Frontalieri, il destino incerto dei ristorni preoccupa i Comuni di frontiera

Ristorni, destino incerto. Titola così, stamane, la Provincia di Como. Detto in altri termini: i bilanci dei Comuni di confine, a cominciare da quelli più piccoli, potrebbero soffrire. E non poco. Riavvolgiamo il nastro: secondo il nuovo accordo fiscale firmato da Svizzera e Italia, in vigore dal 17 luglio del 2023, i citati ristorni sono «blindati» fino al 2034. Rispetto alla precedente intesa, insomma, i Comuni ricevono gli stessi soldi.
Ieri, tuttavia, la presidente comasca dei deputati del Partito Democratico, Chiara Braga, e il senatore varesino dello stesso PD, Alessandro Alfieri, hanno annunciato di aver avviato, citiamo, una battaglia politica. L'obiettivo? Non snaturare «l’impegno di garantire i ristorni nella loro interezza ai Comuni di frontiera». E ancora: «Condividiamo con il presidente dell’Associazione dei Comuni di Frontiera, Massimo Mastromarino, la preoccupazione che il Governo abbia l’intenzione di trattenerne una parte, mettendo così in difficoltà la chiusura dei bilanci dei Comuni, soprattutto di quelli più piccoli».
Nel 2024, come noto, la Svizzera (con il Ticino in testa) ha già versato all'Italia 120 milioni di franchi, di cui 112 dal nostro cantone. Una cifra record, destinata comunque a calare nei prossimi anni. Ancora Braga e Alfieri: «Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti insiste per un’interpretazione restrittiva dell’ammontare e sembra orientato a dare ai Comuni solo 89 milioni di euro, che sono la soglia minima di salvaguardia che avevamo inserito in ratifica. Fanno intendere che una parte della differenza possa essere data in forme diverse sul territorio, a partire da un’indennità aggiuntiva per alcune categorie che lavorano nella fascia di confine». Giorgetti, riassumendo al massimo, sembrerebbe intenzionato ad applicare quel federalismo su base territoriale di cui si parlava in vista, appunto, della nuova intesa sui frontalieri. Peccato, però, che la stessa intesa blindi i ristorni fino al 2034.
«Per quello scopo (cioè per l’indennità aggiuntiva per alcune categorie che lavorano nella fascia di confine, ndr) abbiamo individuato un fondo alimentato dalle imposte pagate dai lavoratori frontalieri assunti dopo il luglio 2023, che ricadono nel nuovo regime fiscale» spiegano i due esponenti del Partito Democratico. «Per questo motivo abbiamo presentato, chiedendo anche al centrodestra di sottoscriverli, un emendamento e un ordine del giorno alla Legge di bilancio per impegnare il Governo a garantire, per l’intera durata del periodo transitorio, un contributo statale a favore dei Comuni italiani tale da assicurare un livello di finanziamento pari ad almeno 89 milioni di euro annui, corrispondente all’importo garantito nell’anno 2019».
