Ticino

Giudicature di pace, una riforma tra rivoluzioni e conferme

Il Consiglio di Stato ha licenziato il messaggio, che prevede importanti novità per il settore – I comprensori, così come il numero di giudici, sarebbero ridotti in maniera significativa – Addio ai giudici supplenti e al sistema delle sportule – Mantenuta l’elezione popolare
© CdT / Chiara Zocchetti
Paolo Gianinazzi
27.02.2026 06:00

Da 38 Giudicature a 11 comprensori. Da 72 a 25 giudici, con l’eliminazione della figura del giudice supplente. La conferma dell’elezione popolare, ma anche il superamento (leggasi l’abrogazione) del sistema delle sportule. Sono questi gli elementi centrali della riforma della Giustizia di pace, un’istituzione antichissima nel nostro cantone, avanzata e pubblicata ieri dal Consiglio di Stato.

Alla riforma, ricordiamo, il Governo ha lavorato a lungo nel corso degli ultimi anni. E, cambiamenti in questo settore, erano stati sollecitati da più parti: dalla Magistratura, ma anche dal Gran Consiglio, tramite la risoluzione generale approvata nell’ottobre del 2024. E ora, appunto, finalmente è arrivata la proposta dell’Esecutivo, contenuta in un dettagliato messaggio di 47 pagine. Proposta che, come vedremo, contiene diverse novità di rilevo per il settore.

La nuova suddivisione

A partire da un’importante riorganizzazione territoriale. Oggi, infatti, il Ticino conta 38 Giudicature. Un sistema, scrive il Governo, «riconducibile all’antica suddivisione territoriale del Cantone» che oggi risulta però «profondamente mutata». Un cambiamento risulta dunque necessario, fa notare l’Esecutivo, poiché attualmente vi sono Giudicature molto sollecitate (alcune con 30 mila abitanti e oltre mille incarti all’anno) e altre molto meno (con meno di mille abitanti). E si impone, dunque, «un maggiore equilibrio lavorativo».

Reputando «che il modello di giudice di pace a tempo parziale debba basarsi su un tetto massimo del 40% di attività», pari a due giorni a settimana, anche per preservare la natura laica della funzione, il Governo propone dunque di «ridurre il novero dei comprensori a 11». Nel dettaglio, propone di suddividere così le 11 Giudicature: 2 nel distretto di Mendrisio; 5 in quello di Lugano; 2 a Locarno e Vallemaggia; una a Bellinzona e una nei distretti di Riviera, Blenio e Leventina.

Per quanto concerne la definizione della sede, il Consiglio di Stato intende lasciare «ai Comuni dei singoli comprensori la facoltà di concordare» tra loro quale di essi fungerà da sede della Giudicatura di pace. Precisando però che, se i Comuni non dovessero giungere a un accordo, «spetterà al Governo determinare il Comune sede».

Persone e soldi

Ora, detto della suddivisione territoriale, l’Esecutivo «per mantenere una ripartizione equilibrata (...) prevede la presenza di complessivi 25 giudici di pace, un dato che permette complessivamente di perseguire un carico di lavoro adeguato, con una media pari a 295 incarti per giudice».

Sul fronte delle competenze dei giudici, il Governo propone però di mantenere l’attuale assetto, sancito nella Legge sull’organizzazione giudiziaria. Su questo fronte, dunque, niente cambiamenti.

Un cambiamento rilevante, invece, è previsto per i giudici supplenti (oggi ne sono presenti 38, al fianco di 38 giudici titolari). Il Governo, rilevando come «tale ruolo sia spesso limitato a un numero esiguo di incarti, quando non completamente escluso dall’attività per scelta del giudice titolare, pur continuando in tali casi a percepire l’indennità fissa», propone dunque di rinunciare a questa figura. Ciò, considerato anche il fatto che, in caso di astensione, ricusa o altri impedimenti, il giudice titolare potrà comunque essere sostituito da un altro giudice di pace titolare.

Al capitolo «retribuzione», l’Esecutivo chiede poi un altro cambiamento importante, sollecitato da più parti: il superamento dell’attuale sistema delle sportule (ossia l’incasso diretto delle tasse di giustizia) che oggi è parte integrante della retribuzione dei giudici. Sistema che verrà abolito in favore di un unico salario fisso, quantificato in 53 mila franchi all’anno (al 40%).

Sul fronte del sistema di elezione, poi, il Governo propone di mantenere l’attuale assetto, che prevede lo scrutinio popolare, e che «nel corso del tempo non ha mai generato particolari criticità». Ma, siccome da più parti è stata chiara una maggiore professionalizzazione dei giudici (che non per forza hanno una formazione giuridica) sarà previsto un rafforzamento e potenziamento della loro formazione, che sarà resa obbligatoria.

Dal 2029

Da un punto di vista generale, poi, il Governo stima un impatto finanziario della riforma positivo per le casse cantonali, con un potenziale risparmio di circa 880 mila franchi.

Infine, alla luce del previsto inizio del nuovo periodo decennale d’elezione dei giudici, l’Esecutivo propone l’entrata in vigore della riforma al 1. giugno 2029, auspicando perciò un’evasione della proposta «in tempi adeguati», per «lasciare tempo sufficiente ai Comuni e all’amministrazione cantonale al fine di organizzarsi per l’implementazione della nuova struttura, preparare le elezioni, come pure la messa a disposizione dei locali idonei, dignitosi alla funzione giudiziaria».

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