Giustizia

«Ha sperato di farla franca, purtroppo per lei c'era una testimone...»

Otto mesi sospesi per un uomo del Luganese accusato di essersi avvicinato nonostante il divieto alla ex moglie e di averla minacciata - Lo scorso anno era stato condannato per averla picchiata e costretta a subire un rapporto sessuale - L'imputato è stato scarcerato
© CdT/Gabriele Putzu
Nico Nonella
07.11.2025 17:27

«Non ci sono dubbi: quel pomeriggio l’imputato ha riconosciuto la moglie, l’ha seguita e le ha indirizzato quei gesti sapendo perfettamente chi si trovava davanti». No, il presidente della Corte delle Assise correzionali, Marco Villa, di dubbi non ne ha avuti: il risentimento che l’imputato covava nei confronti della moglie c’era ancora ed è sfociato in quei gesti. «Ha sperato di farla franca, purtroppo per lei c’era una testimone credibile che ha assistito a tutto». È con queste motivazioni che il giudice ha condannato a otto mesi di carcere sospesi per cinque anni il 53.enne del Luganese comparso oggi alla sbarra con le accuse di minaccia e violazione delle norme di condotta per non aver rispettato il divieto di avvicinarsi e contattare l’ex moglie e per averla minacciata. L’uomo è stato scarcerato («qualche mese in più non risolverebbe il problema») ma dovrà seguire un trattamento ambulatoriale ed evitare di avvicinarsi e contattare la donna.

I fatti

I fatti sono avvenuti nel pomeriggio del 5 luglio scorso a Lugano, pochi mesi dopo la sua scarcerazione avvenuta ad aprile. Già, perché lo scorso ottobre, l’uomo era stato condannato a 31 mesi parzialmente sospesi per coazione e lesioni semplici proprio nei confronti della donna. In un’occasione, così aveva accertato la Corte delle Assise criminali, l’aveva picchiata e successivamente costretta a subire un rapporto sessuale (la sentenza è stata impugnata dall’accusa). Ma torniamo a quanto avevnuto a Lugano: mentre circolava sul Lungolago, l’uomo ha incrociato l’ex moglie, pure alla guida di un’autovettura, ha fatto inversione di marcia sfruttando la rotonda del LAC e l’ha seguita finché la donna non si è fermata all’altezza di un’entrata privata in città; a quel punto avrebbe abbassato il finestrino lato passeggero, richiamato la sua attenzione e mimato con la mano una pistola e il gesto di tagliare la gola. Il 53.enne è stato arrestato il giorno seguente e, dopo 81 giorni di carcere preventivo, dal 24 settembre scorso si trova in regime di carcerazione di sicurezza.

Un processo indiziario

Interrogato dal giudice, il 53.enne, assistito in aula dall’avvocato Simone Creazzo in sostituzione del collega David Simoni, ha contestato i fatti e gli addebiti penali, affermando di non aver riconosciuto la donna e di aver fatto un gesto di arrabbiatura per una precedenza non data. L’uomo ha pertanto chiesto il proscioglimento così come un risarcimento di 25 mila franchi. «Non bisogna farsi ingannare dalle apparenze: l’imputato si presenta bene ma ha commesso reati gravi nei confronti dell’ex moglie, e questo poco dopo essere stato scarcerato», ha detto la procuratrice pubblica Chiara Buzzi nella sua requisitoria. «Certo, l’incontro con l’ex moglie è probabilmente stato una mera casualità, ma il suo istinto ha preso il sopravvento. Alla curiosità prende il posto la rabbia». Inoltre, ha proseguito, «c’è una testimone che si trovava in un vicino negozio e che ha confermato quanto successo. La donna ha accettato di deporre nonostante non fosse stato possibile garantirle l’anonimato». Essendo indiziario, il processo si è basato sulla credibilità delle parti. «Le dichiarazioni dell’ex moglie sono state lineari e coerenti per tutta la durata del procedimento», ha argomentato Buzzi. A questo si aggiunge il fatto che «la videosorveglianza dimostra un pedinamento per ben dieci minuti». Di contro, «l’imputato ha fornito versioni contraddittorie e fantasiose e ha addirittura ingaggiato un investigatore privato per tentare di minare la credibilità della testimone». La procuratrice ha chiesto una pena di almeno otto mesi di carcere interamente da espiare oltre alla conferma delle norme di condotta. La patrocinatrice della donna, l’avvocata Benedetta Noli, ha parlato di un episodio che ricorda i tanti, troppi casi che hanno come vittime delle donne. «Episodi che spesso vengono taciuti, ma che a priori vanno considerati come gravi campanelli di allarme. Qui la vittima ha trovato il coraggio di reagire, ma ha continuato a vivere il suo quotidiano in uno stato di insicurezza». A fronte della richiesta di risarcimento di quattromila franchi per torto morale, la Corte ne ha riconosciuti 1.500.

«Non si è accorto»

Come detto, la difesa si è battuta per l’assoluzione: «Oggi bisogna fermarsi a guardare con occhi nuovi e senza preconcetti questa vicenda; Il terreno emotivo rischia di prendere il sopravvento su quello probatorio», ha argomentato Creazzo nella sua arringa. Quel 5 luglio 2025, l’imputato «non aveva percepito di aver incrociato la donna e di aver commesso un illecito. La vittima ha trasformato un incontro casuale in un atteggiamento minaccioso. Il mio cliente ha sempre rispettato le norme di condotta e tenuto un comportamento pacato». Di qui la richiesta di proscioglimento in virtù del principio in dubio pro reo. «Voglio dire basta», ha detto l’imputato. «Di lei non mi interessa più nulla. Nessun rancore: è finita. Sono contento che possa ricominciare a vivere, ma anch’io vorrei essere lasciato in pace».

In questo articolo:
Correlati
Alla sbarra per essersi avvicinato alla moglie che picchiò e abusò
Rinviato a giudizio alle Correzionali un uomo del Luganese condannato lo scorso anno a 31 mesi parzialmente sospesi per coazione sessuale e lesioni – Gli era stato imposto di stare lontano da lei, ma secondo l’accusa la norma di condotta non è stata rispettata e la donna sarebbe stata anche minacciata – L’imputato è in carcerazione di sicurezza da settembre