Ticino

Come sta la paziente arrivata a Bellinzona da Gaza?

Facciamo il punto con il professor Giacomo Simonetti, primario e direttore medico e scientifico dell’Istituto pediatrico della Svizzera italiana dell’EOC – La 15.enne arrivata lo scorso ottobre, intanto, è stata dimessa
©Gabriele Putzu
Marcello Pelizzari
29.11.2025 12:00

Come sta la paziente accolta in Ticino e proveniente da Gaza? Quali sono le sue condizioni? Interpellato dal Corriere del Ticino, il professor Giacomo Simonetti, primario e direttore medico e scientifico dell’Istituto pediatrico della Svizzera italiana dell’Ente Ospedaliero Cantonale, spiega: «Non posso fornire dettagli sulle condizioni cliniche specifiche, ma posso dire che la paziente si trova in Ticino per ricevere cure mediche legate al conflitto in Medio Oriente».

La paziente è arrivata ieri sera, «dopo un lungo viaggio» fa notare il nostro interlocutore. Di conseguenza, «faremo le valutazioni del caso nei prossimi giorni». Detto in altri termini: è troppo presto per esprimere una diagnosi precisa, complice appunto la pesantezza del viaggio. Detto ciò, il trasferimento della paziente si è svolto senza intoppi e garantendo, sempre, la trasmissione corretta delle informazioni: «Durante le varie tappe – prosegue Simonetti – sono sempre state fatte delle valutazioni mediche. L’accompagnamento, d’altro canto, è molto importante. Sia per garantire una sicurezza sanitaria nel corso del viaggio, sia per garantire una sicurezza psicologica. Tramite i traduttori, è stato compiuto uno sforzo affinché, ad esempio, gli accompagnatori sapessero sempre, in maniera chiara, che cosa stava succedendo. Tutto per evitare un certo spaesamento».

Lo scoglio linguistico? Rispetto ai pazienti che curiamo di solito questa è una difficoltà in più, sì. Ma abbiamo una certa abitudine, penso ai migranti che arrivano al centro di Chiasso e hanno bisogno di cure
Giacomo Simonetti, primario e direttore medico e scientifico dell’Istituto pediatrico della Svizzera italiana dell’Ente Ospedaliero Cantonale

Lo scoglio linguistico, per il personale del San Giovanni di Bellinzona, dove si trova la paziente, può rappresentare un ostacolo non indifferente, al netto come detto della presenza di traduttori. «Rispetto ai pazienti che curiamo di solito questa è una difficoltà in più, sì» ammette il professore. «Ma abbiamo una certa abitudine, penso ai migranti che arrivano al centro di Chiasso e hanno bisogno di cure. Parliamo, anche in questo caso, di minorenni. Detto della lingua, anche la cultura è differente. Di qui l’importanza, doppia: lasciare tempo ai pazienti e, ancora, spiegare loro nel miglior modo possibile i prossimi passi. Non solo utilizzando la loro lingua, ma all’interno del loro contesto culturale».

Detto dell’attualità, come sta invece la paziente 15.enne sempre proveniente da Gaza accolta in Ticino alla fine di ottobre? Ancora Simonetti: «È stata dimessa dall’ospedale ed è stata presa a carico dai centri della Croce Rossa. Si è avviata verso l’integrazione nella società».