Dalle targhe a portata di clic alla ricerca a pagamento, il Ticino cambia strada

Fino all’inizio di settembre, in Ticino bastava inserire online il numero di una targa per consultare, se i dati non erano stati bloccati, il nome e l’indirizzo del detentore. Era una possibilità prevista dal quadro federale e offerta attraverso il portale cantonale: una ricerca semplice, gratuita e senza dover spiegare il motivo. Dal 1. novembre il servizio tornerà, ma non sarà più quello di prima. Il Cantone, fa sapere il Dipartimento delle istituzioni (DI) aderirà a eAutoindex e ogni singola consultazione diventerà a pagamento.
La decisione è la risposta strutturale alla sottrazione automatizzata di dati annunciata il 3 settembre. L'attacco informatico ha sfruttato il precedente modulo di ricerca, aggirando intenzionalmente i meccanismi di protezione che limitavano il numero di richieste, per estrarre informazioni quali il numero di targa, il nome, il cognome e l'indirizzo dei detentori. Dopo la conferma del coinvolgimento di dati ticinesi, il Dipartimento delle istituzioni ha sporto denuncia penale e ha disattivato il servizio in via precauzionale.
Non un registro segreto, ma una ricerca più costosa
Il passaggio a eAutoindex non significa che le targhe diventeranno inaccessibili o che ogni utente dovrà dimostrare di avere una ragione valida. Il comunicato cantonale annuncia che le singole richieste saranno a pagamento e presenta il costo come una barriera contro lo scraping, cioè l’estrazione automatizzata di grandi quantità di dati. Sul sito di eAutoindex, tra le FAQ, viene indicata la tariffa di un franco per ricerca; lo stesso importo è riportato dalle informazioni ufficiali dei Cantoni di Uri e Berna per le consultazioni svolte sulla piattaforma.
Resta invece invariato il diritto di chiedere che i propri dati non siano pubblicati. Le targhe per cui il blocco era già stato richiesto non sono state coinvolte nell’«estrazione» di settembre e continueranno a non essere accessibili anche attraverso il nuovo portale.
Sempre più persone chiedono il blocco
Già prima di quanto accaduto, è stata registrata la crescita delle richieste di anonimato. Nel 2020, il dato più vecchio disponibile, le targhe protette erano 4.117; nel 2025 erano salite a 5.741. Nel 2026 la Sezione della circolazione indica 66.619 detentori che avevano chiesto il blocco, su circa 248.000 proprietari di auto con targhe ticinesi: all’incirca uno su quattro. Una tendenza che, secondo il direttore della Sezione Elia Arrigoni, riflette una maggiore sensibilità verso la protezione dei dati.
Il nuovo sistema, dunque, non cambia chi può essere escluso dalla ricerca e non cancella i blocchi già attivi. Cambia soprattutto il percorso per chi vuole effettuare una ricerca: dal 1. novembre si passerà dal modulo cantonale gratuito alla piattaforma intercantonale con interrogazioni a pagamento.
Una prassi che varia da Cantone a Cantone
Il passaggio a eAutoindex, precisa il DI, uniforma il Ticino alle prassi intercantonali. La pubblicazione dei dati e le modalità di consultazione dipendono dai Cantoni. Molti si appoggiano a una piattaforma condivisa; altri hanno mantenuto portali propri o si servono di fornitori esterni. Quindici Cantoni utilizzano il sito comune eAutoindex: Appenzello Interno, Appenzello Esterno, Berna, Basilea Campagna, Basilea Città, Glarona, Grigioni, Obvaldo, Nidvaldo, San Gallo, Soletta, Svitto, Turgovia, Uri e Zurigo. E, dal 1. novembre, anche il Ticino.


