Il reportage

In Ticino i data-center sono molto discreti

Ce ne sono ormai diversi (anche in posti insoliti) ma non fanno scalpore – Viaggio nell'IA «indigena» che punta sulla riservatezza
All'interno del data-center di Bancadati a Manno ©Gabriele Putzu
Davide Illarietti
19.09.2026 09:07

«Data che?». Data center, signora. Sarebbe un posto dove dei grandi computer superpotenti custodiscono dati e fanno calcoli, consumando un sacco di energia elettrica.

«Nel nostro palazzo - dice la signora Schmid - non sapevo facessero cose del genere».

La sede di una delle poche società che si occupano di questo business silenzioso, in Ticino, si trova al terzo piano di un caseggiato a Pregassona. La vicina di casa, una pensionata che vive da sempre nel palazzo, cade dal pero.

«Di queste cose non capisco niente. In quell’appartamento abitava la suocera dell’attuale inquilino. Ora lei non c’è più. Non ho mai saputo di computer o cose del genere, penso che come vicini ce ne saremmo accorti».

In realtà, il palazzo sarebbe andato in black-out. Ma per fortuna non c’è niente di anomalo: i computer ci sono - chiarisce la società, raggiunta al telefono - ma hanno una potenza di «soli» 40 kilowattora (comunque cento volte superiore al consumo medio di un’economia domestica in Svizzera) e non si trovano nell’appartamento bensì nel sotterraneo di un autosilo poco lontano, appositamente adattato allo scopo.

«Siamo una piccola realtà che si rivolge al mercato locale, ma facciamo le cose in ordine e con grande attenzione alla sostenibilità» spiega uno dei responsabili. «Certo, non ci dispiacerebbe crescere di dimensioni».

La corsa all’oro

Il piccolo Ticino si trova ai margini degli sviluppi che stanno avvenendo in un mondo sempre più digitale, dove i centri dati (i data center appunto) vengono costruiti a gran velocità e su grande scala, un po’ ovunque, spinti dalla corsa all’intelligenza artificiale. Negli Stati Uniti queste «fabbriche» di internet sempre più numerose - ed energivore - suscitano già proteste di ambientalisti e comunità locali. Più vicino a noi, in Lombardia e sull’Altopiano, sono aperti i cantieri per diversi impianti (una trentina solo a Milano) e sono iniziate le prime discussioni anche dal punto di vista legislativo.

La Svizzera italiana è risparmiata dal fenomeno, ma qualcosa si muove. Il viaggio tra le principali strutture che sono sorte negli ultimi anni sul territorio - concentrate nel Luganese e nel Mendrisiotto - dura poco. Ma è interessante per capire i cambiamenti in atto e cosa ci aspetta in un futuro non lontano. Il più grande supercomputer della Svizzera in realtà - una moltitudine di computer in effetti, distribuiti su una superficie di 2mila metri quadri - ha sede proprio a Lugano ed esiste dagli anni Novanta. Il Centro Svizzero di Calcolo Scientifico (CSCS) del Politecnico di Zurigo si è dotato negli anni di sempre nuovi macchinari - l’ultimo, il supercalcolatore Alps, è stato installato l’anno scorso - e si è trasferito nel 2015 nella sede di Cornaredo, di fronte allo stadio. Attorno ad esso sono sorte nel tempo diverse iniziative private, più o meno piccole.

«Arrivano tante richieste»

Valerio Tartaglia appoggia il dito indice su un sensore rosso, che rileva l’impronta digitale e sblocca la porta blindata del caveau al pianterreno di uno stabile del gruppo Tarchini a Manno. Nel grande bunker (15mila metri quadrati) si susseguono file e file di armadi neri, senza traccia di presenza umana. Una novantina di server elaborano dati con una potenza di 1 megawattora, sufficiente a coprire i consumi energentici di un intero quartiere di Lugan, o di un comune grande come Ascona.

Il tutto in perfetto silenzio, a parte un leggero fruscio. E in perfetta autonomia. «Siamo in grado di controllare tutti i parametri a distanza e i nostri clienti possono accedere in qualsiasi momento alla struttura, tramite impronta digitale, per qualsiasi evenienza» spiega Tartaglia. «Abbiamo due generatori esterni e due impianti di raffreddamento, uno sul tetto e uno che sfrutta le temperature dell’acqua della falda idrica sotterranea».

Il centro di Manno (Bancadati.ch) è stato ceduto dieci anni fa al gruppo Tarchini dalle FFS, che in precedenza ospitavano qui la vecchia sede del Centro Svizzero di Calcolo Scientifico. Da allora le richieste della clientela - aziende esterne che prendono in affitto porzioni del bunker per collocarvi i propri computer - sono aumentate in modo costante: è in progetto un ampliamento sotterraneo, che aumenterebbe ulteriormente la potenza di calcolo della struttura. E i suoi consumi.

