La sentenza

«Entrambi hanno fatto la bella vita sperperando i soldi della vittima»

Condannati a 3 anni i due imprenditori italiani rei di aver malversato terzi per importi milionari
Sono stati anche espulsi dalla Svizzera. © CdT/Gabriele Putzu
Valentina Coda
28.05.2026 18:32

«Accusa e difesa hanno definito «insolito» questo procedimento penale perché chi ha sporto denuncia, alla fine, si è trovato ad essere indagato e imputato. Ma qui contano i fatti; e il primo, certo, è che entrambi gli imputati si sono mantenuti con i soldi della vittima, hanno fatto la bella vita e hanno investito il denaro in maniera poco accorta. Il risultato? I fondi sono stati sperperati ed estinti senza alcuna contropartita». La Corte delle assise criminali non ha avuto alcun dubbio sulla colpevolezza dei due imprenditori italiani – un 52.enne e un 59.enne – accusati di aver malversato terze persone e società, con modalità diverse, per importi milionari. Motivo per cui sono stati entrambi condannati a una pena di 3 anni, di cui 14 mesi da scontare dietro le sbarre, in via principale per ripetuta amministrazione infedele aggravata. «Potevano scegliere di agire diversamente soprattutto in virtù dei mandati conferiteli, ma hanno scelto di fare altro», ha detto il giudice Paolo Bordoli.

Non c’è istigazione, ma...

La vittima e il 52.enne, lo ricordiamo, avevano instaurato un rapporto di fiducia e di amicizia, tanto che la vittima – dopo aver ereditato circa cinque milioni e mezzo di euro – aveva chiesto al 52.enne di diventare il suo gestore patrimoniale con un unico accordo, tacito, di mantenere un approccio prudente e conservativo negli investimenti. Accordo che, a mente della Corte, «non ha palesemente rispettato. Anzi, ha continuato a sperperare i fondi dimostrando disinteresse nel mantenimento del patrimonio e al solo scopo di condurre un modesto stile di vita che, senza quei soldi, non si sarebbe potuto permettere». Nell’atto d’accusa allestito dal procuratore pubblico Claudio Luraschi viene evidenziato come la maggior parte del denaro di cui si compone il lascito è andato in fumo, oltre che per spese personali, in «presunti investimenti» che non hanno prodotto alcun utile. E il 59.enne? «Sicuramente non sarà mai un bravo imprenditore, perché un imprenditore di sessant’anni non si troverebbe davanti a una Corte», ha detto Bordoli. Luraschi, nella sua requisitoria, aveva asserito che il 59.enne avrebbe istigato il 52.enne prima a far confluire il denaro in una società – cui i due imputati erano azionisti –, e in seguito a investire gli averi della vittima in vari progetti di attività commerciale. Di diversa visione la Corte, secondo la quale «non basta ritenere che la sua certa partecipazione allo sperpero del denaro abbia assunto la forma dell’istigazione, ovvero che l’agire del 59.enne sia stato determinante per il comportamento tenuto dell’altro imputato». Tuttavia, «era ovviamente ben consapevole dell’origine illecita dei fondi da lui usati e incassati. Ha agito per lungo tempo con i soldi di altri e che, in parte, era obbligato ad amministrare saggiamente. In realtà, si è fregato di ogni qualsiasi licenza legale e morale, ha fatto credere di investire in progetti per assumere amici e parenti e far girare soldi tra una società e l’altra». Vani, quindi, i tentativi dei legali degli imputati – gli avvocati Stefano Camponovo e Fabio Creazzo – di far prosciogliere i loro assistiti dal reato principale.

In questo articolo: