Il caso

«Fermo muscoloso» a Camignolo, la maestra ha denunciato i poliziotti

Le immagini del fermo a margine del Comitato cantonale del PLR, lo scorso 13 ottobre, scatenarono un acceso dibattito – Per il Consiglio di Stato «sebbene le modalità di intervento possano apparire severe, l’intervento si è reso necessario al fine di ripristinare il dispositivo di sicurezza» – Ma non è finita
Red. Online
13.03.2026 10:28

Le immagini del fermo di una maestra a margine del Comitato cantonale del PLR, lo scorso 13 ottobre a Camignolo, scatenarono un putiferio. E la vicenda non è ancora chiusa.

«La polizia aggredisce una manifestante senza alcuna ragione», denunciarono Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini (MpS) in un’interpellanza, mentre in un altro atto parlamentare Sara Beretta Piccoli (Verdi Liberali) parlò di «uso sproporzionato della forza». Per proteggere il consigliere federale Ignazio Cassis, bersaglio di manifestanti pro-palestinesi che lo accusavano di complicità nella guerra a Gaza, la polizia aveva predisposto «un perimetro sicuro all’interno del quale potevano accedere solo gli invitati alla riunione di partito». Il Consiglio di Stato, nella sua risposta, ha ridimensionato l’accaduto: la maestra non è stata arrestata, è solo stata spostata da un’area che si rifiutava di lasciare. «Sebbene le modalità di intervento possano apparire severe, l’intervento si è reso necessario al fine di ripristinare il dispositivo di sicurezza», scrive il Consiglio di Stato.

Ora, la vicenda torna sul tavolo del Governo con un'interrogazione presentata da Fabrizio Sirica (PS). Dalla quale emerge che «la docente coinvolta ha sporto querela nei confronti degli agenti intervenuti, ritenendo l’operato della polizia illegale, sproporzionato e lesivo dei suoi diritti, al fine di tutelare la sua immagine e far sì che i fatti siano ricostruiti e le responsabilità attribuite correttamente». Per il co-presidente del Partito socialista, «colpisce che il Consiglio di Stato abbia ritenuto opportuno fornire una ricostruzione dettagliata dei fatti nonostante la pendenza di una procedura giudiziaria volta ad accertare ciò che è accaduto quella sera». Inoltre, «se gli accertamenti giudiziari dovessero portare a una ricostruzione dei fatti diversa da quella riportata nella risposta governativa, si porrebbe un problema non solo di correttezza delle informazioni fornite al Parlamento, fatto grave, ma anche di potenziale danno reputazionale arrecato a una cittadina e funzionaria pubblica, la cui immagine è stata pubblicamente associata all’idea di un comportamento scorretto o non collaborativo. E questo sarebbe un fatto perlomeno altrettanto grave».

Sono otto le domande poste al Governo tramite l'interrogazione. Viene domandato, tra le altre cose, se nella sua risposta il Consiglio di Stato si sia basato esclusivamente sui rapporti interni di polizia e se abbia riflettuto sugli effetti per la reputazione della donna. Come pure, per quale motivo abbia ritenuto opportuno fornire una ricostruzione dettagliata dei fatti nonostante la pendenza di una procedura giudiziaria volta proprio ad accertarli. «In generale, quali misure intende adottare il Governo per evitare che, in presenza di procedure giudiziarie in corso, vengano diffuse ricostruzioni dei fatti che potrebbero rivelarsi parziali o inesatte?».

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