Carcere

Ecco la sezione femminile alla Stampa, da cattivo esempio a modello virtuoso

All’interno del penitenziario cantonale sono stati ricavati undici posti dedicati alle detenute, che non dovranno più dunque scontare la pena alla Farera – Il direttore Stefano Laffranchini: «Da una gestione securitaria passiamo ora a un sistema orientato al reinserimento»
©Gabriele Putzu
Paolo Gianinazzi
12.10.2026 18:45

«Per le donne rinchiuse alla Farera anche il cielo ha le sbarre». Così, in un dettagliato reportage del 2021, raccontavamo su queste colonne le condizioni in cui le detenute, in Ticino, erano costrette a scontare la propria pena. Una condanna da espiare (causa mancanza di spazi adeguati altrove) nel carcere giudiziario della Farera, ben più duro rispetto a La Stampa. Lì, alla Farera, nemmeno durante la cosiddetta «ora d’aria» potevano osservare il cielo senza che lo sguardo si scontrasse con le onnipresenti sbarre. Per non parlare dell’accesso ridotto, per le donne, alle attività lavorative e formative, causato dai limiti strutturali del carcere. Una condizione (ma sarebbe meglio dire una discriminazione, visto che gli uomini condannati vengono incarcerati a La Stampa) a cui il Cantone ha messo fine. Oggi, dopo un lungo iter politico, è infatti stata presentata la nuova sezione femminile del penitenziario cantonale La Stampa, dove – ristrutturando e riconvertendo spazi già esistenti – sono stati ricavati undici posti dedicati alla popolazione femminile, tra cui una cella concepita per accogliere una madre con un bambino fino ai tre anni di età. Ma non solo. Il nuovo comparto include infatti anche spazi riservati e dedicati al passeggio e alle attività quotidiane, oltre a un laboratorio destinato alle attività lavorative.

Qui sarà effettuata l'ora d'aria. Senza sbarre, come alla Farera. 
Qui sarà effettuata l'ora d'aria. Senza sbarre, come alla Farera. 

Un’evoluzione non da poco

Un cambiamento, come vedremo, abbastanza drastico. Vi basti pensare, come spiegato in conferenza stampa dal direttore delle strutture carcerarie, Stefano Laffranchini, che in passato, alla Farera, le ore «fuori cella» per le donne variavano da due a sei. Oggi, nella nuova sezione, diventeranno tredici.

Non a caso, la direttrice della Divisione Giustizia del Dipartimento delle istituzioni, Frida Andreotti, ha parlato di una «nuova concezione della detenzione femminile». Detto altrimenti: «Non sono solo stati creati nuovi spazi, a cambiare è stato pure l’approccio», anche per dare maggiore «attenzione alle specificità femminili». Ad esempio, ha spiegato Laffranchini, avranno più tempo fuori cella, spazi più grandi per stare assieme (non a caso invece di creare 15 posti è stato deciso di crearne solo 11). È stato inoltre modificato l’ordine del giorno che scandisce le varie attività quotidiane delle detenute e sono state moltiplicate le possibilità per la formazione, per il laboratorio, oppure ancora per cucinare in autonomia. In altri termini: si è deciso di allontanarsi «da una gestione securitaria per avvicinarsi all’accompagnamento delle persone tramite la figura dell’educatrice». Ossia: per la sezione femminile si è pensato a un «modello orientato al reinserimento», incentrato su una «sicurezza dinamica». Modello che potrebbe poi fungere da esempio per tutto il resto del carcere. Come rilevato dal direttore, nonostante dal punto di vista dell’approccio alla detenzione si tratti a tutti gli effetti di «un cambiamento filosofico importante», la volontà è quella di poi estendere il modello. Approfittando dunque «del fatto di avere una sezione piccola e isolata come laboratorio per il futuro». Saranno quindi man mano valutati gli aspetti positivi e negativi, «per poi esportare il modello verso il resto del carcere».

Isolamento o interazione?

Insomma, da esempio negativo, la sezione femminile potrebbe fungere da modello virtuoso. Un laboratorio per il futuro. E una sfida, in questo senso, sarà rappresentata dalle interazioni, previste e controllate, tra le due popolazioni, quella femminile e quella maschile. Già, perché nella complessa scelta tra il completo isolamento e l’interazione sarà adottata una via di mezzo. Se da una parte, come spiegato dal direttore, «è previsto un ordine del giorno ben separato, dove le donne non entrano in contatto con gli uomini», dall’altra vi saranno dei «momenti condivisi», ad esempio per la formazione o per i laboratori, ovviamente «sotto la sorveglianza accresciuta del personale».

Il laboratorio della sezione femminile
Il laboratorio della sezione femminile

Il tema sovraffollamento

Un’altra potenziale sfida, poi, riguarderà i posti a disposizione. Ossia, il tema del sovraffollamento. Ad oggi le detenute in esecuzione della pena in Ticino sono nove. Lo scorso anno, invece, in questo periodo erano undici. Ossia, esattamente il numero di posti creato con la nuova sezione. Come dire: lo scorso anno la sezione sarebbe già stata occupata al 100%. Su questo fronte, però, è stato risposto che è pressoché impossibile fare previsioni.

Non a caso, il consigliere di Stato Norman Gobbi ha parlato di fenomeni ciclici. «Già un tempo c’era una sezione femminile (ndr. fino al 2006)», ha ricordato. «Poi il fenomeno delle detenute donne è diminuito e si è giunti alla chiusura, con soluzioni extra cantonali». Negli anni della chiusura, infatti, le detenute in Ticino erano tre. Un numero giudicato insufficiente per mantenere aperta una sezione. Fenomeni che vanno e vengono, dunque, ma che non riguardano solo le donne. «Lo vediamo oggi in altri settori, come quello dei minorenni: anche lì il fenomeno sembrava assopito» e invece oggi è tornato a essere rilevante. Tutto ciò, ha ricordato Gobbi, in un contesto, quello ticinese, segnato dalla sua posizione geografica: chiuso al Nord dalle Alpi (con meno possibilità di collaborazioni con altri Cantoni), aperto al Sud, con un «turismo del crimine che impatta sulle nostre necessità» in termini carcerari, anche per la popolazione femminile. Riguardo al tema generale del sovraffollamento, ad ogni modo, Laffranchini ha spiegato che la creazione della nuova sezione femminile indirettamente porterà benefici. E questo perché, in sintesi, solitamente il problema si riscontra soprattutto alla Farera dove, appunto, sono ora stati liberati undici posti.

Ad ogni modo, ha chiosato Gobbi, con la tanto attesa creazione della sezione femminile, si è dimostrato «l’impegno dello Stato per una dignità elevata anche all’interno delle strutture carcerarie», per «coniugare fermezza con umanità».

Lo scorcio di una cella
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