Salute

Fertilità, ecco Swiss Infertility: un punto di riferimento per chi cerca risposte

L’associazione nazionale con sede in Ticino vuole mettere in rete professionisti e centri specializzati, aiutando le persone a orientarsi in un percorso spesso lungo e complesso
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Jenny Covelli
30.09.2026 12:30

Un luogo a cui rivolgersi per trovare informazioni affidabili, capire quali professionisti possono essere d’aiuto e non sentirsi soli. È l’ambizione di Swiss Infertility, l’associazione nazionale senza scopo di lucro nata in Ticino dopo la prima edizione del congresso cantonale «Infertilità, il diritto di sapere». A presiederla è Anda Soranzo, che descrive il progetto come un punto di riferimento per chi sta già affrontando un percorso di infertilità, ma anche per chi non sa (ancora) a chi rivolgersi.

L’associazione nasce in un momento in cui il tema della fertilità è sempre più presente nel dibattito pubblico, ma resta spesso difficile da affrontare nella vita quotidiana. La posta in gioco non riguarda soltanto le cure: entrano in campo informazione, tempi, costi, relazioni e salute psicologica. E non sempre è facile capire dove cercare aiuto.

Una condizione che riguarda anche gli uomini

L’infertilità non è una questione esclusivamente femminile. Secondo la definizione dell’Organizzazione mondiale della sanità, si parla di infertilità quando non si ottiene una gravidanza dopo almeno dodici mesi di rapporti regolari non protetti. L’OMS stima che circa il 17,5% della popolazione adulta mondiale – quasi una persona su sei – ne faccia esperienza nel corso della vita.

Anche le statistiche sulla procreazione medicalmente assistita descrivono solo una parte del fenomeno: contano i trattamenti effettuati, non tutte le persone che hanno difficoltà a concepire. Nel 2021, in Svizzera, 6.934 coppie hanno fatto ricorso a tecniche di fecondazione in vitro; i trattamenti hanno portato a 2.403 parti e alla nascita di 2.487 bambini.

Soranzo osserva che fra i motivi per cui sempre più persone cercano risposte vi sono anche i cambiamenti nelle traiettorie di vita e il rinvio della maternità. Ma sottolinea, soprattutto, quanto sia importante «non ridurre la questione a un’esperienza individuale o a un problema "della donna"»: il confronto con gli specialisti e la sensibilizzazione dovrebbero includere anche l’infertilità maschile, ancora poco discussa.

I dati sulle nascite in Ticino: un contesto, non una diagnosi

Il quadro demografico ticinese rende il tema della natalità particolarmente attuale. Nel 2025, in Ticino sono nati 2.285 bambini, il numero più basso degli ultimi settant’anni. Nello stesso anno si sono registrati 3.476 decessi: il saldo naturale, cioè la differenza fra nascite e decessi, è stato di -1.191 persone, il secondo risultato peggiore dal 1900. È inoltre il quattordicesimo anno consecutivo senza crescita naturale della popolazione. L’età media delle donne alla nascita del primo figlio è arrivata a 32,6 anni. Si tratta di indicatori demografici, non di una misurazione dell’infertilità. Una diminuzione delle nascite può dipendere da molte ragioni – dalla scelta di avere figli, ai tempi della genitorialità, dalla struttura per età della popolazione, a fattori economici e sociali – e non permette, da sola, di stabilire quante persone abbiano una diagnosi o incontrino difficoltà a concepire.

È una distinzione importante anche nel dibattito pubblico: la denatalità descrive l’andamento delle nascite in una popolazione; l’infertilità riguarda la salute riproduttiva di singole persone o coppie. I due fenomeni possono intersecarsi, ma non sono intercambiabili. Proprio per questo, ricorda Soranzo, parlare di fertilità significa anche «rendere accessibili informazioni corrette, prima che il tempo e la disinformazione complichino ulteriormente il percorso».

«Si arriva tardi dallo specialista»

Uno degli aspetti che ha spinto alla creazione dell’associazione è la difficoltà di orientarsi nelle prime fasi. «Molti pazienti arrivano dallo specialista molto tardi e si chiedono “Perché nessuno mi ha mai detto queste cose prima?”», racconta Soranzo. Altri, quando una gravidanza non arriva, cercano spiegazioni su Internet o si affidano a chatbot e rimedi fai-da-te. Nel frattempo possono ricevere consigli generici – come quello di «rilassarsi» e «non pensarci» – che non rispondono alle domande e che rischiano di rimandare il confronto con un professionista.

