Delitto di Morbio Inferiore, ci sarà una terza perizia

La prima perizia psichiatrica era giunta alla conclusione che l’uomo che ha ucciso la cognata a Morbio Inferiore non fosse imputabile. Dunque non processabile. La seconda, sempre commissionata dalla Procura, lo ha ritenuto sostanzialmente capace di intendere e volere. Due perizie, a conti fatti, con risultanze agli antipodi. Ora ce ne sarà una terza. Stando a quanto appreso dal Corriere del Ticino, infatti, un terzo professore sarà chiamato a esprimersi sull’imputabilità dell’uomo che, la mattina del 26 novembre 2024 uccise, come detto, la cognata in un’abitazione di via Campo Sportivo, a Morbio Inferiore.
A inizio del 2026 la procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis ha firmato il rinvio a giudizio nei confronti dell’uomo che, all’epoca dei fatti, aveva 68 anni. L’accusa? Assassinio, in via subordinata omicidio intenzionale. Ma, di fatto, con due perizie dai risultati diametralmente opposti. Ed è per questo motivo che il giudice supplente Curzio Guscetti, primo titolare dell’incarto al Tribunale penale cantonale, una volta lette le risultanze ha ordinato una terza perizia. Una super perizia, se vogliamo. Analisi che, in aggiunta, è stata commissionata a un dottore proveniente da un cantone d’oltre San Gottardo. Stando a nostre informazioni la data di avvio di questo nuovo approfondimento non è ancora stata comunicata alle parti. Di conseguenza l’approdo del caso davanti alla Corte delle Assise criminali – che sarà composta anche dagli assessori giurati – slitterà ulteriormente.
Cosa successe
Il 26 novembre 2024 in via Campo Sportivo l’imputato – difeso dall’avvocata Maria Galliani –, uccise la cognata che era ospite a casa sua e della moglie per trascorrere un periodo di convalescenza a seguito di una malattia. A scatenare l’uccisione sarebbe stata l’esasperazione causata dai problemi burocratici legati alla presenza della cognata in Ticino. Quella mattina, al momento dell’arrivo dei primi soccorsi sul posto, l’uomo fu trovato all’interno dell’abitazione con i vestiti intrisi di sangue. Stando alle ricostruzioni e alle indiscrezioni circolate, non è infatti da escludere che, dopo una prima aggressione e un primo tentativo di soffocamento, l’uomo abbia inveito sulla donna, in particolare sulla testa. Da allora si trova in carcere.

