Donna annegata, proseguono gli accertamenti

Proseguono gli accertamenti degli inquirenti, coordinati dal procuratore pubblico Roberto Ruggeri, a sua volta assistito dal procuratore generale Andrea Pagani e dalla sua vice Chiara Borelli, per far luce sulle cause della morte della 52.enne annegata martedì a Melide. Come noto, la donna è colei che diffuse via Instagram le registrazioni di alcune telefonate con il consigliere di Stato Claudio Zali. Audio che poi contribuirono alle dimissioni del «ministro». Nella giornata odierna, stando a nostre informazioni, è stata effettuata l’autopsia sulla salma mentre la Polizia ha messo i sigilli al domicilio della donna, a Melide.
E proprio i risultati dell’autopsia, per i quali bisognerà attendere fino a qualche giorno, potrebbero risultare centrali per chiarire le cause del decesso. Sempre oggi, poi, stando a informazioni raccolte dai colleghi di TeleTicino, gli specialisti della cantonale si sono anche interessati al contenuto dei cestini dei rifiuti posti tra la casa della donna, nella parte alta del paese, e il lago. Alcune centinaia di metri che, dalle informazioni raccolte sul posto, la donna ha percorso attorno alle 16 del 18 agosto. Ossia, qualche ora prima di essere rinvenuta priva di sensi nel lago.
Insomma, di certezze sulla tragica vicenda al momento non ve ne sono. E tutte le piste restano aperte, tenendo presente che allo stato attuale la Polizia ha escluso l’intervento di terzi. Occorrerà quindi attendere gli esiti dell’inchiesta per saperne di più. Sulle cause della morte, va da sé, ma anche riguardo, ad esempio, alla presunta aggressione che la stessa donna ha denunciato di aver subito nella notte tra il 7 e l’8 agosto.
Sulla vicenda, inoltre, si è attivato l’MpS che, tramite un’interpellanza, con una serie di domande al Governo ha insistito sulla «necessità di fare piena luce» sui fatti, possibilmente anche attraverso verifiche indipendenti. Per l’MpS è infatti «necessario che, accanto all’inchiesta penale, venga garantita la massima terzietà nella verifica delle vicende precedenti e dell’operato delle istituzioni che ne furono investite». Un’interpellanza è poi giunta anche da Più Donne, che ha invece chiesto al Governo «di chiarire cosa debbano fare istituzioni, autorità e persone con responsabilità politiche quando vengono a conoscenza di segnali di violenza, minacce o situazioni di vulnerabilità. Non per stabilire responsabilità nel caso specifico, che spettano agli inquirenti, ma per capire se in Ticino esistano procedure capaci di mettere insieme i segnali, proteggere chi denuncia e impedire che chi parla finisca per diventare il problema».



