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Como, vetrine blindate e turisti: i disordini non arrivano

Negozi murati, agenti a ogni angolo e lungolago pieno di turisti: a una settimana dal caos di Milano, a Como finora nessun problema
©Gabriele Putzu
Red. Online
24.10.2026 20:00

Le tavole di compensato montate davanti alle vetrine e, a poche centinaia di metri, le code agli imbarcaderi in una splendida giornata di sole. Como ha vissuto così il sabato che molti temevano: sette giorni dopo le devastazioni di Milano, la città lariana si è svegliata blindata, ma anche piena di turisti e residenti a passeggio. E, almeno fino al tardo pomeriggio, dei temuti assalti non si è vista traccia.

Vetrine murate, poi riaperte

Già da venerdì diversi negozi del centro avevano deciso di proteggersi. In via Bernardino Luini, scrive La Provincia di Como, Sephora e Snipes avevano schermato le vetrine con pannelli di compensato, così come Foot Locker davanti ai portici Plinio. Sabato mattina altri hanno seguito l'esempio: un negozio di abbigliamento ha murato le vetrine, un'ottica ha ritirato la merce esposta, una gioielleria ha tenuto le saracinesche abbassate. In alcuni punti vendita sono comparse guardie private che di solito non ci sono.

Con il passare delle ore, però, la tensione è calata. Nel primo pomeriggio alcuni commercianti hanno tolto le tavole e riaperto le porte ai clienti, a fronte di una situazione molto più tranquilla del previsto. «Le due facce di Como», ha titolato il portale QuiComo: da una parte i negozi barricati, dall'altra il lungolago affollato e i battelli presi d'assalto, sì, ma dai turisti.

Agenti a ogni angolo

Merito anche di un dispositivo di sicurezza imponente. Secondo ComoZero, piazza Volta, piazza Duomo, piazza Cavour e le stazioni ferroviarie sono state presidiate fin dal mattino da Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia locale. Nel pomeriggio, tra le vie del centro, si sono visti anche militari. Alle 15, poi, la partita di Serie A tra Como e Sassuolo al Sinigaglia ha richiamato una grande folla di tifosi, che hanno raggiunto lo stadio a piedi dal centro senza alcun disordine.

Fra i negozianti, la scelta di restare aperti è stata spesso una questione di principio. «Non trovo giusto assoggettarsi a questo regno del terrore», ha detto ai microfoni di Ticinonews chi lavora in un negozio del centro. Un piano B, però, c'era: «Se la situazione diventa complicata spengo le luci, chiudo e mi metto nel retro». Anche fra i passanti prevaleva la calma: «All'inizio eravamo un po' titubanti, poi abbiamo visto tante forze dell'ordine», ha raccontato una coppia di comaschi. C'è persino chi ha scelto Como per stare alla larga da Milano.

Le chat della paura

Il timore era nato nei giorni scorsi da alcune chat, circolate anche fra gli studenti, con minacce di «scorribande» in centro e liste di negozi da assaltare, fra cui boutique di lusso e negozi sportivi. Messaggi che in settimana avevano spinto diversi genitori a tenere i figli a casa da scuola, nonostante le forze dell'ordine avessero chiarito che gran parte dei contenuti, compresi riferimenti a stragi e violenze sessuali, erano notizie false, talvolta corredate da immagini generate con l'intelligenza artificiale.

La Procura ha disposto 26 perquisizioni nelle abitazioni di giovani, 21 dei quali minorenni, sospettati di far parte della chat da cui sono partite le minacce. In un caso, a casa di un ventunenne della Bassa Comasca, la Digos ha trovato materiale pericoloso e riproduzioni di armi. Sabato mattina, inoltre, anche Como è stata toccata dall'operazione di polizia che ha portato a centinaia di perquisizioni in tutto il Nord Italia.

Corteo vietato e appelli alla calma

Vista la tensione, il questore ha deciso di non autorizzare una manifestazione sulla «remigrazione» che esponenti di Forza Nuova intendevano organizzare in centro. Dal fronte opposto, due gruppi di giovani attivisti comaschi hanno invitato a «disertare la piazza del 24.10», rilanciando lo sciopero generale del 20 novembre, da fare «senza chat segrete, senza passamontagna, in migliaia e a viso scoperto». Como, del resto, non figurava fra le città indicate dal «Movimento 17 ottobre», che venerdì sera aveva annullato i luoghi di ritrovo annunciati per sostituirli con punti di raccolta comunicati all'ultimo momento.

Nei giorni scorsi il sindaco Alessandro Rapinese, interpellato dal CdT, si era limitato a poche parole: «Siamo in contatto diretto con Questura e Prefettura. Stiamo lavorando come un sol uomo». Le associazioni dei commercianti avevano invitato alla calma.

Occhi puntati anche dal Ticino

La giornata è stata seguita con attenzione anche a sud delle Alpi, a pochi chilometri dal valico di Chiasso. Anche perché, in relazione ai disordini dello scorso fine settimana a Milano, sono stati fermati almeno due giovani ticinesi di 17 e 18 anni, accusati di devastazione e saccheggio. Nel frattempo, come ha riferito per primo il Tg1, la polizia ha individuato e fermato la persona ritenuta dietro la pagina Instagram del «Movimento 17 ottobre».

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