Il caso

Dashcam controverse, in Ticino un solo caso di «pirata della strada»

Le vendite sono in aumento in Svizzera, ma non tutti sanno che rischiano di scontrarsi con la Legge federale sulla protezione dei dati – E i video entrano in tribunale solo a determinate (strette) condizioni
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Jenny Covelli
05.11.2025 06:00

Nel 2025, le vendite di dashcam per auto, moto e biciclette sono aumentate del 39% rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dai dati degli ordini di Galaxus, il più grande rivenditore online della Svizzera. Sempre più spesso vengono realizzati video nel traffico, all’insaputa degli utenti della strada. Le dashcam, ovvero le telecamere per i cruscotti, stanno diventando popolari.  I canali YouTube tedeschi come «Dashcam Deutschland» o «DashcamDriversGermany» hanno tassi di visualizzazione e di abbonamento a sei cifre. Anche canali svizzeri come «Dashcam Helvetia» o «Dashcam Switzerland» stanno crescendo. Sono soprattutto gli uomini a dotare le loro biciclette, moto e auto di telecamere, precisa Galaxus. Infatti, l'87% dei prodotti è stato ordinato da uomini, il 13% da donne. Il mercato è dominato soprattutto dagli apparecchi per auto. «L'acquisto e l'uso di dashcam è consentito sia in Svizzera, sia in Germania, sia in Italia. Va però sottolineato che l'utilizzo è legato a situazioni specifiche e che non è permesso effettuare riprese e registrazioni permanenti. I produttori hanno già ottimizzato i loro modelli in base alla situazione legale, installando, ad esempio, sensori di velocità che rilevano situazioni di pericolo. In questi casi, viene salvata la registrazione solo dell'incidente vero e proprio e non l'intero viaggio», aggiunge il rivenditore. Comparis aggiunge che attualmente, in Svizzera, nessuna assicurazione auto offre sconti per l’installazione del prodotto e nella prassi assicurativa questo tipo di riprese ha trovato scarsissimo impiego.

Ma perché acquistare e installare una videocamera di questo tipo? Alcuni lo fanno per riprendere le loro corse, altri per immortalare i paesaggi che attraversano su due o quattro ruote, c’è chi pensa anche di potersi proteggere da potenziali controversie legali in caso di incidente. O di segnalare alla polizia potenziali comportamenti scorretti al volante. Ma è davvero così?

La sentenza che fa giurisprudenza

Una ripresa video che consente di riconoscere una persona rappresenta un trattamento di dati personali. La Legge federale sulla protezione dei dati (LPD) prevede il principio di riconoscibilità: la raccolta e le finalità del trattamento dei dati personali devono essere chiaramente identificabili da parte della persona interessata. In sintesi, la persona deve sapere quali dati vengono raccolti e per quale motivo. E ciò non è possibile se si viene ripresi a propria insaputa (rendendo riconoscibili persone o targhe).

Il 26 settembre 2019 il Tribunale federale ha quindi stabilito che, siccome filmare da un veicolo non è facilmente riscontrabile dagli altri utenti della strada, costituisce un trattamento segreto dei dati. La registrazione viola pertanto la LPD «ed è quindi illegale».

Ci sono due eccezioni: secondo la giurisprudenza della suprema Corte federale, le prove ottenute illegalmente da privati sono utilizzabili (in tribunale) se avessero potuto essere ottenute legalmente anche dalle autorità di perseguimento penale e se una ponderazione degli interessi ne giustifica l’utilizzo (ovvero, risultano indispensabili per chiarire un reato grave).

Il caso specifico

Il Tribunale federale è stato chiamato in causa da un’automobilista multata per avere «tallonato» e poi sorpassato sulla destra un veicolo. Il cui conducente aveva denunciato la donna allegando alla documentazione un video. Il Tribunale distrettuale di Bülach aveva condannato la conducente per ripetuta violazione delle norme della circolazione a una pena pecuniaria sospesa di 110 aliquote di 150 franchi e a una multa di 4 mila franchi. Verdetto confermato dal Tribunale d’appello di Zurigo, il quale aveva ammesso la prova video considerando la manovra di avvicinamento e il sorpasso a destra come un reato grave. Ma per i giudici di Mon Repos la registrazione video tramite dashcam è stata effettuata in violazione della Legge federale sulla protezione dei dati ed è quindi illegale. E le contravvenzioni commesse dalla donna, secondo la giurisprudenza, non sono qualificabili come reati gravi. «Il che porta a una ponderazione degli interessi a sfavore dell’utilizzo». Il ricorso è quindi stato accolto, la sentenza d’appello annullata e la causa rinviata all’istanza per procedere con una nuova decisione. Il Canton Zurigo ha pure dovuto versare alla ricorrente un indennizzo di 3.000 franchi.

Nel febbraio 2020 il tema era tornato d’attualità. Quando il Tribunale superiore di Zurigo ha assolto un’altra automobilista dall’accusa di ripetute infrazioni del codice stradale. La donna si era infatti resa protagonista di una serie di manovre azzardate ma, a parte le riprese della dashcam di un’altra utente della strada che circolava sullo stesso tratto, non vi erano altre prove della sua guida spericolata. Oltre all’assoluzione, alla ricorrente era stato concesso un risarcimento di 30 mila franchi per le spese legali.

La situazione in Ticino

Anche il nostro cantone è colpito dalla dashcam-mania? In base ai riscontri della Polizia cantonale, non è stato registrato un particolare interesse dei conducenti ticinesi in relazione all’utilizzo di tali videocamere. Ricordando che «l’uso delle dashcam è fondamentalmente illegale» (appunto, per la protezione dei dati), il Servizio comunicazione precisa che è già capitato che utenti della strada vengano multati a causa del loro utilizzo durante la guida. Si parla di una decina di casi all’anno.

Negli ultimi anni, in Ticino, in un solo caso sono state ammesse come prova le riprese di una dashcam. «La valutazione viene eseguita relativamente alla gravità dell’infrazione». Si tratta di un caso di «pirata della strada». La Polizia cantonale non scende però nel dettaglio.

Capita anche in Ticino che utenti della strada segnalino infrazioni altrui corredate da video. «In quest’ambito evidenziamo che le immagini fornite spesso immortalano infrazioni dette “semplici” e pertanto non possono essere acquisite quale mezzo di prova». La Polizia cantonale, in conclusione, ricorda che chi cerca di immortalare comportamenti scorretti alla guida potrebbe incorrere a sua volta in infrazioni più gravi. «Il consiglio sempre valido per i conducenti, in tutte le condizioni, è quello di mantenere l’attenzione alla guida in ottica soprattutto preventiva».

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