Fra timori e dati oggettivi: la sicurezza di Bellinzona sotto la lente

Nessun catastrofismo, ma un dato di fatto: la sicurezza rimane un tema sentito a Bellinzona. Lo dimostra, dopo la mozione PLR presentata nel mese di maggio da Karim Spinelli, l’interrogazione rivolta oggi da Camilla Pedrioli (Il Centro) all’indirizzo del Municipio, nella quale la consigliera comunale chiede di fare chiarezza sull’evoluzione, a Bellinzona e nei quartieri, della sicurezza percepita, e sulle strategie adottate per affrontare alcune criticità segnalate dalla popolazione.
Certo, evidenzia l’atto parlamentare, il tema deve essere affrontato in maniera scientifica, dando ascolto, sì, alle preoccupazioni dei cittadini, ma anche ai dati oggettivi, così da evitare «allarmismi ingiustificati». Detto di questa differenza fra sicurezza percepita e sicurezza reale - che non sempre collimano -, l’interrogazione sottolinea tuttavia come negli ultimi anni, anche a Bellinzona e in diversi dei suoi 13 quartieri aggregati, numerosi cittadini abbiano manifestato preoccupazioni legate alla sicurezza. Microcriminalità, atti di vandalismo e spaccio di droghe, comportamenti inappropriati o molesti. Ma non solo: «La popolazione segnala criticità di natura strutturale», quali un’illuminazione pubblica «insufficiente» in alcune zone o una copertura «limitata» da parte dei sistemi di videosorveglianza. Problemi che si riscontrano, evidentemente, «nelle ore serali e notturne», con particolare riferimento ai «dintorni delle stazioni ferroviarie, i parchi pubblici, le fermate dei mezzi di trasporto pubblico e alcune aree di aggregazione giovanile».
Da qui la richiesta avanzata da Pedrioli al Municipio, ovvero di verificare, con presentazione di dati specifici sulle tipologie di problematiche più spesso segnalate, le fasce orarie maggiormente interessate e, anche, il numero di segnalazioni presentate nell’arco degli ultimi due anni, confrontato con il biennio precedente.
Zone sensibili
Il tema della sicurezza, appunto, è sentito. Basti pensare che, a Giubiasco, aveva monopolizzato (seguito dalla questione traffico) l’ultimo appuntamento primaverile del «tour» municipale nei quartieri, andato in scena al Mercato coperto a fine maggio. Allora, non pochi dei cittadini presenti avevano descritto episodi - dagli schiamazzi alle «mani addosso» - non certo edificanti avvenuti nei pressi della stazione FFS. Una serie di criticità, aveva sottolineato allora il sindaco Mario Branda, «note» alle autorità e già oggetto di approfondimenti ulteriori, oltre che di ronde potenziate, ma da risolvere di concerto con la Polizia ferroviaria, responsabile delle zone interessate.
Non è un caso, dunque, che la consigliera comunale del Centro domandi se «esistono protocolli di collaborazione formalizzati con la Polizia cantonale, le FFS o altri enti pubblici e privati per la gestione della sicurezza nelle aree limitrofe alle stazioni e nei luoghi ad alta frequentazione? Quali sono i risultati raggiunti e gli sviluppi attesi?».
Priorità e investimenti
Sotto la lente anche il numero di agenti che forma l’odierno corpo della Polizia comunale, con il Municipio chiamato a valutare se «l’attuale dotazione organica» sia adeguata, «considerato il costante incremento della popolazione residente e il prevedibile aumento dei flussi di persone conseguente al potenziamento dei collegamenti ferroviari e su strada». Evidenziando l’importanza di una costante presenza fisica sul territorio, il testo evidenzia tuttavia anche la necessità di mettere in atto misure concrete di prevenzione e sensibilizzazione, «in sinergia con scuole, associazioni del territorio e operatori sociali». All’Esecutivo, quindi, il compito di valutare la promozione di un’indagine o un sondaggio sulla percezione della sicurezza tra i cittadini, e di presentare le «priorità strategiche» in materia di sicurezza, così come eventuali investimenti già in programma.