Tartaglia non si sbilancia sull’ammontare delle bollette. «Non so se posso dirlo». Un rapido calcolo autonomo si avvicina facilmente al milione di franchi l’anno.

L’arrivo dell’IA

Da pochi anni anche in Ticino impianti come quello di Manno stanno «ricevendo richieste crescenti da parte di aziende ed enti che lavorano con sistemi d’intelligenza artificiale» spiega Tartaglia. «L’interesse è forte. A spingerli è soprattutto l’esigenza di un luogo sicuro, su suolo svizzero, che fornisca garanzie di privacy. Ma il costo in termini di energia è molto superiore rispetto ai servizi tradizionali, e questo per molti è un disincentivo». I consumi elettrici si moltiplicano di quattro-cinque volte.

Vicino a Manno sulla piana del Vedeggio sorge il terminale dell’elettrodotto di Swissgrid che rifornisce il Luganese: le AIL hanno garantito a Tartaglia di poter aumentare la fornitura elettrica fino a 10 megawattora («vista la prossimità») ma in altre zone l’approvvigionamento è più problematico. «Anche noi riceviamo richieste da parte di clienti che vorrebbero depositare in Ticino i propri dati» conferma Nicola Moresi, proprietario di un data-center di medie dimensioni a Maroggia.

Secondo Moresi la sensibilità al tema della «sovranità digitale», ossia alle garanzie di sicurezza e privacy fornite da una infrastruttura «indigena», sta prendendo piede sempre più con il diffondersi dell’uso delle IA. «Ora siamo solo agli inizi» dice. Il problema, nel suo caso, è che fare arrivare a Maroggia l’energia necessaria a soddisfare «un aumento significativo della domanda effettiva» sarebbe estremamente costoso. «Richiederebbe un investimento milionario». Per fortuna o per sfortuna per ora l’esigenza non c’è ancora.

Le nuove «banche»

E se un giorno le banche dati prendessero addirittura il posto delle banche tradizionali, nella piazza luganese? La sostituzione per ora è fantascienza, un po’ come quella paventata tra uomo e macchina. Ma in Contrada di Sassello, a due passi dal cuore della città finanziaria, c’è qualcuno che nell’attrattività di Lugano come «cassaforte digitale» ci crede davvero.

Emanuele Carpanzano accoglie i clienti in quella che potrebbe sembrare la filiale di una banca o uno studio fiduciario, in effetti: vetrate luminose, poltrone eleganti, gli uffici della startup (Prem AI) sorgono nella ex sede storica della Kuoni, a due passi da piazza Riforma. Docente di automazione industriale alla SUPSI, Carpanzano ritiene che il Ticino sia «il luogo ideale» per sviluppare il potenziale di quella che nell’ambiente si chiama «intelligenza artificiale sovrana» (sovereign AI).

«Sempre più soggetti, siano istituzioni pubbliche o aziende, si stanno rendendo conto dell’importanza di avere un controllo reale sui propri dati» spiega Carpanzano. «Le principali piattaforme di intelligenza artificiale presenti sul mercato non offrono garanzie di confidenzialità né una catena di elaborazione tracciabile e sicura. Di fatto, utilizzarle equivale a regalare informazioni alle società che le gestiscono, tutte basate all’estero, e questo può essere un problema non solo per le organizzazioni ma anche per i privati cittadini».

La Svizzera ha una lunga tradizione di discrezione, e il vantaggio di essere un paese stabile e sicuro, sottolinea Carpanzano. Quello aperto l’anno scorso in Contrada di Sassello è un vero e proprio acceleratore di intelligenze artificiali sovrane, ma il cuore tecnico del progetto è in un «caveau» digitale a Chiasso, dove sono custoditi otto server di ultima generazione progettati per lavorare appositamente con le IA.

«Avevamo bisogno di una potenza energetica molto elevata -spiega -. I nostri processori possono sopportare fino a 10mila utenti che lavorano contemporaneamente, in modo totalmente riservato e tracciabile, su modelli d’intelligenza artificiale sovrani a cui soltanto loro hanno accesso».

Proprio come nei vecchi caveau. A custodirli è un altro data center (Soleblanca SA) che si trova all’interno di uno stabile per uffici, davanti alla stazione di Chiasso: il segnale - forse - di un’apertura oltre il confine. I clienti non arrivano solo dal Ticino ma «soprattutto dall’Italia e dall’estero in generale» si limita a dire Carpanzano, con riservatezza da fiduciario. «Siamo solo agli inizi. Con l’aumentare della consapevolezza degli utenti, la richiesta aumenterà inevitabilmente e questi servizi presto non saranno più di nicchia».

Se basteranno a colmare il vuoto lasciato dalla piazza finanziaria, ora è difficile dire. A quel punto, pagare le bollette non sarebbe certo più un problema.