Film, luoghi, responsabilità, il Ticino protagonista al Festival

Il Ticino, a Locarno, non è soltanto spettatore. Il territorio entra nella programmazione del Festival in modi diversi: produce, accoglie e giudica. La presenza ticinese alla 79. edizione della kermesse passa attraverso film, luoghi e responsabilità.
Chi realizza il film
Sono due i cineasti ticinesi selezionati dal Locarno Film Festival. Entrambi, con un cortometraggio presentato all’interno della sezione Pardi di Domani - Concorso Nazionale, una delle vetrine dedicate ai nuovi autori e alle più interessanti sperimentazioni del cinema contemporaneo.
Il locarnese Elia Canevascini, classe 1988, è autore di Lääne/Vostok (West/East). Il documentario (film di diploma alla Rome University of Fine Arts) ha preso forma durante un Erasmus alla Tallinn University, in Estonia. Un’esperienza a diretto contatto con i territori, le memorie e le tensioni raccontate nel cortometraggio. «Essere selezionato a Locarno per me è il compimento di un sogno», ci racconta. «Sono molto orgoglioso di presentarlo qui. Soprattutto perché il Festival ha avuto una grandissima importanza per la mia formazione come cineasta e amante della settima arte».
Che cosa ti aspetti dal pubblico?, gli chiediamo. «Non pretendo che trovino risposte nel mio film, ma che si interessino a quello che sta succedendo in Estonia, al confine con la Russia. È un onore che ci siano persone davanti allo schermo per la mia opera».
Domenico Singha Pedroli (classe 1994, di Lugano) porta sul grande schermo Typhoon Mambo, una produzione che unisce Svizzera, Francia e Thailandia, il Paese d’origine della madre del regista. «Nel 2019 la mia vita è cambiata. Sono passato da architetto a cineasta. Ma il mio, a Locarno, è un ritorno», dice. La sua prima esperienza al Festival risale ad anni fa, con Cinema & Gioventù, la giuria giovane organizzata e coordinata da Castellinaria. «Ho notato un cinema ambizioso, sperimentale e intrigante. E negli anni successivi mi sono reso conto che Locarno ha una grandissima reputazione negli altri festival cinematografici. Essere tra i Pardi di domani con il mio film è un onore. A volte si pensa che il cortometraggio sia solo la prima esperienza dietro la camera, un trampolino di lancio verso i lungometraggi. In realtà è un gesto artistico di espressione».
Chi il film lo accoglie
Nella sezione Locarno Kids Screenings, con una proiezione speciale fuori concorso, c’è Cercatori d'angeli, il lungometraggio d’esordio del regista italiano Leopoldo Pescatore, girato fra Bolzano e Lugano, dove le riprese si sono svolte alla fine dello scorso settembre. Il film (della Settembre Produzioni) è co-prodotto dalla luganese Rough Cat con RSI, ed è stato sostenuto dalla Ticino Film Commission.
«Le co-produzioni sono state per tanto tempo la nostra possibilità di pensare un po’ più in grande e di aumentare le nostre ambizioni , di uscire dal micro-mercato ticinese e svizzero», dice il produttore Nicola Bernasconi. «C’era una bellissima spinta dal basso. Con il tempo, purtroppo, la Confederazione ha inasprito i requisiti per ottenere i fondi federali e le cose sono cambiate». Il regista ha inserito Lugano nelle prime scene della sceneggiatura, portando il set sul territorio ticinese. «Le co-produzioni sono importanti. Ma oggi sono possibili solo grazie al sostegno di RSI e all’aiuto della Ticino Film Commission, partner fondamentale per questi progetti ma anche per le piccole produzioni locali».
Domani, Piazza Grande ospiterà Il Cileno di Sergio Castro-San Martín. Una co-produzione che ha unito Italia, Cile e Svizzera, con la ticinese Cinédokké e RSI.
Chi il film lo giudica
Seduto in sala c’è il bellinzonese Gianluca Grossi, reporter di guerra, scrittore e autore di testi teatrali. Insieme a Mo Harawe e Seta Thakur è membro della giuria del Pardo for Change, che premia il film capace di incarnare con maggior forza istanze ambientali, etiche e sociali.
«Anche il mio è un ritorno», ammette sorridente. «Quando frequentavo il Liceo, ho fatto parte della Giuria giovane. La chiamata di Giona A. Nazzaro mi ha fatto molto piacere». Quello di Grossi è uno sguardo adulto, consapevole. «Rivendico uno sguardo ticinese e la mia diversità, frutto anche del vissuto personale e professionale».
Grossi trascorre le giornate in sala. E ci confida le sue prime impressioni sui film: «I film che ho visto sono interessanti, poiché sono il sintomo della profonda crisi del nostro tempo, proprio nell'istante in cui cercano di superarla. Gli autori e le autrici si aggrappano a principi, modelli, verità immutabili e certamente sacrosante che hanno permesso per secoli all'essere umano di orientarsi nella realtà. A essere in crisi, però, sono proprio questi principi e queste categorie. È vano e illusorio credere che la profonda crisi attuale possa essere sanata così».
Lo scrittore ticinese è convinto che stiamo assistendo a una fase di transizione, che lui vive in questo momento anche da giurato: «Il superamento della crisi epocale che ci scorre davanti agli occhi avverrà, credo, quando nei film l’essere umano sarà descritto e affrontato nel suo agire. Senza giudizi e senza neutralizzare la abissale complessità del suo fare, amare, odiare, creare, distruggere. Non siamo solo creature virtuose».
Il Ticino, a Locarno, realizza, accoglie e giudica. Ma vince anche. Il progetto di Anna Simonetti (1997, Sorengo), Ouro Preto, è uno dei tre vincitori della Locarno Residency.
