Dalle aggressioni in strada al «colpo» con il tagliacarte

«Una spirale discendente, che ha condotto al degrado e all’autodistruzione». E ha portato l’imputato ad aggredire violentemente diverse persone, il tutto per procacciarsi del denaro. Sono accuse pesanti, quelle a carico di un 22.enne brasiliano del Bellinzonese comparso questa mattina davanti a una Corte delle assise criminali: parliamo di 4 rapine e 5 furti, più una serie di violazioni di domicilio e danneggiamenti oltre a vari reati di droga. L’ultimo «colpo», il più grave, era andato in scena il 25 novembre scorso in un albero di Lugano, quando l’imputato, mascherato, aveva minacciato una dipendente con un tagliacarte appuntito, brandito anche contro due colleghi della donna intervenuti con successo per aiutarla. Lama e maschera dirà di averli trovati «in giro».
Ma nel suo «curriculum» c’è anche un’altra rapina, a Bellinzona, ai danni di un ragazzo disabile al quale il 22.enne, insieme a un correo (che più avanti deruberà di una Playstation e dei gioielli) il 18 aprile 2024 sottrasse un (!) franco dopo averlo malmenato. E ci sono pure altre due rapine, anch’esse tentate: una ai danni di una giovane sempre a Bellinzona, alla quale tra il 2 e il 3 settembre dello scorso anno aveva tentato di sottrarle lo zaino e che aveva bloccato coprendole una mano con la bocca. Fortunatamente la ragazza aveva reagito e lo aveva morso alle dita. La seconda, la notte del 15 novembre successivo, ancora ai danni di una donna, alla quale aveva tentato di sottrarre la borsa. Anche in questo caso, senza successo. A segno sono invece andati alcuni furti in un locale pubblico di Lugano e in varie cantine, per una refurtiva di alcune migliaia di franchi.
Presa a carico non scontata
Una spirale discendente di violenza, ha appunto rimarcato la procuratrice pubblica Margherita Lanzillo nella sua requisitoria, sfociata in «una sequenza di condotte criminose che restituisce l'immagine di un imputato che ha scelto la via della violenza e dell’intimidazione quale strumento per procurarsi denaro». Quelli commessi, a mente dell’accusa, «non sono semplici reati contro il patrimonio e richiedono una risposta penale seria». Di qui la richiesta di una condanna a 4 anni di carcere, eventualmente sospesi – se verrà trovata una struttura adeguata – in favore di un trattamento ambulatoriale.
L’imputato, dal canto suo, ha ammesso parte dei fatti imputatigli, negando però di aver voluto commettere le ultime tre rapine così come di essere il responsabile di alcuni furti in alcune cantine. Ha assicurato di voler cambiare vita e rinunciare ad alcol e cocaina, ma in carcere, poche settimane fa, è stato sanzionato per aver fumato uno spinello e, qualche mese fa, per aver tentato in due occasioni di fabbricare alcol fermentando della frutta in una bottiglietta. Ha in ogni caso affermato di essere pronto a intraprendere un trattamento stazionario. Una questione tutt’altro che scontata, e probabilmente bisognerà guardare Oltralpe: Villa Argentina ha infatti rifiutato la presa a carico del 22.enne. Il suo avvocato, Francesco Martire, si è battuto per una massiccia riduzione di pena. «Il mio assistito è un dilettante allo sbaraglio» e non un rapinatore incallito, ha argomentato. «A muoverlo è stata la disperazione».
Espulsione o caso di rigore?
Il Ministero pubblico non ha chiesto l’espulsione dell’imputato, caldeggiata invece dai rappresentanti delle vittime, costituitesi accusatrici private: due dipendenti dell’albergo e il ragazzo aggredito a Bellinzona, patrocinati dall’avvocato Pascal Delprete, e la giovane aggredita sempre nella capitale, rappresentata dall’avvocata Valentina Vitalini. «All’hotel si è sfiorata la tragedia», ha rimarcato Delprete. «Non credo che l’imputato abbia capito che cosa ha fatto. La pena deve essere esemplare, mi associo alla richiesta dell’accusa ma chiedo l’espulsione dalla Svizzera e dallo spazio Schengen». «L’imputato ha scelto il luogo e il momento migliori per colpire, ha pedinato la vittima, persona minuta e vulnerabile, che però ha avuto prontezza di ribellarsi. L’espulsione non va esclusa», gli ha fatto eco Vitalini. Pronta la replica dell’avvocato Martire, il quale ha ricordato che la perizia psichiatrica riconosce un sincero pentimento da parte del 22.enne. La sentenza della Corte delle Assise criminali, presieduta dalla giudice Monica Sartori-Lombardi, verrà pronunciata domani pomeriggio.
