Lugano

Gli abitanti di Molino Nuovo: «Ora abbiamo davvero paura»

L’accoltellamento avvenuto sabato mattina in via Pelloni, che ha visto come vittima un giovane iracheno oggi in fin di vita, preoccupa e non poco la popolazione del quartiere – «Abitiamo qui da molti anni e va sempre peggio, una volta non era affatto così»
L’uscio del palazzo di via Pelloni dove si è verificato l’accoltellamento. © CdT/ Chiara Zocchetti
Andrea Bertagni
Andrea Bertagni
18.08.2026 06:00

Paura e preoccupazione. Sono questi i due stati d’animo prevalenti a Molino Nuovo dopo il grave fatto di sangue accaduto nel quartiere nelle prime ore di sabato scorso. Quando un 24enne iracheno residente nella regione è stato accoltellato poco prima delle 4 di mattina sull’uscio di un palazzo in via Pelloni e oggi, a distanza di alcuni giorni, versa ancora in gravissime condizioni, tanto da rischiare di morire. «Io sono della Repubblica Domenicana, abito a Molino Nuovo da diversi anni e un fatto del genere può capitare nel mio Paese di origine, non qui in Svizzera», sottolinea Michelina, che è appena uscita da un supermercato del quartiere e non sapeva del fatto di sangue. «Certo che sono preoccupata – riprende – perché una cosa del genere può capitare a tutti. Non sono più tranquilla».

Nella «centralissima» via Beltramina, che si trova pochi passi da via Pelloni, sembra un lunedì qualsiasi. Giovani, adulti, famiglie e anziani camminano tranquilli con sullo sfondo un’auto della polizia parcheggiata con le quattro frecce, probabilmente chiamata per un intervento. Mario esce da un palazzo che si affaccia sulla via e ha le idee molto chiare. «Abito qui da 37 anni – racconta – e negli ultimi anni molte cose sono cambiate in peggio. Ci sono persone che non rispettano le leggi e altre che vedono ma non dicono nulla per paura o per timore di esporsi. Di sicuro io di notte non esco più di casa. E mi faccia dire un’altra cosa – aggiunge – le leggi sono troppo leggere».

Anche Adelina, una signora di una certa età, non esce più la sera e pensa che in generale si faccia troppo poco per la prevenzione. «Paghiamo le tasse, chi sta sopra di noi ha il dovere di usarle nel modo giusto – sostiene -. Non sono razzista, ma c’è troppo buonismo nei confronti di certe persone che arrivano dall’estero e se ne approfittano: i «nostri» sono più educati e certe cose non le fanno».

«Non si sa mai chi si trova»

Tentato assassinio. È questa l’accusa mossa dalla Magistratura, e in particolare dal procuratore pubblico titolare dell’inchiesta, Zaccaria Akbas, nei confronti del presunto accoltellatore, un ventenne italiano residente nel Luganese arrestato poche ore dopo il fatto di sangue.

Un episodio che ancora turba e scuote chi a Molino Nuovo ci abita. Come Alessandra, una giovane ragazza che ha appena finito di fare la spesa. «La verità? È già da un po’ di tempo che non mi sento tranquilla – chiarisce – La sera non torno più a casa da sola, ma prendo il taxi. Questo perché non si sa mai chi si trova, magari può anche capitare di trovarsi nel momento e nel luogo sbagliati. Ogni settimana sento qualcosa. Non era così in passato. Io qui ci sono cresciuta, ho fatto tutte le scuole e da ragazzina mi sentivo più sicura quando tornavo a casa la sera».

Patrizia e sua mamma Maria hanno appena attraversato via Beltramina e stanno rincasando. Sabato mattina non c’erano, ma hanno letto la notizia sui giornali e oggi dicono di avere paura ad abitare a Molino Nuovo, un quartiere dove vivono da 40 anni. Conoscono il palazzo davanti al quale è accaduto il fatto di sangue e riferiscono esserci un via vai continuo di inquilini. Sono scosse e turbate e non lo nascondono. Poi cercano di trovare una spiegazione per quello che è successo. Un po’ come tutti.

Dragoslava abita a Molino Nuovo da 35 anni e si è sempre sentita sicura. «Non è un quartiere violento – precisa -. Certo, ogni tanto sento qualche litigio, soprattutto la sera, e spesso causato da persone ubriache. Non sono preoccupata per me, ma per i miei figli e per i miei nipotini. Una mia nipote in particolare va a scuola da sola. Ecco, oggi qualche timore in più ce l’ho, non lo posso nascondere. Dalla polizia però mi sento protetta. È veramente tremendo quello che è successo».

Via Pelloni, dove è successo il grave fatto di sangue, è dietro l’angolo. A pochi metri. Non è una strada di forte passaggio, anzi. È una via tranquilla e perpendicolare a via Beltramina. Un’assistente di polizia sta controllando se le auto posteggiate hanno pagato la sosta. Pochissimi i passanti.

Una signora anziana che si aiuta con un bastone per camminare fa una pausa prima di riprendere il passo. «Abito qui da parecchi anni - confida - e oggi ho più paura rispetto a prima a scendere in strada». Come lei la pensa un’altra anziana con le buste della spesa in mano. «Una volta era un quartiere tranquillo. Oggi invece non è più così e ho anche io timore di andare in giro».

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