Coltello appoggiato sul collo per spaventare, non per ferire

Il problema, è sempre quello. Quando abusa di stupefacenti diventa violento, e compie piccoli furti. È un disturbo psichico che ne ha segnato l’esistenza e rovinato i rapporti affettivi, nonché costato oltre una decina di condanne penali, l’ultima (la quarta in due anni) oggi: due anni da scontare sospesi in favore di una misura stazionaria per provare a curarsi. L’uomo, un ticinese di 42 anni residente ad Agno, si è detto convintamente disposto a sottoporsi a tale misura. Ha alle spalle due tentativi simili di disintossicazione, che gli hanno dato pace per alcuni anni. «Non importa se il trattamento sarà più lungo della pena - ha detto in aula. - Voglio curarmi per i miei figli». La misura era caldeggiata anche da una perizia, dalla procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis e dal difensore dell’uomo, l’avvocato Simone Beraldi. Il processo, di fronte al giudice delle Assise correzionali Marco Villa, si è quindi concentrato in particolare sulla qualifica giuridica di quanto successo quell’8 luglio in pieno giorno alla stazione FLP di Agno.
La dinamica
Quel giorno l’imputato, per sua ammissione, non dormiva da tre giorni in seguito all’abuso di cocaina, ed era già stato segnalato armato di coltello nel parcheggio della vicina Migros poco prima dei fatti. Recatosi alla stazione di Agno, ha incontrato un suo conoscente, «reo» di aver parlato con la sua ex compagna. Tanto è bastato per farlo scattare, aggredendo il percepito rivale in amore, prendendolo a male parole e sferrandogli due schiaffi e un pugno. E, infine appoggiandogli il coltello sul collo. Per l’accusa, così facendo, aveva accettato di poterlo ferire anche gravemente, da cui l’ipotesi di reato di tentate lesioni gravi. Ipotesi però scartata dalla Corte, che anche alla luce delle riprese della videosorveglianza ha dato credito alla tesi dell’imputato secondo cui voleva soltanto intimorirlo. La condanna è dunque per lesioni semplici qualificate. Cadute anche le ipotesi di coazione o minaccia (avrebbe detto alla vittima di non chiamare la polizia altrimenti l’avrebbe «ammazzata»): non vi è un confronto agli atti fra i due e quindi la frase «non è corroborata oltre ogni ragionevole dubbio». Per il fatto di aver posato il coltello sul collo della vittima il 42enne è comunque stato condannato per esposizione a pericolo della vita altrui. Gli altri reati, non contestati, erano quelli di vie di fatto (per gli schiaffi e il pugno), ingiuria, furto di due carte di credito tolte da una buca lettere e conseguente prelievo di 350 franchi, e contravvenzione alla Legge federale sugli stupefacenti.

