Bellinzona

Formare i medici del domani, l'appello passa dal Ticino

Per il 125. anniversario, la FMH si è riunita a Bellinzona e, insieme all'Ordine, lancia l'allarme a Berna: «Bisogna rafforzare la formazione in Svizzera per ridurre l'attuale dipendenza dall'estero»
© CdT/ Chiara Zocchetti
Jenny Covelli
17.06.2026 21:47

Il rafforzamento della medicina ambulatoriale e di prossimità (e il ruolo dei medici di famiglia), la riduzione del carico amministrativo, la valorizzazione del personale sanitario e la riduzione della dipendenza dal personale dall’estero. Sono questi i temi prioritari per il futuro della sanità svizzera. Ed è di questo che hanno discusso il comitato centrale della Federazione dei medici svizzeri (FMH) - in visita in Ticino in occasione del 125. anniversario - e le autorità cantonali e bellinzonesi, insieme a rappresentanti del settore sanitario ticinese. Un’importante occasione di dialogo istituzionale, così come è stata definita, sulle principali sfide del sistema sanitario, con particolare attenzione alla realtà del Ticino: una regione periferica, minoranza linguistica e «territorio con specificità sanitarie, demografiche e organizzative che meritano attenzione nel dibattito nazionale».

Grati al Ticino

Yvonne Gilli, presidente di FMH, ha sottolineato la «gratitudine» nei confronti del Ticino per «il contributo che offre con la formazione» alla Facoltà di scienze biomediche dell’USI e il periodo di pratica degli assistenti. «Siamo fortunati che Bellinzona pianifichi un nuovo ospedale», ha detto rivolgendosi al sindaco Mario Branda. Il quale ha sottolineato la volontà di «combinare la dimensione della ricerca (l’IRB, ndr.) con la medicina applicata» al futuro nosocomio alla Saleggina. «Ci serve l’aiuto dei vostri consiglieri nazionali e degli Stati affinché il Cantone riceva i contributi necessari dalla Confederazione», ha aggiunto Gilli. E il Governo «ha una grande responsabilità nel sostenere i costi di formazione negli studi medici».

Un appello al riconoscimento dei costi sostenuti per i medici in formazione era arrivato, un mese fa, anche dall’EOC. «Certamente è un appello che recepiamo», chiarisce il consigliere di stato Raffaele De Rosa. «Il Cantone sta attraversando degli anni particolarmente complicati in termini finanziari, ma quando si aprirà una finestra di opportunità e di possibilità, saremo ben lieti di dare un sostegno maggiore all’Ente», ha aggiunto il direttore del DSS.

L’allarme dell’Ordine

Un altro appello, anzi «un allarme», lo ha lanciato Franco Denti, a nome dell’Ordine dei medici (OMCT): «In Ticino manca personale sanitario. Non possiamo continuare a rubare personale medico e infermieristico agli altri Paesi che investono soldi per formarli». Secondo le statistiche FMH, circa il 43% dei medici attivi in Svizzera ha conseguito il diploma all'estero. Da qui, il «grido di aiuto alle autorità cantonali e federali» affinché «rivedano il sistema di accesso alla formazione», tra esami di ammissione e «scrematura» in funzione dei posti disponibili per il praticantato. «Il numero chiuso non è più sostenibile», ha aggiunto il presidente dell’OMCT. Una tesi sposata da De Rosa, secondo il quale «occorre rivedere completamente il sistema»: «È un appello condivisibile e che sosteniamo, soprattutto considerato che il nostro Paese forma solamente 1.000-1.200 medici rispetto ai 4.000 di cui abbiamo bisogno».

In questo senso, il Ticino «ora fa la sua parte e tutti i sessanta medici sfornati dalla Facoltà di scienze biomediche hanno superato l'esame federale», ha dichiarato con un certo orgoglio il direttore del DSS. Il quale aggiunge una buona notizia: se tre anni fa veniva lanciato l’allarme sulla carenza di personale infermieristico indigeno, oggi gli studenti formati alla Scuola specializzata superiore in cure infermieristiche e alla SUPSI «consentono di coprire il fabbisogno».