In aula

Dà fuoco alla sua cella: condannato

Dodici mesi da espiare ed espulsione per 5 anni a un cittadino algerino reo confesso che prima di essere detenuto alla Stampa è entrato in Svizzera illegalmente – Inizio di dibattimento caratterizzato da toni accesi
© CdT/Gabriele Putzu
Valentina Coda
10.02.2026 19:02

È stato caratterizzato da toni accesi e da un comportamento provocatorio da parte dell’imputato l’inizio del dibattimento a carico di un 34.enne cittadino algerino reo di aver dato fuoco alla sua cella della Stampa il 28 dicembre del 2021. Il presidente della Corte delle assise correzionali, Marco Villa, ha rimproverato l’uomo di avere assunto un atteggiamento poco consono a un’aula di tribunale e di rinviare il dibattimento se non avesse corretto il tiro. Il 34.enne ha infatti più volte risposto alle domande del giudice metà in arabo e metà in tedesco (prima del suo arresto era residente in Germania, ndr), mettendo di fatto in difficoltà la traduttrice di lingua araba e facendo alterare non poco il giudice.

«Un gesto stupido»

Al netto di questo diverbio iniziale, l’uomo ha ammesso i fatti ed è stato condannato per incendio intenzionale a 12 mesi interamente da espiare (ne ha già scontati quasi 8) ed è stato espulso dalla Svizzera per 5 anni (senza iscrizione al registro SIS). La pena – poi avallata dalla Corte – è frutto di un accordo tra il procuratore pubblico Alvaro Camponovo e la patrocinatrice dell’imputato, l’avvocata Letizia Vezzoni. Per quanto riguarda i fatti e le circostanze che hanno portato al suo arresto, il 34.enne è finito in manette perché entrato illegalmente sul territorio elvetico. Dopo essere stato portato al penitenziario della Stampa, ha incendiato dei pezzi di carta con l’accendino e li ha lanciati sul materasso, che ha preso fuoco insieme ai cuscini e alla coperta. Un agire che ha portato ad accertamenti medici per gli agenti di custodia intervenuti per domare le fiamme e ad un danno agli interni della cella quantificato in quasi 6.500 franchi. «Non ci sono circostanze aggravanti, a parte la stupidità dell’imputato di aver incendiato una cella», ha detto Villa alla fine del dibattimento.

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