Confine

Flora e fauna di contrabbando? Le scova il cane

L'Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini si affida all' infallibile fiuto dei segugi – Ecco come avviene la ricerca
© CdT / Chiara Zocchetti

Da una parte una quindicina di borse disposte in fila, dall’altra una cinquantina di piccoli barattoli colorati. Ci sono due intrusi: una borsa in pelle di coccodrillo e delle scaglie ricavate dalla corazza di un pangolino. Specie protette che non possono essere importate, a meno che, in alcuni casi, non si abbia sottomano un permesso speciale. In caso contrario, la multa è piuttosto salata. Jack, un pastore belga malinois di 9 anni (accompagnato da Fausto Fedele, responsabile tecnico cani di servizio Dogana Sud), non sa quale sia la merce di contrabbando, ma è addestrato per scoprirlo. E la individua pochi secondi dopo. Il suo «collega» Maui, un cucciolo di 3 mesi, seguirà presto le sue orme (è già in formazione e verrà addestrato tra il Ticino e Interlaken).

Quei serpenti nell’auto

La dimostrazione di come i cani di servizio dell’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) scovano merci di contrabbando protette, come esemplari di fauna esotiche, ci è stata fornita per presentare la rinnovata ala, allestita all’entrata del Museo delle dogane di Gandria, dedicata ai sequestri dell’UDSC nell’ambito delle specie protette dal CITES (Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e di flora selvatiche minacciate di estinzione). C’è veramente di tutto: oggetti in pelle di ghepardo, di serpente, di varano e di coccodrillo, zanne di elefante, collane, specchi e spazzole d’avorio, coralli, conchiglie e cavallucci marini, lana shahtoosh, teschi di scimmia e piume di pappagallo. Questa merce è stata perlopiù sequestrata a livello nazionale (soprattutto negli aeroporto di Ginevra e Kloten). Nel Sottoceneri, il caso più eclatante è stato quando anni fa, alla dogana di Pizzamiglio, due cani CITES hanno scovato un paio di boa vivi nella borsetta di una donna. Sempre in tema di rettili, durante un controllo al valico doganale di Gandria, il baule di una macchina nascondeva un secchiello con dei serpenti (vivi pure questi).

Confine sotto pressione

L’incontro con l’UDSC è stato organizzato anche per presentare una mostra fotografica sulla migrazione. Come noto, nel 2023 sono stati registrati oltre 50 mila casi di soggiorni illegali. La maggior parte nel Mendrisiotto. I motivi sono vari. Uno riguarda «la politica di sicurezza degli altri Stati – spiega Luca Cometti, capo operazioni Dogana Sud –: questo ha causato uno spostamento della rotta balcanica verso l’Adriatico e una parte importante di profughi afghani è confluita in Lombardia. A questa dinamica si è andata ad aggiungere la classica rotta mediterranea proveniente dall’Africa, che ha raddoppiato la pressione sui confini sud».

La convenzione

Già da molto tempo è stato riconosciuto che l’eccessivo commercio internazionale costituisce un reale pericolo per molte specie. Nel 1973 è stata quindi stipulata la «Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e di flora selvatiche minacciate di estinzione», abbreviata CITES (conosciuta anche come Convenzione di Washington). La Svizzera è stato uno dei primi Paesi firmatari di questa convenzione, la cui Segreteria si trova a Ginevra. Oggi già più di 180 Paesi si sono obbligati a collaborare attraverso la CITES a favore della conservazione delle specie.

Le specie di fauna e flora minacciate devono infatti essere commerciate soltanto nella misura in cui lo consentano i loro effettivi naturali.

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