«I data center ticinesi? Servono più paletti»

Anche in Ticino – ne avevamo riferito qui in un reportage – i data center, seppur in maniera discreta, stanno pian piano spuntando come funghi. Complici una società sempre più digitalizzata, l’arrivo dell’intelligenza artificiale e la necessità per molti di stoccare i propri dati in modo sicuro e sovrano, questi centri digitali sono destinati a crescere, in numero e in grandezza. Con, di riflesso, un’importante bisogno d’energia. Nel già citato reportage, giusto per capire di che cosa stiamo parlando, si riportava di un bunker a Manno con una novantina di server per una potenza di un megawattora, sufficiente a coprire i consumi energetici di un intero quartiere di Lugano di un Comune come Ascona.
Data center, insomma, fa rima con energia. Ed è sulla scorta di questo fatto che i Verdi del Ticino mirano ora tramite un’iniziativa parlamentare a fare un po’ d’ordine nel settore. O meglio, a mettere più «paletti» affinché il proliferare di questi centri vada a cozzare con la transizione energetica.
Le proposte
«I centri di elaborazione dati rappresentano le colonne portanti della digitalizzazione, ma sono al contempo tra le nuove infrastrutture più energivore e impattanti del nostro secolo», viene non a caso premesso nell’atto parlamentare, il cui primo firmatario è il capogruppo ecologista, Matteo Buzzi. «Se non regolamentati – si legge poi nell’iniziativa –, rischiano di compromettere gli obiettivi climatici del Piano energetico e climatico cantonale (PECC) e gli sforzi di decarbonizzazione del Cantone entro il 2050». Anche perché, viene aggiunto, le attuali norme «sono piuttosto generiche e poco specifiche» per questo particolare settore. Motivo per cui, appunto, secondo i Verdi occorre agire, in particolare su quattro fronti: l’impatto carbonico, l’efficienza energetica, il consumo di acqua e i criteri pianificatori.
In generale, i Verdi chiedono un intervento sulla Legge cantonale sull’energia, per inserirvi «un nuovo articolo specifico volto a disciplinare l’insediamento, i consumi e il recupero energetico» dei data center in modo da soddisfare diversi requisiti. Ad esempio, dal punto di vista dell’impatto carbonico nell’iniziativa viene chiesto che i gestori e i proprietari di nuovi data center con una potenza elettrica nominale all’allacciamento superiore a 250 kW (o di strutture esistenti che subiscono un ampliamento o un rinnovo sostanziale della potenza installata) debbano «garantire e dimostrare che il 100% dell’energia elettrica consumata provenga da fonti rinnovabili». Una quota che, viene precisato, «può essere adempiuta tramite produzione propria in loco (incluso lo stoccaggio), partecipazione a comunità elettriche o contratti di fornitura certificati da Garanzie di Origine».
Sul fronte dell’efficienza energetica, invece, viene fatto notare che i data center «producono un'immensa quantità di calore di scarto che oggi viene prevalentemente» sprecato. E gli ecologisti, senza entrare nei dettagli tecnici, chiedono di inserire nella legge un requisito affinché i centri recuperino la maggior parte del calore di scarto termico», che deve essere poi «prioritariamente usato in proprio, immesso in reti di teleriscaldamento locali o ceduto a consumatori energetici terzi confinanti».
Anche riguardo al consumo d’acqua viene chiesto un requisito di legge affinché «il sistema non riduca la disponibilità di risorse idriche locali».
I Verdi chiedono infine una valutazione dal punto di vista edificatorio. Oggi, viene rilevato, il Piano direttore cantonale stabilisce che le attività ad alto consumo energetico debbano essere insediate nei comparti industriali e produttivi di interesse cantonale o regionale già consolidati, ma non vi sono particolari direttive per i data center. E in tal senso, vista la novità di questi centri, gli ecologisti chiedono di «valutare se le ubicazioni industriali definite nel piano direttore siano adeguate a queste strutture o debbano essere specificate separatamente».

