Dall'Oman a Roma, passando per Il Cairo e Monaco: l'odissea di Fede Volo per tornare in Svizzera

Una vera e propria odissea, ma con un lieto fine. Come avevamo scritto domenica, nel caos voli che ha colpito il mondo intero, in seguito all'escalation del conflitto in Medio Oriente, è finita anche Federica Volonterio, speaker di Radio3i con il suo «Un caffè al Volo» del sabato mattina. Fede Volo sarebbe dovuta partire domenica dall'Oman – dove aveva passato dieci giorni in vacanza – con un volo Etihad con scalo ad Abu Dhabi. Volo che, va da sé, è stato cancellato.
«Il primo giorno siamo rimasti in attesa. Il secondo giorno il morale è un po' sceso. Il terzo avevo un po' perso le speranze che qualcuno venisse a prenderci, o che l'agenzia si muovesse, in qualche modo», ci racconta. Senza aiuti di alcun tipo, l'unica soluzione era quella di monitorare le piattaforme delle compagnie aeree. «Il mio compagno ed io abbiamo iniziato a controllare diversi siti per trovare un volo che da Muscat ci portasse, in qualche modo, in Europa. Per noi non contava più dove fosse diretto l'aereo, l'importante era che ci portasse via da lì».
Dopo una giornata di «ricerche e sconforto», le speranze si sono riaccese. «Abbiamo trovato un volo con Oman Air che ci avrebbe portato prima a Monaco e poi a Roma». Non la soluzione più comoda, ma Federica non ha esitato. «Ho comprato subito i biglietti. Anche se tutto a spese nostre, con costi triplicati, se non quadruplicati, rispetto al solito». Vista la situazione, infatti, i prezzi dei voli – diretti o con scali alternativi – fra Asia e Europa sono schizzati alle stelle. In questi casi, però, come sottolinea Fede Volo, subentra l'istinto di «portarsi verso le zone sicure».
Stop al Cairo
Finalmente, quindi, è arrivato il momento di tornare a casa. Sebbene con qualche peripezia. «Arrivati in aeroporto, in Oman, ci hanno comunicato che il volo era troppo piccolo per i passeggeri, troppo pesante. Per questo motivo, ci hanno detto che se volevamo salire tutti dovevamo fare uno scalo tecnico al Cairo e fare benzina». Neanche a dirlo, nessuno, tra i passeggeri, ha avuto dubbi. «Disperati, abbiamo detto di caricarci tutti e fare tutti gli scali necessari».
Il volo, come previsto, ha fatto sosta in Egitto per rifornirsi. «Questo scalo ci ha fatto perdere la coincidenza con Roma, quindi ieri sera abbiamo dormito a Monaco e, stamattina, abbiamo preso un altro volo per Roma». Un vero e proprio viaggio della speranza. «Abbiamo dovuto fare il giro del mondo, ma non potevamo fare diversamente. Ma la realtà è che non importa: la cosa fondamentale, per noi, era arrivare in un posto sicuro e tornare a casa».
Quando la contattiamo, Fede Volo è già a Roma, sempre più vicina a casa. «Stiamo bene, solo un po' esausti dopo tutti questi voli e notti fuori. Ora stiamo aspettando i bagagli, poi prenderemo un treno e torneremo a casa». L'odissea, insomma, è quasi finita. Ma i giorni precedenti, in attesa, non sono stati semplici. «Non voglio essere drammatica: mentre eravamo in Oman ci siamo sempre sentiti al sicuro. Ma quando nelle vicinanze sparano droni e missili una persona vuole solo tornare a casa». Per Federica, l'aspetto peggiore è stato soprattutto quello legato all'incertezza. «A un certo punto, il sentimento principale era la premura di tornare a casa, vista la situazione così instabile, più che la vera paura. La situazione era troppo imprevedibile, ed è per questo che è subentrata la fretta di voler rientrare in Svizzera».
Sì, ma a che costi? Come ricorda Federica, lei e il suo compagno hanno dovuto pagare di tasca loro i voli per tornare a casa. «Noi siamo riusciti a comprarli, ma visti i costi quadruplicati bisogna ricordare che non tutti possono permetterselo. Noi, fortunatamente, abbiamo potuto comprarci questi biglietti, ma non è scontato. E questo fa riflettere». Il pensiero della speaker di Radio3i va quindi a chi si trova ancora bloccato in Medio Oriente e, in particolare, a Dubai o in luoghi dove tornare a casa è più complesso. «Chi si trova in quelle zone è inevitabilmente un po' più preoccupato, e non possiamo che capire quello che stanno passando».
