Ex LATI, lo scontro è servito: «Manca la chiave di volta»

Lotta doveva essere, lotta sarà. Il tema della nuova caserma dei pompieri di Bellinzona arriva al bivio decisivo, la discussione in Consiglio comunale prevista per il 19 ottobre, con due rapporti della Commissione della gestione che rispecchiano la spaccatura da noi fotografata alla fine dello scorso mese (cfr. edizioni del 24 e 26 settembre). Da una parte il rapporto di maggioranza: Sacha Gobbi (Lega-UDC, relatore), Michele Egloff e Martina Malacrida-Nembrini (Unità di Sinistra), Pietro Ghisletta (Il Centro) e Marco Pellegrini (PLR, con riserva), che sostengono l’acquisto dell’ex immobile LATI a Sant’Antonino. Dall’altra il rapporto di minoranza, firmato da Brenno Martignoni Polti (Il Noce, relatore) e Lorenza Röhrenbach (Verdi-FA-Indipendenti), che chiede di respingere l’operazione da oltre 34 milioni.
Chi a favore
Se già le posizioni sui due fronti erano chiare, la pubblicazione dei rapporti toglie ogni dubbio sul futuro prossimo: il trasferimento della caserma all’ex LATI è destinato a scontrarsi con un’agguerrita opposizione. E questo nonostante i punti a favore presentati dalla maggioranza, che nel suo rapporto ha definito la soluzione presentata ormai dieci mesi fa dal Municipio come «concreta e funzionale», vantaggiosa a livello finanziario e per eventuali sviluppi futuri, ottimale – grazie agli ampi spazi – per promuovere sinergie con Protezione civile e una serie di servizi comunali. Pur riconoscendo come «sia il progetto ex LATI sia quello dell’ex Birreria soddisfino il fabbisogno di superficie richiesto dal solo Corpo civici pompieri», i firmatari hanno identificato nella variante di Sant’Antonino i maggiori benefici. Anche per la stessa liberazione del sedime ex Birreria, già acquisito dalla Città, «un’opportunità urbanistica rilevante», in particolare per la possibilità di insediare nell’area «nuovi servizi di interesse pubblico, tra cui l’ipotesi di una futura sede della Croce Verde».
E chi contro
Argomentazioni, queste, che come detto non hanno convinto tutti. «Costi, tempi d’intervento e impatto sulla struttura dei pompieri non lasciano intendere oggettivi salti di qualità effettivi e implementabili». Da qui il giudizio, lapidario, del rapporto di minoranza: la proposta municipale «non segna nel contesto territoriale una vera e propria chiave di volta». Troppe, e rilevanti, le questioni aperte, anche a fronte di «audizioni, sopralluoghi, complementi specifici e puntuali». Proprio sull’ex Birreria, indicata per anni come soluzione per la nuova caserma, Martignoni Polti e Röhrenbach parlano di un «repentino e singolare ribaltone», di una soluzione «declassata, per fattore di maggiore spesa e tacciata, senza appositi studi accompagnatori, di limitare gli sviluppi futuri».
Al contrario, secondo i due della minoranza, sono forti le incertezze sull’ubicazione dello stabile ex LATI, situato in un comparto commerciale e produttivo dove il traffico può essere intenso. Incertezze che gli studi presentati non hanno calmato: «Troppe incongruenze, informazioni parziali, imprecise, approssimative, non risolutive», che hanno portato la minoranza a chiedere garanzie concrete sulla possibilità di mantenere liberi i percorsi di emergenza, per evitare che «le difficoltà viarie possano tradursi in ritardi negli interventi». Tematica, questa, che anche la maggioranza, nelle conclusioni, invita ad approfondire, studiando «le soluzioni viarie a servizio della nuova sede», da abbinare a una «verifica puntuale dei tempi d’intervento e l’opportunità di mantenere una presenza operativa complementare nel centro cittadino».
Lo spettro del referendum
Menzionata a settembre dal consesso di pompieri NoCaSa (No Caserma Sant’Antonino), che già a fine aprile aveva espresso malumori per la soluzione ex LATI, la possibilità che un referendum sia lanciato sul tema appare più che mai concreta. Un’eventualità, per altro, evocata tra le righe dallo stesso rapporto di minoranza, che nota: «L’opinione pubblica al riguardo ha già avuto modo di manifestarsi in espressioni di contrarietà, che parrebbero tradursi in dissenso popolare organizzato». Che questo sia destinato ad assumere toni politici?
