di confine italiana in una valvola di sfogo irresistibile. I prezzi medi della provincia di Como (dai 2.100 ai 3.200 euro) e di quella di Varese (dai 1.600 ai 2.600) non sono nemmeno paragonabili al Mendrisiotto (5.500-7.000) e meno che mai al centro di Lugano, dove stare sotto quota 10.000 è quasi impossibile. Al punto che sembra conveniente anche Milano, dove risiedono stabilmente un migliaio di svizzeri in forma ufficiale, ma nella realtà almeno il doppio. Limitando l’analisi alle zone di confine, nemmeno a tutta la provincia, gli agenti immobiliari appena oltre Brogeda e Gaggiolo propongono a 300.000 franchi appartamenti che a Chiasso o Mendrisio costerebbero più del doppio. L'identikit tipico del ticinese che compra casa in Italia presenta tratti ben precisi: età fra i 28 e 42 anni, con almeno un figlio piccolo e reddito svizzero in zona 5-6.000 franchi netti al mese. Chi ha la fortuna di poter praticare lo smart working è ancora più interessato… Nel 2026, stando ai dati dei Comuni, dei 54.000 svizzeri residenti stabilmente in Italia ben 7.700 sono nelle province di Como e Varese (4.400 e 3.300 rispettivamente), con un aumento medio del 2% all’anno dal pre-Covid a oggi, Considerando il fatto che si tratta quasi soltanto di ticinesi si tratta di più di una semplice curiosità.

Problemi

La questione demografica è uno dei temi politici ed economici più caldi in Ticino, poiché incide sulla sostenibilità finanziaria, sul mercato del lavoro e sul peso politico del cantone all'interno della Confederazione. La popolazione residente in Ticino cresce molto lentamente (ora è a circa 358.000–359.000 abitanti), ma la struttura interna registra uno squilibrio marcato: da oltre un decennio i decessi superano nettamente le nascite (nel 2024 circa 2.300 nati contro oltre 3.400 decessi), con la cosiddetta fuga dei cervelli intercantonale nel segmento dei giovani adulti (20-39 anni) che viene bilanciata dall’immigrazione, anche italiana, e con oltre il 24% della popolazione che ha superato i 65 anni. Se a trasferirsi altrove o in Italia sono giovani qualificati e famiglie in età lavorativa, il cantone perde contribuenti con redditi medio-alti, con il paradosso di sommare frontalieri italiani a frontalieri svizzeri. Al di là di problemi seri come la denatalità e la riduzione del gettito fiscale, restringendo il discorso all’immobiliare si nota un altro paradosso: il calo dei residenti autoctoni spinge molti proprietari ticinesi a convertire gli appartamenti sfitto in affitti brevi (Airbnb) per turisti o a locarli a prezzi gonfiati per lavoratori temporanei, riducendo ulteriormente la disponibilità di alloggi a lungo termine per le famiglie locali. Insomma, il problema della casa in Ticino non troverà soluzione finché il mercato continuerà a ragionare per opposti: da un lato uno sfitto di bassa qualità o non accessibile, dall'altro un mercato del nuovo pensato come bene rifugio di investimento finanziario piuttosto che come risposta a un bisogno primario.

In questo articolo:
Correlati