Il percorso può essere lungo e impegnativo anche sul piano psicologico e della relazione di coppia. La frustrazione, il senso di inadeguatezza, la solitudine o le difficoltà a parlarne con il partner possono accompagnare le terapie. Per questo l’associazione vuole promuovere una rete che non si limiti alla dimensione clinica, ma aiuti a individuare anche forme di accompagnamento adeguate.

«Le persone cercano sul telefono. Non possiamo evitarlo», dice la presidente. L’obiettivo, aggiunge, è fare in modo che possano trovare informazioni più qualificate e arrivare alla figura giusta, invece di perdersi in un flusso di contenuti non verificati. L’associazione non si propone come centro di cura e non sostituisce medici o specialisti: intende offrire (gratuitamente) orientamento e facilitare l’accesso a una rete di competenze.

Un portale e una rete tra pubblico e privato

Il progetto prevede di riunire in un portale professionisti di diverse discipline e centri di fertilità. L’idea è aiutare chi cerca un percorso a individuare, per esempio, uno specialista che parli la propria lingua o offra consulenze online. La rete potrebbe comprendere anche figure di supporto complementare, da integrare – quando appropriato – nel percorso clinico e senza sostituire la diagnosi o le terapie mediche.

La collaborazione fra settore pubblico e privato è uno degli obiettivi dichiarati da Swiss Infertility. Per Soranzo, mettere in dialogo professionisti e servizi è essenziale: il paziente può iniziare il proprio percorso da punti diversi e ha bisogno che le figure coinvolte sappiano collaborare e indirizzarlo. Il congresso cantonale è stato concepito anche per favorire questo confronto.

L’associazione intende inoltre organizzare serate informative e iniziative di sensibilizzazione. Fra le prospettive future citate dalla presidente ci sono attività di prevenzione rivolte ai giovani (anche nelle scuole) e una maggiore attenzione all’infertilità maschile. Swiss Infertility ha chiesto al Cantone il riconoscimento di ente di utilità pubblica; l’obiettivo è di offrire gratuitamente il servizio di orientamento alle persone che ne hanno bisogno. La struttura e la rete sono in fase di avvio: la presentazione del progetto e le adesioni dei professionisti sono previste durante il congresso.

Un appuntamento, come detto, rivolto agli operatori: il suo obiettivo è migliorare il dialogo fra chi accompagna i pazienti. Il messaggio per i ticinesi? Sapere che un punto di riferimento sta nascendo e poter trovare, in futuro, una porta d’ingresso chiara a informazioni e competenze qualificate.

Il congresso: dalla preservazione della fertilità alla solitudine digitale

La seconda edizione del congresso «Infertilità, il diritto di sapere» si terrà giovedì 1. ottobre a Villa Sassa, a Lugano, dalle 13.30 alle 18.30. È un appuntamento riservato ai professionisti sanitari, pensato per aggiornare e mettere in dialogo competenze diverse; la nascita e gli obiettivi di Swiss Infertility sono il tema che dà continuità alla giornata.

Dopo i saluti istituzionali del presidente dell’Ordine dei medici del Cantone Ticino Franco Denti e del vicesindaco di Lugano Roberto Badaracco, Anda Soranzo e la vicepresidente dell’associazione Anna Cerutti-Marchesi presenteranno il progetto. La parte scientifica si aprirà con Marina Bellavia, direttrice sanitaria di Next Fertility ProCrea, che parlerà di preservazione della fertilità femminile e crioconservazione degli ovociti a scopo precauzionale.

Luisa Di Luzio, responsabile del servizio di diagnostica ecografica ginecologica ed ecografia prenatale di Next Fertility ProCrea, affronterà il dolore mestruale, le possibili cause e il suo impatto sulla fertilità. Monica Trabalza, counselor professionista specializzata in procreazione medicalmente assistita, si concentrerà invece sui pazienti che diventano «esperti» online, sulla solitudine digitale e sul ruolo del counselor nel fare i conti con l’infodemia.

Il dottor Alessandro Santi, primario del Centro cantonale di fertilità dell’ospedale La Carità di Locarno, parlerà di preservazione della fertilità in caso di malattie oncologiche. Andrea Braga, primario di Ginecologia e Ostetricia all’ospedale Beata Vergine di Mendrisio, approfondirà il ruolo del ginecologo e l’importanza dell’interdisciplinarità nei percorsi di infertilità. A seguire, il dietista Fabrizio Vaghi tratterà il supporto nutrizionale nei percorsi di procreazione medicalmente assistita.

Modera la giornalista Rachele Bianchi Porro.

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