Collina d'Oro

Grandi trattative ai margini della chiesa di Sant’Abbondio

Il terreno confinante con il complesso monumentale tutelato è stato oggetto di una variante di Piano regolatore per ridurre la volumetria di una futura costruzione – La raccomandazione cantonale vieta però ogni ulteriore edificazione nelle vicinanze di beni protetti, ma la modifica infine è stata approvata
© CdT/Gabriele Putzu
Valentina Coda
15.01.2026 06:00

È un comparto che potremmo definire blindato. Basti pensare che è situato all’interno di un perimetro di interesse archeologico in cui si trovano dei beni culturali protetti: due tutelati a livello cantonale e uno a livello locale. Inoltre, nell’Inventario degli insediamenti svizzeri da proteggere, il complesso di cui fa parte uno di questi beni è catalogato come caso particolare d’importanza nazionale. È quindi evidente che i parametri pianificatori per eventualmente intervenire all’interno di questa area siano più che stringenti. Siamo a Gentilino e, forse l’avrete capito, stiamo parlando del comparto caratterizzato dal complesso monumentale formato dalla chiesa di Sant’Abbondio e dal cimitero, dove si trovano anche l’ossario e la casa Sant’Abbondio. Ebbene, proprio nelle immediate vicinanze si trova un terreno privato (composto da alcuni fabbricati, anche rurali), recentemente oggetto di una variante di Piano regolatore (di poco conto) in quanto confinante proprio con il comparto tutelato. Interessante, oltre al pragmatismo nell’affrontare le tutele, la prima intenzione del Cantone di non approvare la variante, ma di modificarla d’ufficio e prefigurare una disciplina più restrittiva, limitata all’ammissibilità di sole opere di recupero conservativo dell’impianto edilizio esistente, a meno di casi eccezionali.

I dettagli

La variante in oggetto – in seguito approvata dal Consiglio di Stato – si prefiggeva, in estrema sintesi, la possibilità di ridurre la volumetria di una futura costruzione. La raccomandazione cantonale, però, parla chiaro: è caldeggiato il divieto di ogni ulteriore costruzione nelle immediate vicinanze della chiesa e del cimitero, anche se, per la precisione, il Piano particolareggiato in vigore lo permetteva. Il Municipio di Collina d’Oro ha quindi formulato in seguito le proprie osservazioni, ritenendo «ingiustificata la proposta (del Cantone, ndr) di privilegiare interventi di tipo conservativo (manutenzione e riattamento) ammettendo la ricostruzione soltanto in via subordinata. Lo stato di avanzato degrado, attestato dalla perizia che caratterizzerebbe l’edificio in questione così come la presunta assenza di particolari valori architettonici, non sarebbero idonei a giustificare l’impegno richiesto per un riattamento volto a destinarlo ad una nuova utilizzazione», leggiamo nella risoluzione governativa. Sostanzialmente, il Municipio proponeva di definire già in sede di pianificazione l’ingombro massimo degli ampliamenti orizzontali e verticali ammissibili, fissando a priori una volumetria massima entro la quale può essere progettata la costruzione che andrà a sostituire l’attuale fabbricato rurale. Dopo vari incontri chiarificatori tra le parti, è infine emersa una nuova formulazione normativa rispetto a quella avanzata dal Municipio. Formulazione che ha tenuto conto «della necessità di assicurare soluzioni ragionevoli e concretamente attuabili rispetto agli interventi ipotizzabili da parte della proprietà, garantendo nel contempo un adeguato equilibrio tra la salvaguardia del comparto e la funzionale utilizzabilità dell’immobile interessato».

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