Le reazioni

Fortezza, «e ora si riparta dal mini metrò»

Bellinzona: i referendisti gongolano per la vittoria, mentre il sindaco Mario Branda ammette la sconfitta «che è chiara e netta. Ora vogliamo parlare con il Cantone per capire in quale direzione andare»
Brenno Martignoni Polti scambia qualche parola con i turisti nella corte di Castelgrande. © CdT/Chiara Zocchetti
Alan Del Don
Giacomo Butti
27.09.2026 15:38

Larghi sorrisi tra i referendisti dopo la bocciatura del progetto di valorizzazione della Fortezza di Bellinzona. «Finalmente i cittadini hanno potuto esprimersi su un progetto tanto importante per città e cantone, ma non solo, anche per il contesto nazionale», ci spiega, nella corte di Castelgrande, Brenno Martignoni Polti. Per il capofila del fronte contrario, si può parlare di «missione compiuta», anche se il lavoro è tutt'altro che finito. «Ora bisogna rimboccarsi le maniche, ripartendo dai tre punti fermi portati avanti dal referendum». Gli stessi tre che dalla raccolta firme partita a marzo al voto odierno hanno evidentemente convinto i bellinzonesi: l'importanza del nome ('castelli' e non 'Fortezza'), l'accessibilità gratuita a tutti gli spazi, e le modalità di gestione (niente fondazione). Sul nome, tema scottante, Martignoni Polti non vede margini di trattativa: «Il tema era chiaramente espresso, e il verdetto popolare è sacrosanto. Il futuro sta proprio nella necessità di valorizzare questa singolarità: una murata con tre castelli tramandati fino a noi».

Secondo Martignoni Polti ora toccherà al Municipio «sedersi ad un tavolo» e imbastire un nuovo progetto che segua le direzioni indicate dalla consultazione popolare. «È un punto di partenza, non un punto d'arrivo». Perché la valorizzazione non va cancellata, «ma indirizzata nella giusta direzione». E Martignoni Polti indica già un possibile dossier da rilanciare: il collegamento tra i castelli. «Sarebbe la chiave di volta», dice riferendosi al mini metrò, che permetterebbe di collegare più facilmente Castelgrande, Montebello e Sasso Corbaro. La visione è chiara: «Immagino qualcosa come il collegamento per il Castelo de Leiria creato in Portogallo».

Evocati inizialmente dal Partito comunista, i dubbi sulla gestione si sono rivelati importanti, evidenzia Adam Barbato: «È una vittoria per la cittadinanza che ha confermato il caratteristico rifiuto dei bellinzonesi contro qualunque tentativo di sottrarre le strutture pubbliche dal controllo democratico». E assicura che il fronte referendario non intende aspettare passivamente: «Oggi il 27 abbiamo vinto bene, ma dal 28 inizieremo già a lavorare».

E la delusione degli sconfitti

Ovviamente deluso il sindaco di Bellinzona Mario Branda. «Che potesse prevalere il no lo si temeva. A mio avviso si tratta di un risultato netto, chiaro. Ora è importante capire quale è stata la motivazione decisiva e dirimente, fra le tante sollevate durante la campagna dai referendisti, che ha portato i cittadini ad affossare il progetto. Inizialmente si trattava del nome. Castelli al posto di Fortezza. Che comunque, ribadisco, non era oggetto della chiamata alle urne. Comprendere quale è stato l'argomento che ha convinto maggiormente chi ha mostrato il pollice verso al rilancio dei manieri ci consentirebbe di avere un'indicazione su quale strada percorrere ora. Allo stato attuale, sinceramente, non sappiamo se vi sono le possibilità per recuperare questo messaggio che è stato il frutto di un lavoro durato oltre due lustri. Ne parleremo dapprima al nostro interno, come Esecutivo, e poi interpelleremo subito il Cantone, in quanto proprietario dei castelli e nostro partner in questa operazione e con il quale non è stato facile trovare la chiave di riparto sulla somma complessiva, per la prima fase della valorizzazione, di 19 milioni di franchi».

Il credito sottoposto dal Governo al Gran Consiglio la scorsa fine di aprile, per 8 milioni, è destinato anch'esso a cadere? «Non lo so. È altro un punto, questo, che vogliamo capire. Di sicuro con il messaggio affossato oggi in votazione si chiedeva ai bellinzonesi di darci fiducia per consentire ai fortilizi di fare due passi avanti. Adesso si tratta di stabilire cosa occorra fare. E prima di presentare un nuovo progetto ci vorrà almeno una decina d'anni». Convocherete a Palazzo Civico il comitato referendario? «Prima vogliamo sentire quello che ha da dire il Cantone». Mario Branda conclude affermando che - dal punto di vista del riconoscimento UNESCO, di cui il fiore all'occhiello della capitale può fregiarsi dal novembre 2000 - «non ho indicazioni che possa essere a rischio a seguito del no uscito dalle urne».

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