Ticino

Culle sempre più vuote: mai così pochi nati in quasi 40 anni

Secondo i dati dell’Ufficio cantonale di statistica, lo scorso anno sono venuti alla luce solo 2.435 bambini - Per trovare una cifra peggiore bisogna tornare al 1985 - Borioli: «Non è calato il desiderio di avere figli, ma pesano gli aspetti finanziari e la conciliabilità lavoro-famiglia»
Martina Salvini
23.06.2023 06:00

L’anno scorso in Ticino sono nati 2.435 bambini, 121 in meno del 2021. Numeri bassi, sì, ma che a prima vista dicono poco o nulla. Del resto, le nascite sono in costante calo da anni, nel nostro Cantone così come in tutto l’Occidente. A impressionare, però, osservando meglio i dati pubblicati ieri dall’Ufficio cantonale di statistica (USTAT), è il confronto con gli anni passati. Scorrendo la tabella Excel sulla quale, anno dopo anno dal 1980, sono riportate le cifre dei nuovi nati, non si trova infatti un numero così basso in tutti gli anni Duemila, e neppure negli anni Novanta. Per trovare un dato peggiore, bisogna andare indietro di quasi quarant’anni, al 1985, quando nel nostro cantone vennero al mondo 2.311 bambini.

Ma come interpretare questa frenata, che arriva peraltro dopo un biennio in cui i dati sulla natalità erano tornati a crescere? «Il numero di nascite osservate nel 2022 è da iscriversi in una tendenza che già da diversi anni l’USTAT ha evidenziato», premette Matteo Borioli, collaboratore scientifico dell’Ufficio di statistica ed esperto di demografia. «La lettura di questo dato, tuttavia, non è semplice poiché, oltre ai fattori che storicamente incidono sulla natalità (fattori sociali, economici e culturali), negli ultimi anni la pandemia di SARS-CoV-2 e la guerra in Ucraina possono aver influito sul comportamento riproduttivo, ma purtroppo questo impatto è difficilmente misurabile con i soli dati del movimento naturale».

Sempre più giù

Guardando l’evoluzione dell’ultimo mezzo secolo, il bilancio è impietoso. «Per valutare l’evoluzione su di un lungo periodo - dice Borioli - si può utilizzare il tasso di natalità, ossia il numero di nascite ogni 1.000 abitanti, così da neutralizzare la differente dimensione della popolazione nella quale avvengono le nascite. Ebbene, questo indicatore evidenzia un calo della natalità nel corso degli ultimi 50 anni. Infatti, si è passati dalle 13,5 nascite ogni mille abitanti del 1971 alle 7,3 nascite ogni 1.000 abitanti del 2021». Focalizzandoci sul periodo più recente, invece, si vede chiaramente che «dal 2015 si registra, di anno in anno, una costante diminuzione di nascite: superavano le 3.000 in quell’anno e sono state 2.435 nel 2022. Il 2020 e Il 2021 hanno fatto registrare dei piccoli incrementi (+12 rispettivamente +50 nascite), poi smentiti dal dato del 2022».

Ticino fanalino di coda

A colpire è poi un altro indicatore statistico, quello della fecondità. Il Ticino, infatti, guida la classifica dei cantoni con il numero più basso di figli per donna: soltanto 1,31. «Un valore sensibilmente inferiore rispetto a quello svizzero, che si situa a 1,52 figli per donna», commenta Borioli. «Insieme a Basilea Città, il Ticino presenta il valore più basso di questo indicatore, una situazione che si è ripetuta più volte negli scorsi anni». Non va meglio se si allarga il confronto ai Paesi vicini, dove il Ticino riesce a fare meglio soltanto rispetto alle regioni di confine italiane. «L’indicatore congiunturale di fecondità in Lombardia è di 1,27 figli per donna, in Piemonte di 1,25. Ma il dato del Ticino risulta più basso rispetto a quelli delle regioni francesi o dei Länder tedeschi confinanti».

Quali motivi?

Il fatto che oggi nascano meno bambini, fa notare il ricercatore, «non è legato unicamente al “fare meno figli”, ma è riconducibile anche ad un aspetto demografico: oggi le donne in età feconda (tra i 15 e i 49 anni) sono numericamente meno rispetto a quanto si osservava nella seconda metà degli anni Ottanta (70.903 nel 2021 e 71.689 nel 1986). Quindi anche se il numero di figli per donna restasse costante, diminuirebbe comunque il numero di nuovi nati». Guardando poi all’età della mamma al momento della nascita del primo figlio si nota che è costantemente aumentata nel corso del tempo: «Da qualche anno, tre quarti delle nascite avviene da madri che hanno superato i 30 anni. Nel 1969 questa percentuale era del 36,4%».

Ma quali sono i fattori che possono facilitare oppure ostacolare le coppie nella decisione di mettere al mondo un bambino? «I fattori sono ovviamente molteplici e complessi. Ma in un lavoro svolto qualche anno fa all’USTAT avevamo mostrato come tra le coppie in età da figli, il reddito della coppia - e soprattutto quello della donna - fosse positivamente associato all’arrivo di un primo figlio, indipendentemente da altri fattori come l’età o lo stato civile». Al contrario, «la vicinanza a una struttura per la custodia dei figli sembra invece influenzare meno l’arrivo di un primo bambino». Spesso, poi, la voglia di diventare genitori si scontra con il contesto socioeconomico. «In un altro contributo – spiega Borioli – abbiamo infatti mostrato come, nonostante il desiderio di avere figli sia immutato tra le nuove generazioni e anch’esse vogliono avere due o più figli, l’aspetto finanziario e la difficoltà nel conciliare vita professionale e familiare sono alcuni dei fattori che pesano maggiormente». Malgrado gli sforzi della politica, che da anni si interroga sulle possibili misure da attuare per favorire la ripresa della natalità, invertire la rotta appare complicato. «Tra i vari aspetti critici legati al calo delle nascite - osserva Borioli - c’è anche quello che conduce ad avere un domani un numero inferiore di individui in età di procreare. Una situazione che si aggrava così generazione dopo generazione», in una sorta di circolo vizioso. «Meno bambini oggi, significa avere meno potenziali genitori domani».