Targhe sempre più «protette» in Ticino

Alzi la mano chi non ha mai ceduto alla tentazione, davanti a un’auto magari di lusso, magari sopra i limiti di velocità, di inserire comodamente il numero di targa nell’apposita casella del registro cantonale, e scoprire il nome del proprietario.
Non ci sono statistiche al riguardo, ma la pagina «Elenco targhe» è probabilmente una delle più gettonate del sito internet del Dipartimento delle Istituzioni, se non di tutto il Cantone. I dati dicono invece chiaramente che la ricerca, da qualche anno, ha una probabilità sempre più alta di concludersi con una curiosità insoddisfatta.
«La targa è protetta» dice l’avviso. «Il proprietario ha deciso di non rendere pubblici i suoi dati».
Non è un’impressione. Nel 2020 - il più vecchio dato disponibile - in Ticino sono state registrate 4.117 targhe protette. L’anno scorso, secondo i dati forniti dalla Sezione della Circolazione, erano 5.741. Un aumento sensibile - oltre il 50 per cento - che rappresenta una minoranza in aumento. Sono in tutto 248mila i proprietari di auto targate TI (dato 2026) e di questi ormai 66.619 hanno chiesto e ottenuto l’anonimato. In pratica uno su quattro. E ognuno di essi potrebbe avere più di una targa intestata, precisano Camorino.
Trasparenza di default
È una scelta controcorrente: chi la compie, di fatto, lotta con un automatismo. In base alla legge federale sulla circolazione stradale (articolo 86) i Cantoni hanno la possibilità di pubblicare «di default» i dati dei titolari delle targhe. Il Ticino ha deciso tempo fa di applicarla e in questo non rappresenta un’eccezione. Quindici cantoni si sono consorziati creando un sito internet comune (eautoindex.ch), altri - Friborgo, come il Ticino - pubblicando le targhe in autonomia, altri ancora (AG, SH, VD, ZG, ZH) attraverso un loro fornitore di servizi. «Il principio è sempre lo stesso» spiega il direttore di Camorino Elia Arrigoni. «Non sono a conoscenza di alcun cantone che a oggi non abbia fatto uso della possibilità data dalla normativa federale».
La legge prevede anche la possibilità, per gli automobilisti, di presentare opposizione: la protezione della targa in realtà è un processo abbastanza rapido e agevole (nonché gratuito). Ma è uno scarto dall’automatismo e in quanto tale, almeno fino a tempi recenti, scarsamente praticato. E il vantaggio è forse più collettivo che individuale. «In casi specifici l’accessibilità dei dati può facilitare la risoluzione di problematiche tra privati, senza dover ricorrere subito alle autorità» sottolinea Arrigoni. «Penso ad esempio ai danni a veicoli parcheggiati o ad altri procedimenti civili, che in questo modo vengono gestiti in modo più efficiente e ottimizzando l’uso delle risorse».
Mozione pendente
Allo stesso tempo, il fatto che mentre si è alla guida nome e indirizzo del conducente siano visibili (teoricamente) quanto la sua auto, può essere percepito da alcuni come un’intrusione. A livello federale è stata depositata a marzo una mozione dell’UDC (Stefanie Heimgartner) in cui si chiede di modificare l’articolo della legge sulla circolazione escludendo dall’accesso alle informazioni «le imprese private che gestiscono o controllano i parcheggi a fini commerciali». Solo nel canton Argovia, sottolinea Heimgartner, ogni mese l’ufficio della circolazione gestisce un migliaio di richieste da parte di società private che vogliono rivalersi su chi non ha pagato il posteggio. «Un costo burocratico non indifferente che si trasferisce sulla collettività».
«Automobilisti più sensibili»
A livello individuale, invece, il primo passo per la tutela della privacy è presentare opposizione tramite un apposito formulario (gratuito). Il blocco scatta per tutte le targhe possedute dall’automobilista (non per la singola targa) e l’interessato non deve addurre particolari motivazioni. «Per questa ragione non sappiamo dire esattamente quali fattori spingono le persone a opporsi» spiega Arrigoni. Il fatto che le opposizioni siano aumentate significativamente negli ultimi anni, però, non è verosimilmente da ricondurre alla «ricorsite» diffusa in Ticino quanto piuttosto alla sempre maggiore consapevolezza (anche digitale) sul tema della privacy in generale. I consumatori danno di continuo l’assenso a liberatorie sconosciute per muoversi nel mondo virtuale: perché non dovrebbero interrogarsi sul fatto che le proprie generalità sono visibili a qualsiasi utente della strada, nel mondo reale? «Queste considerazioni esulano dal nostro stretto ambito di competenza» conclude Arrigoni. «Ciò detto a nostro modo di vedere l’aumento di opposizioni anche in Ticino è da ricondurre a una maggior sensibilità in generale verso il tema della protezione dei dati, è evidente». Questo non comporta ancora, per fortuna, un grande carico di lavoro extra per gli uffici della Circolazione. «Le richieste aumentano, è vero, ma la rapidità di evasione delle stesse permette di gestirle senza che l’impatto sia rilevante per la nostra attività». Per il momento, almeno.
