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Criptovalute

«Hanno messo alla prova Tether, e ha superato il test»

Paolo Ardoino, CTO di Tether, era in città per parlare del PlanB e della nuova «Scuola estiva di bitcoin» - Si è espresso sulla crisi delle monete digitali e ha risposto a chi mette in dubbio la capacità dell’azienda di coprire gli impegni finanziari: «Abbiamo rimborsato 7 miliardi in 48 ore»
John Robbiani
19.05.2022 20:00

In questi giorni in Italia la stampa lo descrive come «l’uomo che ha salvato le criptovalute». Dopo settimane turbolente - che hanno visto il crollo di due monete virtuali come Luna e TerraUSD - la «sua» Tether (di cui è chief technology officer) ha retto. Stiamo parlando di Paolo Ardoino, che ieri era a Lugano per presentare la «Plan B Summer School». Un’iniziativa che, lo dice il nome stesso, s’inserisce_nel progetto «Lugano Plan B» tanto voluto dal sindaco Michele Foletti.

La Summer School - che si terrà dal 3 al 16 luglio alla Franklin University in collaborazione con l’USI - è il primo passo concreto del PlanB e intende offrire una possibilità di formazione su bitcoin, criptovalute e blockchain a una cinquantina di studenti.  Vista la presenza di Ardoino abbiamo colto l’occasione per sottoporgli alcune domande sulla situazione generale delle cripto e sulle richieste di una maggior regolamentazione del settore provenienti da entrambe le sponde dell’Atlantico.

Le mosse di USA ed Europa

Tether, appunto, è tornata alla ribalta in questi giorni per aver stabilizzato in qualche modo il settore delle cripto. Perché se anche Tether (probabilmente la più grande stable coin sul mercato) avesse subito una flessione maggiore è probabile che tutte le altre valute digitali sarebbero crollate, creando il caos sui mercati.

Ma la volatilità delle cripto ha anche riacceso le discussioni sulla necessità di regolamentare il mercato e chiedere più trasparenza sulle reali capacità di copertura delle aziende. Di questo parere sono sia l’amministrazione Biden sia l’Unione Europea, che stanno per varare norme più severe per operare. Una questione che riguarda anche Tether, che sostiene di avere in deposito garanzie per 83 miliardi di dollari. In un recente articolo pubblicato dal Financial Times, che chiedeva lumi sulle capacità di copertura di Tether, proprio Ardoino aveva risposto dicendo di non poter fornire dettagli, perché «sarebbe come svelare la ricetta della nostra salsa segreta». «L’articolo - ci spiega Ardoino - contiene uno piccolo estratto di una conversazione in cui ci veniva chiesto di fornire una lista di tutte le nostre controparti con cui collaboriamo. È chiaro che non sono dati che diamo a voce, anche perché si tratta di informazioni che vengono fornite su base trimestrale alla Procura generale di New York. Non è dunque un segreto di Stato._Chi di dovere ha accesso a queste informazioni».

Procura di New York che, nel mese di febbraio dell’anno scorso, aveva condannato Tether al pagamento di una multa di 18,5 milioni perché la società non era riuscita a provare di avere (come invece prometteva) garanzie in dollari pari al valore delle criptovalute emesse. Procura di New York che aveva poi permesso a Tether di operare nello Stato solo a condizione, appunto, di presentare regolarmente documenti comprovanti la stabilità finanziaria.

«I soldi non sono a Lugano»

Ardoino ha poi voluto smentire alcune informazioni pubblicate in Italia negli scorsi giorni._«Ho letto degli articoli in cui si dice che i soldi (gli 83 miliardi dollari, ndr) sono depositati in una banca di Lugano, ma non è vero. Abbiamo sempre detto che noi lavoriamo con le due principali banche bahamensi».

«Per evitare il far west»

Ma c’è, chiediamo, necessità di maggiore regolamentazione nel mondo delle criptovalute?_«In generale - spiega Ardoino - direi di sì, soprattutto per quanto riguarda la protezione degli utenti. È uno degli aspetti che a mio avviso manca ancora un po’ nelle criptovalute. Chiaro che è una tecnologia pazzesca, che permette di ottenere risultati che un tempo ci si poteva solo sognare. Ma è anche chiaro che, senza controlli, può diventare un far west. Per questo è importante il ruolo delle stable coin, che hanno la capacità di ripagare i creditori» in soldi veri. E Ardoino prende proprio l’esempio di Tether. «Nelle ultime 48 ore abbiamo probabilmente processato più pagamenti di qualunque istituzione bancaria nella storia. Abbiamo rimborsato 7 miliardi di dollari e sfido chiunque ad andare da una banca, qualsiasi banca, e chiedere se hanno 7 miliardi di dollari a disposizione per i pagamenti. Noi eravamo pronti a ripagare tutto».

Le garanzie

Ardoino ha poi fornito qualche dettaglio in più sulle coperture di Tether. «Nel primo quadrimestre del 2022 la quantità di commercial paper (uno strumento finanziario a breve termine costituito da un cambiale non garantita emesso da un’impresa privata, ndr) è diminuita del 18%. Dal 31 marzo abbiamo già ridotto di un ulteriore 20% e siamo certi di riuscire a breve termine a ridurli all’osso. Già oggi la stragrande maggioranza delle coperture sono rappresentate da buoni del Tesoro (statunitensi, ndr) a breve termine. Questo ci permette di resistere ai bank run (il panico bancario, ndr) e lo abbiamo dimostrato. Siamo soddisfatti di essere stati messi alla prova questa settimana, perché questo ha dimostrato che Tether in questi anni ha lavorato bene». Tre giorni fa il canale statunitense CNCB ha realizzato un servizio in cui si sostiene che i resoconti sulle garanzie forniti da Tether siano stilati da una società delle Cayman che, secondo il profilo LinkedIn, avrebbe solo 3 dipendenti.