A processo per i nove milioni frodati e poi persi al casinò

Si profila il processo per il caso dei nove milioni di franchi frodati all’IVA e in gran parte persi al tavolo verde. Negli scorsi giorni, come appurato dal Corriere del Ticino, la procuratrice pubblica Francesca Nicora, titolare dell’incarto penale, ha chiuso l’inchiesta e firmato il rinvio a giudizio davanti a una Corte delle assise criminali la 55.enne cittadina italiana presunta autrice delle malversazioni, accusata principalmente di appropriazione indebita e truffa.
La donna, lo ricordiamo, era stata arrestata a giugno dello scorso anno e da allora si trova in carcere. Attiva in passato come contabile per una società di servizi facente parte di un gruppo internazionale con sede nella regione, è accusata di avere falsificato i rendiconti IVA inoltrati all’Amministrazione federale delle contribuzioni allo scopo di ottenere il versamento – a titolo di crediti d’imposta – di oltre 9 milioni di franchi non realmente dovuti. Di qui, come aveva indicato il Ministero pubblico nella nota che comunicava il suo arresto, le accuse di appropriazione indebita, truffa, amministrazione infedele, falsità in documenti e riciclaggio di denaro. Stando a quanto ricostruito dal Corriere del Ticino (vedi l’edizione del 1. luglio 2025), gran parte dei 9 milioni sarebbero stati giocati e persi al casinò. O meglio, in vari casinò, tra case da gioco fisiche e online in Svizzera e all’estero. Spariti, dunque, tra mani di blackjack e puntate alla roulette o alle slot machine nel corso di alcuni anni. Per verificare un’eventuale scemata responsabilità a causa della ludopatia era stata disposta anche una perizia psichiatrica. La donna, inizialmente difesa dall’avvocato Paolo Bernasconi e ora patrocinata dall’avvocato Maximilian Gianora, è sostanzialmente rea confessa: ha ammesso gli illeciti e il problema con il gioco d’azzardo.


