False rendicontazioni IVA, l'inchiesta si allarga

Si è allargata l’inchiesta legata ai falsi rendiconti IVA inviata all’Amministrazione federale delle contribuzioni da parte di persone legate a un gruppo internazionale con sede a Lugano. Si è allargata perché, appunto, parliamo di persone. Al plurale. Per diversi mesi si pensava che a compiere le malversazioni fosse stata unicamente una cittadina italiana 55enne, già impiegata quale contabile presso una società di servizi facente parte del gruppo internazionale. Ma, ha appreso il Corriere del Ticino, altre due persone si trovano in carcere preventivo perché si sospetta che abbiano compiuto la medesima truffa.
Ricostruzioni in corso
Contattato per avere maggiori informazioni in proposito, il Ministero pubblico ha confermato gli arresti: «Nell’ambito dell’inchiesta a carico della 55enne sono emersi indizi di ulteriori irregolarità commesse, a titolo diverso ma con modalità analoghe, ai danni di altre entità facenti parte del medesimo gruppo. Negli scorsi mesi, in momenti distinti, sono stati quindi posti in carcerazione preventiva due cittadini svizzeri domiciliati oltre San Gottardo. Uno di questi era attivo in passato per una società del gruppo, mentre il secondo, fiduciario di professione, avrebbe a sua volta avuto un ruolo nella stessa». L’inchiesta è coordinata dalla procuratrice pubblica Francesca Nicora, benché sia stata disgiunta da quella che riguarda la 55enne. Stando a nostre informazioni, anche le cifre di questo nuovo filone sarebbero ingenti, e i due cittadini svizzeri, per cui vige la presunzione d’innocenza, avrebbero sottratto diversi milioni di franchi. Su questo punto, però, la Procura per ora non conferma: «L’inchiesta per stabilire la sussistenza di comportamenti di rilevanza penale sta facendo il suo corso per ricostruire i flussi finanziari e le responsabilità dei singoli. Per quanto riguarda l’entità degli importi, al momento è prematuro esprimerci».
Presto un primo processo
Per capire quale sia il presunto meccanismo truffaldino, data la dichiarata presunta analogia dei comportamenti degli indagati, possiamo richiamare il comunicato del Ministero pubblico con cui nel giugno del 2025 ha dato notizia dell’arresto della 55enne: «La donna è sospettata di avere falsificato i rendiconti IVA inoltrati all’Amministrazione federale delle contribuzioni allo scopo di ottenere il versamento - a titolo di crediti d’imposta - di oltre 9 milioni di franchi non realmente dovuti. Importi che sarebbero stati quindi utilizzati a fini personali». La donna, come anticipato recentemente da questo giornale (vedi l’edizione del 25 luglio scorso) è stata rinviata a giudizio con le principali accuse di appropriazione indebita e truffa. È sostanzialmente rea confessa. Quanto al maltolto, gran parte dei 9 milioni sarebbero stati giocati e persi al casinò. O meglio, in vari casinò, tra case da gioco fisiche e online in Svizzera e all’estero. Spariti, dunque, tra mani di blackjack e puntate alla roulette o alle slot machine nel corso di alcuni anni.

